Diritti dimenticati dei lavoratori e comunità Lgbtq+ ancora vessata: l’eredità del Mondiale di Qatar 2022

Matteo Innocenti
19/12/2023

È passato un anno dalla fine della Coppa del Mondo più controversa di sempre. Il presidente Fifa Infantino disse che l'evento avrebbe contribuito a trasformare Doha. Ma sul fronte della "quasi schiavitù" poco è cambiato. E l'omosessualità è ancora reato. Unici ritorni positivi: il boom del turismo e lo slancio alla penisola araba, che i sauditi sfrutteranno nel 2034.

Diritti dimenticati dei lavoratori e comunità Lgbtq+ ancora vessata: l’eredità del Mondiale di Qatar 2022

Il 18 dicembre 2022, con il rigore di Gonzalo Montiel che ha regalava all’Argentina la terza Coppa del Mondo della sua storia, si chiudeva Qatar 2022, senza dubbio l’edizione più controversa del principale torneo Fifa. Disputato d’inverno, in un Paese che certo non brilla per il rispetto dei diritti umani. Il Mondiale, si legge sul sito del governo dell’emirato, «ha rappresentato un importante incentivo per sostenere il raggiungimento della Qatar National Vision 2030, che si basa su quattro pilastri: sviluppo ambientale, sviluppo umano, sviluppo economico e sviluppo sociale». Tante promesse, poche realizzate, se non quelle legate al denaro. Ecco l’eredità del Mondiale in Qatar, un anno dopo.

Le cinque cose che ha lasciato in eredità Qatar 2022, la Coppa del Mondo più discussa nella storia del calcio.
Lavoratori edili stranieri a Doha (Getty Images).

Una volta terminato il torneo, i progressi ottenuti dai lavoratori hanno subito una battuta d’arresto

La questione più spinosa legata a Qatar 2022 è stata la condizione dei lavoratori migranti provenienti dalle regioni più povere dell’Asia. Già nel 2021 il Guardian scrisse che ne erano morti 6.500 dall’assegnazione della Coppa del Mondo nel 2010, non necessariamente in incidenti legati alla costruzione delle infrastrutture per il torneo. Le autorità locali hanno ammesso successivamente la morte di almeno 400 lavoratori nei cantieri di Qatar 2022. In verità, nessuno conosce veramente quale sia stato il costo umano della Coppa del Mondo, in un Paese che ha dovuto costruire gran parte delle sue infrastrutture da zero, tra l’altro con un caldo torrido.

Le cinque cose che ha lasciato in eredità Qatar 2022, la Coppa del Mondo più discussa nella storia del calcio.
Lo stadio Al-Bayt, progettato con la forma di una tenda beduina (Getty Images).

Di sicuro, nel 2017 il Qatar aveva firmato un accordo con l’Organizzazione internazionale del lavoro, che prevedeva significative modifiche: riforma del sistema della kafala (molto simile alla schiavitù), istituzione di un salario minimo, applicazione di norme sulla sicurezza e sulla salute. Una volta terminato il torneo, denuncia Amnesty International, i già deboli progressi ottenuti dai lavoratori (come la possibilità di andare all’estero e di cambiare impiego) hanno subito una battuta d’arresto. Molti lavoratori immigrati da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka hanno pagato con la vita, come detto: e a distanza di un anno, le loro famiglie non avrebbero ancora ricevuto alcun risarcimento, scrive la Cnn.

Sul fronte dei diritti Lgbtq+ non è cambiato nulla: l’omosessualità resta un reato

Per quanto riguarda pilastri come sviluppo umano e sociale, diversi personaggi di spicco del calcio, tra cui il presidente Fifa Gianni Infantino, hanno più volte affermato che la Coppa del Mondo avrebbe contribuito a cambiare le cose in Qatar. Ma secondo Human Rights Watch la vita delle persone Lgbtq+ non è affatto migliorata: le autorità, denuncia la Ong, «continuano ad arrestare, detenere e abusare arbitrariamente dei membri della comunità». Rasha Younes, ricercatrice senior presso Human Rights Watch, parlando con il Mirror ha detto: «Abbiamo documentato diversi casi di percosse gravi e ripetute e molestie sessuali durante la custodia della polizia». D’altra parte l’omosessualità in Qatar è un reato e le relazioni extraconiugali, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, sono passibili di sette anni di reclusione: non è bastato certo un torneo di un mese per cambiare le cose.

Nel 2023 il Qatar ha accolto tre milioni di visitatori: è un record per l’emirato

I 200 miliardi di euro spesi per le infrastrutture di Qatar 2022 hanno contribuito a dare un forte impulso al settore turistico, a cui ha contribuito anche la posizione geografica dell’emirato: l’80 per cento della popolazione mondiale si trova infatti nel raggio di sei ore di volo da Doha, che nel 2023 è stata Capitale araba del turismo. Per il Mondiale sono stati costruiti oltre 150 nuovi alberghi, dove il governo qatarino spera di accogliere sei milioni di visitatori all’anno entro il 2030. Questo l’obiettivo, messo nero su bianco. Nel 2023, come annunciato da Saad bin Ali Al Kharji, presidente di Qatar Tourism, il Paese ha accolto tre milioni di visitatori. Nell’anomalo 2022 erano stati 2,5 milioni. In tutto il 2021, invece, appena 610 mila.

Le cinque cose che ha lasciato in eredità Qatar 2022, la Coppa del Mondo più discussa nella storia del calcio.
Repliche della Coppa del Mondo in vendita in un souq di Doha (Getty Images).

Sempre più persone praticano sport, comprese le donne (nei limiti del possibile)

La Coppa del Mondo, certamente, ha acceso nella popolazione locale un forte amore per lo sport e il calcio in particolare. E questo nonostante il Qatar sia la prima nazionale ospitante a perdere la partita inaugurale nella storia del Mondiale e a essere matematicamente eliminata dalla competizione dopo due match. Come scrivono i media qatarini, sempre più bambini iniziano a praticare sport e anche le ragazze – nei limiti del possibile – vengono incoraggiate in tal senso. C’è da sottolineare però un aspetto: a fare sport sono soprattutto i qatarini, che non rappresentano la maggioranza della popolazione dell’emirato, ma appena il 15 per cento di essa.

Il Qatar ha aperto la strada all’Arabia Saudita, che ospiterà l’edizione 2034

Fondamentalmente, il Mondiale del 2022 ha messo la penisola araba sulla mappa calcistica globale. «Le infrastrutture ora esistenti, compresi gli stadi, i trasporti e gli alloggi, combinate con il successo della Coppa del Mondo più sicura e accessibile di tutti i tempi, hanno affermato il Qatar come Paese capace di ospitare di importanti eventi sportivi», ha dichiarato – esagerando un po’ – al Washington Post Greta Holtz, ex diplomatica Usa a Doha. E proprio questa parte del mondo, storicamente trascurata dagli eventi sportivi globali, tornerà nel 2034 a ospitare un’altra Coppa del Mondo di calcio: in quel caso toccherà all’Arabia Saudita, accusata di fare sportwashing (ma più che una pulizia d’immagine, come al solito c’entra solo il potere politico).