Quarantadue giorni per un colpevole

Daniele Lorenzetti
07/10/2010

Dalla mobilitazione su Facebook alla confessione choc dello zio.

Quarantadue giorni per un colpevole

 

Il colpo di scena è arrivato in contemporanea con la diretta televisiva di Chi l’ha visto. Una confessione agghiacciante quella resa da Michele Misseri, lo zio materno di Sarah Scazzi, la ragazza scomparsa ad Avetrana il 26 agosto: «L’ho strangolata in un garage vicino a casa, l’ho violentata e poi l’ho portata in campagna: ho bruciato i vestiti e sotterrato il corpo».
Così sono finiti i 42 giorni di attesa, divisi tra angoscia e speranze, tra generose mobilitazioni su Facebook e la paura crescente di un finale tragico. Quell’epilogo che l’intreccio crudele tra il caso e la morbosa tivù-verità ha voluto fosse comunicato via tubo catodico, a una madre terrea e sconvolta, seduta a casa del reo confesso.
Della giovane non si avevano più notizie dalle 14.30 del 26 agosto scorso, quando la quindicenne di Avetrana, in provincia di Taranto, scomparve mentre si recava a prendere la cugina Sabrina per andare al mare. A quell’ora l’ultima telefonata, proprio con Sabrina. Dalle 14.42,
il cellulare di Sara è rimasto definitivamente spento.
Quattro giorni dopo la sua scomparsa cominciò la mobilitazione di un gruppo su facebook. Il 31 agosto, gli investigatori avvaloravano l’ipotesi di un rapimento, mentre amici e conoscenti si spendevano con volantini e manifesti. Il 6 settembre, si riaprì l’ipotesi della scomparsa volontaria per alcune frasi di Sarah tratte dal web e dal diario: la mamma della ragazza inviò un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che rispose assicurando massimo impegno nelle ricerche.
Il 24 settembre la famiglia di Sarah chiese la consulenza dell’ex numero uno dei Ris Luciano Garofalo. Tre giorni dopo Michele Misseri, lo zio della ragazza riferiva di aver trovato il cellulare della ragazza in un campo. Questo il gelido commento del procuratore di Taranto: «Non credo alle coincidenze quando sono troppe».
L’epilogo è giunto il 6 ottobre, il giorno dell’interrogatorio fiume per Michele Misseri, la moglie Cosima Spagnolo e la figlia maggiore, Valentina. Alla fine, l’uomo è crollato: ha confessato il delitto ed è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Verso l’1.30 di notte, il corpo di Sarah è stato identificato alla luce delle fotoelettriche: nudo e in posizione fetale, coperto di pietre, era stato gettato in una cisterna interrata per la raccolta delle acque piovane.