Quanto è Amato Fini

Alessandro Da Rold
01/02/2011

L'intesa tra l'ex premier socialista e il leader di Fli.

Nel 2008, alla fine della campagna elettorale per le politiche che portarono per la terza volta Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, Giuliano Amato annunciò di volersi ritirare dalla politica attiva. L’ex presidente del Consiglio, ex ministro dell’Interno, ex numero due del partito Socialista di Bettino Craxi, raccontò ad Aldo Cazzulo sul Corriere della Sera che «in Italia abbiamo leader cinquantenni che sono considerati giovani ed è quindi utile che quelli come me facciano spazio a chi è nato non dirò ieri, ma almeno l’altro ieri».
CANDIDATO AL QUIRINALE NEL 2013. A quasi tre anni di distanza, il 73enne dottor Sottile, come lo soprannominò Eugenio Scalfari su Repubblica, sembra essere particolarmente attivo sul panorama politico attuale, tanto che i bene informati lo indicano come il più probahile successore di Giorgio Napolitano al Quirinale nel 2013. Non solo per l’incarico di prestigio ricevuto per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia, (è presidente del comitato dei garanti), ma perchè, secondo chi bazzica le stanze dei bottoni, starebbe seguendo Gianfranco Fini sin da prima dell’estate, consigliando il presidente della Camera nella dura battaglia con Silvio Berlusconi all’interno e fuori dal Popolo della Libertà.

L’uomo delle emergenze

Non a caso, durante un agosto 2010 rovente, nel pieno della crisi economica e dello scontro politico istituzionale, con lo spettro di un governo tecnico all’orizzonte, su qualche quotidiano comparve anche il suo nome come possibile traghettatore del paese nel corso di questa fase storico/politica. Diversi i rimandi al 1992, quando «l’Italia sul precipizio» (copyright proprio di Amato), fu salvata da una finanziaria ‘monstre’ da 93 mila miliardi di lire per sfuggire al rischio defualt.
E Amato è, insieme con Pellegrino Capaldo, uno dei firmatari della proposta di imposta patrimoniale contro cui si è scagliato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. C’è da dire che nel corso del 2010, Amato, che Craxi definì ‘professionista a contratto’, ha sempre tenuto un basso profilo, dispensando però importanti consigli dalle colonne del Sole24Ore, del Riformista e dal Corriere della Sera.
QUELLA VISITA A NAPOLITANO. Il 25 gennaio 2011 Amato e il ministro degli Esteri Franco Frattini sono saliti al Quirinale in visita al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ufficialmente per parlare dei festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia, ma secondo i ben informati i tre avrebbero discusso anche della situazione politica attuale. Tanto che il giorno dopo, su diversi quotidiani sono comparsi editoriali molto chiari, tra cui uno sul Foglio intitolato ‘Fini un problema per Napolitano’. A questo si aggiunga che proprio giovedì 27 gennaio 2011 lo stesso Frattini ha presentato al Senato il documento del governo di Santa Lucia sulla casa di Montecarlo. Che Amato abbia difeso il presidente della Camera al Quirinale?

L’assist a Fini

Del resto Amato e il presidente della Camera, durante questi ultimi 12 mesi, hanno spesso preso parte a iniziative per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Si sono incontrari più volte, condividendo le impressioni sul federalismo fiscale made in Padania, che la Lega Nord teme finisca nel dimenticatoio dopo il voto nella cosiddetta bicameralina il prossimo 3 febbraio.
E il rapporto tra i due si è consolidato soprattutto durante l’estate del 2010 nel pieno della polemica sulla casa di Montecarlo. Entrambi in vacanza ad Ansedonia, tra un’immersione e un articolo sul Sole24Ore, hanno affrontato insieme le bombe a orologeria del Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi sulla casa di Montecarlo.
FEDERALISMO NELL’UNITÀ. E il 14 settembre, quasi a suggellare questa intesa, il professore scrisse un articolo sul quotidiano della Confindustria a proposito del federalismo che iniziava proprio così: «Oggi può sembrare partigiano a favore di Gianfranco Fini, ma sostenere, come lui ha fatto, che il federalismo va bene, purchè lo si cali in una solida cornice di unità nazionale non è un’opzione politica. È anzi una verità che risponde in primo luogo a ragioni di funzionalità ed efficienza, delle quali chiunque ha modo di sperimentare già oggi l’importanza in tanti ambiti della vita quotidiana».

L’amico americano

E in questo sodalizio politico tra un ex socialista scampato alla morsa di Tangentopoli e un ex missino non potevano mancare i commenti dei cospirazionisti dell’ultima ora. Secondo un vecchio dirigente del Psi ormai in pensione, «Amato si è sempre prestato a una certa intesa con gli americani», quasi ad azzardare che il dottor Sottile possa aspirare alla poltrona di presidente della Repubblica, lasciando a Fini la presidenza del Consiglio.
DA TANGENTOPOLI AL RUBYGATE. E in questa chiave si inseriscono, secondo alcuni, le voci dal profondo del Popolo della Libertà, mai confermate, che lo stesso Fini si sia mosso di comune accordo con i protiettili che hanno colpito il presidente del Consiglio, da Wikileaks fino al Rubygate. Supposizioni, impressioni, simili a quelli che emersero nel 1992, dopo Tangentopoli. Gli Stati Uniti da una parte, la magistratura dall’altra e due esponenti di rilievo come Amato, all’epoca ministro del Tesoro, e Mario Draghi, direttore generale della banca d’Italia, a gestire una fetta importante della finanza italiani. I tempi sono cambiati, ma i protagonisti sono gli stessi.