Quattro patti in padella

Alessandro Da Rold
11/12/2010

Quando la politica decide gli accordi a un tavolo di ristorante.

E meno male che il 21 ottobre 2010 il Popolo delle Libertà aveva vietato le cene “politiche”. Cinque giorni prima Ignazio La Russa e Fabrizio Cicchitto se l’erano date, verbalmente, di santa ragione all’Hotel De Russie e il partito aveva deciso la stretta. Dopo un mese e mezzo, invece, invece tutto un fiorire di banchetti, pranzi, aperitivi. Certo ci sono le festività natalizie, ci sono i regali da consegnare, forse c’è anche da concludere la campagna acquisti in vista del voto di sfiducia di martedì 14 ottobre a Montecitorio. Però l’aria è cambiata.
E questo vale sia per il Pdl sia per Futuro e Libertà. Sabato 4 dicembre, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha organizzato un ricevimento con più di 600 imprenditori e politici per finanziare il partito. Non solo. Durante il ponte dell’immacolata tra Milano e Roma sono stati avvistati, oltre al ministro della Difesa, un habitué delle tavolate, anche il presidente del Senato, Renato Schifani, il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, il suo vice Alessandro Sallusti, per non parlare di Daniela Santanchè o del capogruppo di Futuro e Libertà, Italo Bocchino. Ma poi, bisogna dirlo ci sono anche le cene che non funzionano, quegli inviti rifiutati, o quelle indiscrezioni che fanno saltare banchetti succulenti.

Gasparri-Quagliarello, rinnovato il “Patto della Caponata”

Tra i corridoi di palazzo Madama si vocifera che durante nel ponte dell’Immacolata, Gaetano Quagliariello e Maurizio Gasparri siano tornati in grande stile a cenare a “La Trattoria”, ristorante nel pieno centro di Roma. Il motivo? Rinsaldare l’ormai storico “patto della caponata” tra il capogruppo e il suo vice del Pdl al Senato.
Questi gemelli diversi, uno ex Msi, l’altro ex radicale, sono in questi giorni motivo di vanto per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gli unici capaci di garantire la maggioranza della coalizione di centrodestra almeno al Senato, dove Fini & co non sembrano riscuotere grande successo.
La stessa cosa non è successa alla strana coppia Cicchitto-Bocchino, andata in frantumi a metà legislatura: tra i due non si parla di cene ma neppure di un caffè insieme.

Daniela Santanchè e il “Patto del risottino al salto”

Sull’asse Milano-Roma, si narra che da un mese a questa parte, il sottosegretario all’attuazione del programma, Daniela Santanchè, abbia organizzato almeno una quarantina tra incontri, riunioni, cene e pranzi di lavoro. In concomitanza con il coordinatore Denis Verdini, la manager che ama fare jogging ai giardini pubblici di Porta Venezia a Milano, detti anche giardini Indro Montanelli, sta cercando di recuperare più parlamentari possibili, ma allo stesso tempo pare che stia lavorando anche per tamponare l’emorragia del Pdl lombardo.
La cena di giovedì 8 dicembre al ristorante la Briciola, insieme con Ignazio La Russa, Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti, sarà probabilmente ribattezzata la cena del riso al salto, specialità di questo ristorante di via Solferino gestito da Gianni della Briciola. Perché di salti all’indietro, soprattutto tra le fila di Futuro e Libertà, ne servono molti alla Santanchè e La Russa per restare in sella al governo.
Da segnalare, in via Solferino, oltre a tre macchine della scorta, anche la presenza al tavolo di due bellissime ragazze, una mora e una bionda: due future veline sussurra qualcuno.
E a proposito di belle ragazze, mentre gli amici festeggiavano alla Briciola, Renato Schifani, presidente del Senato, è stato avvistato con una bellissima ragazza da Giacomo Bistrot, noto ristorante meneghino in via Sottocorno.

Il maxicenone romano di Fini

Il rettore e il professionista di grido, uno stuolo di imprenditori, e poi avvocati e notai. Sabato 3 dicembre, la cosiddetta “Roma bene” è andata in massa in soccorso del presidente della Camera, Gianfranco Fini, a caccia di finanziatori per il suo neo partito Futruro e Libertà.
Si sono ritrovati in 600 a Villa Miani, una delle residenze più rinomate della Capitale, per fare il punto della situazione a una settimana dal voto di fiducia. Il giorno dopo Libero ci ha scherzato su, con una vignetta di Benny in cui Fini porgeva il cappello ai commensali per chiedere l’elemosina.

Quando la cena salta o finisce male

Ci sono infine banchetti che non decollano. O che forse sarebbe meglio non annunciare perché poi inevitabilmente saltano. Come quello che nel giorno dell’Immacolata si sarebbe dovuto tenere tra Italo Bocchino e Nicola Latorre, deputato dalemiano del Partito Democratico. Annunciato con grande evidenza dal sito Dagospia, che l’aveva definito il patto del piccioncino, è stato smentito da Latorre il giorno dopo. C’è stato o non c’è stato?
In compenso Bocchino ha incontrato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fatto prima smentito poi confermato. Stessa cosa anche per Matteo Renzi, sindaco di Firenze, finito in un fuoco di critiche da parte del Partito Democratico per la sua colazione a villa San Martino, residenza milanese del premier, a discutere con Berlusconi dei problemi del capoluogo toscano.
A proposito, anche il leader dell’Udc, Pieferdinando Casini, fresco di compleanno, 55 anni, il 3 dicembre scorso, è stato invitato a cena dal Cavaliere in quel di Arcore. Il leader centrista, dato per protagonista nel dopo voto di fiducia, ha declinato l’invito. Ma c’è chi giura che ci saranno altre occasioni. Molto presto.