Quanto è bello fare il deputato (indeciso)

Andrea Del Carlo
14/12/2010

Una volta il mestiere più ambito era il calciatore. Ma oggi essere onorevole è più glamour.

Quanto è bello fare il deputato (indeciso)

Nei sogni degli adolescenti l’auspicio «da grande farò il calciatore» è stato soppiantato da un’altra ambizione: «da grande farò il deputato indeciso».
Tanto per cominciare l’onorevole (indeciso) è un mestiere più redditizio nel medio e lungo periodo: tra stipendio, prebende, incarichi extra, consulenze fittizie, viaggi e cene pagate, ci si intasca un gran bel gruzzolo. Terminato il mandato (non imperativo, eh!), una pensione da nababbo e un gettone d’oro assicurato nel Consiglio di amministrazione di una municipalizzata se va male, altrimenti un altro giro sulla giostra. Ad minchiam. Chi paga? Nosotros.
In secondo luogo fare il deputato (indeciso) è molto, ma molto più glamour e rock che fare il pallonaro. Interviste come se piovesse, uno ti tira di qua, l’altro di là: «e lei cosa ne pensa e lei cosa farà?», il telefono bollente, talk show, microfoni sotto il muso, il riportino? Un look sbarazzino e la schiera di esegeti che ti insegue. Al centro dell’universo. Una legislatura da leone. Una vita da Pop Star. E il portaborse. Tenere al guinzaglio un portaborse è una libidine.
La riconoscenza. Essere un onorevole (indeciso ma col senso dello Stato) permette di sistemare amici e parenti e questo atto d’amore produce gratitudine eterna. Ci sono intere cittadine, vere e proprie enclave, devote al parlamentare. Avere la propria effige sullo stipite di casa di un concittadino è più che una libidine. È il primo passo verso la trascendenza.
E la vita pane, acqua e proposte di legge? Il ruolo! Il ruolo e la funzione pubblica? Fantasie di una mente ottenebrata dalla vecchia politica. Il deputato (indeciso) è un viveur e un uomo di mondo; più che un uomo da ufficio, un uomo da salotto. D’altronde è l’umanità cosmopolita che lo richiede, è la globalizzazione. E l’inglese? What?
E il divertimento? Senza prezzo. Altro che la partita della domenica, le tensioni, l’obiettivo da raggiungere e i tre punti. Lo spettro della retrocessione. L’onorevole (indeciso) fa e dice quello che gli pare, quello che valeva ieri non vale oggi. Nessuno gli chiederà il conto. «La coerenza non è una virtù politica», così dicono loro. Qualche virtù prima o poi, magari, bisognerà pur eh, magara.
Poi diciamocelo. A fare il deputato (indeciso) si tromba come dei ricci.