Quel branco che ha distrutto tre vite ha umiliato anche noi riminesi

Lia Celi
28/08/2017

Il rispetto però dev'essere presupposto imprescindibile, non moneta di scambio per una «bella vacanza». Oppure ci sarà sempre chi devasta la camera, terrorizza gli ospiti e poi scappa senza pagare il conto.

Quel branco che ha distrutto tre vite ha umiliato anche noi riminesi

Quando inviti una persona a una megafesta a casa tua, insieme a tanta altra gente, e per lei la festa diventa un incubo a causa del comportamento violento di altri invitati, ti senti sia responsabile che vittima. Responsabile perché hai aperto la tua porta anche a gente indegna e non sei riuscito a controllarla; vittima perché la loro violenza non solo ha colpito una tua ospite cui avevi promesso svago e relax, ma umilia anche te e insozza la tua casa. Ecco, molti riminesi, fra cui la sottoscritta, oggi si sentono così, come dei padroni di casa poco attenti, o forse solo troppo fiduciosi. E sperano con tutte le loro forze che i quattro criminali colpevoli dell’aggressione e degli stupri contro due giovani turisti polacchi e una trans peruviana vengano al più presto identificati e consegnati alla giustizia, anche se questo non cancellerà le sofferenze fisiche e psicologiche subite da tre innocenti, e nemmeno la nostra rabbia.

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Abbiamo rinunciato da un pezzo tanto al cliché della riviera bonacciona per famiglie, calda e a buon mercato come la piadina, quanto al mito postmoderno tondelliano della Rimini palla da discoteca scintillante di trasgressioni nazionalpopolari, e ci siamo impegnati per costruirci un’altra immagine, di meta turistica accogliente, abbordabile, aggiornata e poliedrica, da far raccontare sui social ai giovani influencer in cambio di una vacanza gratis. È la Rimini riassunta dal sindaco Andrea Gnassi nell’ultimo discorso di Ferragosto, diffuso in spiaggia dagli altoparlanti: «Una città creativa, solare, moderna e soprattutto libera, perché qui chi sei sei e non hai bisogno di fingerti un altro». Definizione di cui andare fieri e che tanti turisti possono confermare, finché quattro bruti approfittano della notte riminese per essere esattamente quello che sono, bruti, ai danni di tre persone inermi.

UNA QUESTIONE DI RISPETTO. «In cambio di tutto quel che dà, Rimini chiede una sola cosa, il rispetto», aveva ammonito il sindaco, che oggi invoca la massima pena prevista dalla legge per il branco che ha insanguinato questo ultimo scorcio d’estate. E qui sta il problema: se il rispetto, anziché presupposto imprescindibile, diventa moneta di scambio per una bella vacanza a Rimini, ci sarà sempre chi scapperà senza pagare il conto, dopo aver devastato la camera e terrorizzato gli altri ospiti. Come hanno fatto i quattro del bagno 130. E anche la scena del crimine è un’amara beffa per i riminesi: se succedeva solo due bagni più in là, erano tutti cavoli di Riccione, l’eterna rivale.