L’ospedale pagato dal Qatar nella morente sanità sarda

Investimento miliardario sul Mater Olbia, nuova struttura privata. Per frenare il "turismo della salute" di chi vola nel Nord Italia per curarsi. Ma i medici sono contrari: «Intanto nel pubblico le strutture chiudono».

11 Agosto 2019 12.00
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Ora ci sono anche i soldi pubblici, quelli del contributo della Regione Sardegna. Così per il progetto sanitario di eccellenza che unisce il Qatar al Vaticano si chiude il cerchio. A metà giugno 2019 l’accreditamento con il Sistema sanitario nazionale (Ssn) per poter agire in convenzione, a luglio è arrivato l’ok del Consiglio regionale alla variazione di bilancio da 146 milioni di euro. Un passaggio tecnico indispensabile per l’ospedale ribattezzato Mater Olbia – a poca distanza dall’aeroporto – che ha dato una seconda vita all’incompiuta San Raffaele della Fondazione Monte Tabor di don Verzé.

FONDO CHE INVESTE DA PARIGI A MILANO

Era finito poi nell’omonimo crac collettivo nel 2012, con le banche in attesa fino al 2014. Solo cinque anni fa, con 33,8 milioni di euro (la metà del credito di Sardegna Leasing, Banca Intesa e altre) la struttura è stata acquistata dal Qatar Foundation Endowment, la Fondazione del Qia, Qatar Ivestment Authority, il fondo sovrano del Paese della penisola araba. Che investe da Parigi a Milano e anche nella stessa Sardegna: suoi, infatti, gli alberghi della Costa Smeralda nonché la compagnia aerea (l’ex Meridiana). Tutto nel giro di pochi chilometri.

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UN MILIARDO DI EURO STANZIATI SU 10 ANNI

La fondazione del Qatar ha previsto un investimento da un miliardo di euro su 10 anni con il supporto del partner scientifico del Policlinico Gemelli di Roma e l’attivazione di network internazionali. Un progetto realizzato sulla base di una convenzione costruita e siglata dalla precedente giunta regionale di centrosinistra guidata dal dem Francesco Pigliaru con la benedizione dell’allora premier Matteo Renzi.

CONTINUITÀ DATA DALLA GIUNTA SOLINAS

Ora la maggioranza di centrodestra, con il presidente della Regione sardista-leghista Christian Solinas, dà continuità a un progetto già avviato. I fondi regionali – in tutto 146 milioni per due anni e mezzo – saranno destinati alle prestazioni di assistenza ospedaliera e specialistica ambulatoriale aperte al pubblico e quindi “da saldare”. Questo lo schema: 25 milioni per coprire i mesi restanti del 2019, il resto per quelli successivi (2020 e 2021), con la clausola della cifra massima da non superare pari a 60,6 milioni per ogni anno.

Christian Solinas con Matteo Salvini.

FOCUS SUL DIABETE, PATOLOGIA CHE UNISCE QATAR E SARDEGNA

In cambio ci sarà l’accesso anche alle visite di radioterapia oltre a 15 specialità tra cui diagnostica per immagini, neurochirurgia, otorinolaringoiatria, neurologia, ginecologia e gastroenterologia. A regime sono previsti 250 posti per i ricoveri – di cui 50 privati -, si parte ora con meno di un quarto, 65, e circa 100 operatori (più di 500 i posti di lavoro previsti). La mission della struttura, con riferimento al piano della Regione, è «imporsi come leader nella cura delle persone combinando le più recenti tecnologie mediche con la ricerca d’avanguardia e il lavoro di squadra, attraverso un nuovo approccio all’assistenza sanitaria orientata all’innovazione nella prevenzione e nel trattamento delle malattie». Con riferimento anche alle patologie con una più alta incidenza che uniscono Qatar e Sardegna, quelle endocrinologhe e il diabete.

PROGETTO CHE PORTA ASSISTENZA DI QUALITÀ E RICERCA

Il dottor Giovanni Raimondi, amministratore delegato del Mater Olbi, ha detto che «questo è il punto di partenza di un progetto che porta assistenza di qualità e ricerca scientifica a diretto beneficio del territorio della Sardegna». Soddisfatto l’assessore regionale alla Sanità, il leghista Mario Nieddu arrivato giusto in tempo: «Portiamo a compimento un percorso iniziato da altri da cui ci aspettiamo il rispetto delle condizioni del protocollo d’intesa stipulato con Qatar Foundation. In particolare rispetto all’abbattimento della mobilità passiva». Eppure, appena un mese prima, aveva definito il Mater Olbia «Un cantiere».

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L’esterno dell’ospedale Mater Olbia.

Avanti tutta, quindi, contro quello che viene definito cinicamente “turismo sanitario“: i viaggi della speranza dalla Sardegna verso ospedali e cure considerate di eccellenza, soprattutto nel Nord Italia. Anche se l’Isola è solo al secondo posto per la mobilità passiva secondo l’indagine 2019 di Demoskopica. In Aula la proposta di modifica sui fondi pubblici è passata con 39 voti: oltre alla maggioranza di centrodestra hanno votato sì i consiglieri del Partito democratico, no invece del Movimento 5 stelle e dei Progressisti.

DAI MEDICI CRITICHE AL MODELLO PRIVATO

Non solo contrapposizioni di colore politico, le critiche sul modello privato con sovvenzioni pubbliche turba anche gli addetti ai lavori. La tesi più condivisa è che quelle risorse vengano distolte dalle casse degli ospedali sardi, presidii rientrati in una contestata riforma della precedente giunta. Molti si trovano in territori isolati e spopolati a rischio chiusura per i bassi numeri.

Si è arrivati al punto di rendere impossibile garantire i Livelli essenziali di assistenza nell’isola


Medicina democratica Sardegna

Tra tutti ha alzato la voce Medicina democratica Sardegna che ha definito «assurda» la decisione di destinare quei fondi al Mater Olbia. «Come si può decidere un grosso finanziamento per la sanità privata», ha sottolineato il presidente Francesco Carta, «e non trovare fondi per la sanità pubblica? Siamo ormai in una situazione drammatica, dove per le politiche sanitarie improntate alla riduzione della spesa sanitaria e ospedaliera si è arrivati al punto di rendere impossibile garantire i Livelli essenziali di assistenza, in tutto il territorio regionale, con la chiusura di servizi fondamentali anche nella emergenza urgenza».

L’interno della struttura.

Una questione di dignità anche per i medici e gli operatori sanitari: «Questa scelta accentua lo stato di la precarietà della sanità pubblica e mortifica gli operatori sanitari, che con grande professionalità e spirito di abnegazione operano nelle strutture pubbliche, nonostante tante difficoltà».

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