Quel ministro è un Tesoro

Vita Lo Russo
07/12/2010

Chi ha gestito meglio la finanza pubblica.

Anche se i volti sono meno familiari e i nomi più difficili da ricordare, i ministri delle Finanze dell’Europa sono diventati i veri deus ex machina delle politiche interne ed estere del Vecchio Continente. Aprono e chiudono le casseforti, strutturano i documenti di programmazione economica di una nazione e implicitamente stabiliscono i destini di tutte le manovre politiche.
Non solo. Messi assieme, hanno anche il potere di salvare Paesi sull’orlo di un fallimento, spesso assumendo decisioni tutt’altro che popolari. Hanno sottoscritto gli aiuti alla Grecia e all’Irlanda (110 miliardi per la prima e 85 per la seconda) in piena notte, senza troppa retorica (leggi la notizia).
Per questo da cinque anni il Financial Times prepara a dicembre la lista dei più bravi, costruendo una classifica basata su tre parametri: l’economia, la politica e la credibilità del Paese che essi governano.
Il potere economico è stato calcolato sui numeri. Un ministro delle Finanze, stando al giornale della City, ha un potere maggiore se riesce a far crescere il Prodotto interno lordo, a contenere il deficit, e a ridurre la disoccupazione. La sua influenza politica è stata invece valutata sulla base delle opinioni raccolte tra gli economisti delle più importanti società europee.
La credibilità invece è un parametro del tutto, o quasi, indipendente dall’operato del ministro, essendo calcolato sullo yelds, il maledetto punteggio che misura la distanza tra il tasso di interesse dei bond a scadenza decennale di un Paese rispetto al titolo obbligazionario tedesco. Il parametro stabilisce la volatilità del debito pubblico di uno Stato.

Il teutonico Schäuble superstar

È Wolfgang Schäuble il miglior ministro delle Finanze d’Europa. Un riconoscimento abbastanza prevedibile vista la solidità finanziaria dei titoli obbligazionari tedeschi. Schäuble, chiamato a ricoprire il ruolo di ministro all’apice della crisi finanziaria del 2009, ha accettato con entusiasmo l’ingrato incarico perseguendo il taglio della spesa pubblica e e sostenendo lle posizioni francesi sul patto di stabilità.
Paraplegico sin dagli anni ’90, Schäuble si sposta da un Ecofin all’altro in sedia a rotelle dopo essere caduto vittima di un attentato nel corso di una manifestazione elettorale a Oppenau nel Baden-Württemberg.

Tremonti penalizzato dallo spread

In seconda posizione il polacco Jacek Rostowski. La Polonia è sorprendentemente l’unico Paese dell’Unione europea a non essere inciampato nella recessione dopo Lehman Brothers. Grazie a una decennale politica di controllo della spesa pubblica e di incentivi alla produzione, il governo è riuscito a contenere il debito, e il ministro delle Finanze ne ha riscosso i meriti.
Per trovare Giulio Tremonti bisogna scendere alla posizione 14. Anche se l’italiano è stato ben referenziato dagli economisti per le scelte di politica economica, le sue performance sono state penalizzate dai dati sullo spread, Pil, deficit e disoccupazione.
Le ultime quattro posizioni prevedibilmente, sono andate a tre ministri dei Pigs: Fernando Teixeira dos Santos del Portogallo a posizione 16, Elena Salgado della Spagna in posizione 17 e Brian Lenhian l’irlandese in ultimissima posizione.

La riscossa del greco

George Papaconstantinou, protagonista della burrascosa primavera ateniese, a differenza dei colleghi di Irlanda, Portogallo e Spagna, è stato premiato dagli economisti. Ha ricevuto più referenze addirittura di Schäuble e dell’inglese George Osborne. Una fiducia che gli è stata accordata grazie anche alla sua non responsabilità della crisi. Il tracollo dei bond greci infatti è stato innescato dalla amministrazione precedente che ha nascosto al mercato i dati di deficit del Paese. D’altra parte sono stati visti positvamente anche i suoi sforzi per rilanciare l’economia di Atene, anche se la credibilità dei titoli obbligazionari resta la più bassa d’Europa.
A metà classifica, sopra Tremonti, compaiono Ivan Miklos della Slovacchia in posizione 9 e Miroslav Kalousek della repubblica Ceca alla posizione numero 12. I due Paesi avendo un’economia fortemente agganciata a quella tedesca, sono riusciti a tenere alto il valore dell’export.
Ha fatto peggio di Tremonti invece Claus Hjort Frederisken della Danimarca. Nonostante la credibilità dei titoli di Copenaghen, il ministro ha costruito politiche deboli e tutt’altro che condivise.

In vesti poco ufficiali

Questi statisti, così austeri, così inamovibili, spesso inpopolari decidono cosa fare dei soldi dello Stato. Quando tagliano, lo fanno senza guardarsi alle spalle. Li immaginiamo sempre in giacca e cravatta, seduti a oltranza ai tavoli dell’Ecofin, col volto teso. Questi ministri parlano e sorridono poco. Raramente tolgono le divise di amministratori. Eccetto che in queste foto.