Carlo Panella

Putin è un alleato troppo debole per Xi Jinping

Putin è un alleato troppo debole per Xi Jinping

È evidente che Pechino chiede a Mosca di assorbire una quota delle esportazioni cinesi bloccata dai dazi Usa. Ma la capienza del fragile mercato russo è quella che è.

06 Giugno 2019 12.02

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Abbiano in pieno le risorse, l’abilità e la fiducia per affrontare i vari rischi e sfide nella guerra commerciale», il presidente cinese Xi Jinping ha voluto enfatizzare il senso nettamente anti americano – meglio, anti trumpiano – del vertice di mercoledì 5 giugno a Mosca con Vladimiri Putin.

È la prima volta che il nono incontro tra i presidenti di Cina e Russia assume un valore non di una alleanza organica e generica, ma di un forte impegno comune per combattere fianco a fianco la guerra commerciale del “grande blocco orientale” contro il colosso Usa. Da anni alleate sul piano politico – votano praticamente sempre assieme nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu – Cina e Russia col vertice del 5 giugno si impegnano a costruire un blocco compatto dentro la guerra dei dazi che Donald Trump ha lanciato nel luglio 2018 contro Pechino. Ma, se si passa dalle intenzioni ai dati di fatto, l’unanimità di volontà – e di avversario – tra i due Paesi viene messa a dura prova.

ECONOMIA RUSSA TROPPO DEBLE PER SUPPORTARE LA CINA

Il punto debole di questa mossa è infatti racchiuso in un elemento concreto difficilmente eludibile: la estrema fragilità interna del mercato, della domanda e della stessa economia russa. È evidente che Xi Jinping ha intenzione di chiedere a Putin, che pare essere pienamente d’accordo, di assorbire una quota delle esportazioni cinesi bloccata dai dazi Usa. Ma la capienza del mercato russo è quella che è. Basta paragonare l’interscambio tra Russia a Cina (107 miliardi) con quello tra Cina e Usa (605 miliardi) con un deficit di importazioni americane rispetto alle esportazioni di ben 375 miliardi nel 2018.

Le capacità di ulteriore assorbimento di merci cinesi da parte di Mosca – con tutta la buona volontà politica – può solo lenire i danni

Ora, i dazi di Trump colpiscono tra i 40 e i 50 miliardi di esportazioni cinesi negli Usa, là dove le importazioni di merci cinesi in Russia si aggirano solo sui 45 miliardi. Dunque, le capacità di ulteriore assorbimento di merci cinesi da parte di Mosca – con tutta la buona volontà politica – può solo lenire i danni, non certo sostituire una massa di merci cinesi colpite dai dazi americani la cui somma è oggi pari all’intera importazione in Russia di merci cinesi. Né, la Russia può fare da sponda, se non più di tanto, a Pechino nella guerra a Huawei scatentata parallelamente a quella dei dazi da Trump. Il rilievo strategico dell’apparato militare russo – l’unico settore che abbia sviluppato tecnologie adeguate – è tale che Putin non può certo permettersi di sottoporsi al controllo tecnologico cinese, in cambio peraltro di nulla,

UN RAPPORTO COMMERCIALE ANCORA TUTTO DA COSTRUIRE

Resta naturalmente, il dato politico soprattutto sul medio-lungo termine. È evidente infatti che Pechino e Mosca sono obbligate a una integrazione accelerata delle loro economie. Ma si parte da molto, molto poco. Pesa tra l’altro, il fatto banale di un confine tra le due nazioni che vede Mosca separata da Pechino da una immensa area continentale (la Siberia) di scarso sviluppo infrastrutturale. Cento sono i progetti infrastrutturali, che coinvolgono persino le due Coree, e tutti gli “Stan” ex sovietici per unire i due immensi mercati. Ma si è solo all’inizio di un percorso che chiederà decenni. E intanto Trump bombarda dazi e incatena Huawei.

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