E se la dimenticata questione cattolica riemergesse nel M5s?

Solo Raggi e papa Francesco hanno portato sostegno alla famiglia rom di Casal Bruciato. Opposizioni non pervenute. Non mi stupirei se la Balena bianca riaffiorasse dal Tevere tinta di giallo.

10 Maggio 2019 09.33
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A tutti è parso un siparietto a margine della decrescita felice dei cinque stelle: Virginia Raggi lascia la casa alla famiglia rom, il papa benedice, Luigi Di Maio scomunica il suo sindaco rubando a Matteo Salvini il cartello ‘Prima gli italiani’.

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Sembrerebbe appunto una delle goffe sequenze di una consiliatura romana mai decollata e la cui fine ormai viene invocata a mezza voce più dal M5s che dalle flebili opposizioni. In realtà stavolta il gesto della Raggi rivela qualcosa che a pelo d’acqua ogni tanto riaffiora nella caotica Terza repubblica: la questione cattolica. Il sindaco di Roma compie un gesto simbolico verso la famiglia rom (peraltro applicando banalmente la legge), il pontefice riceve il giorno dopo quella famiglia nello stridore della reazione di talebani sovranisti e populisti. Forzisti e piddini romani non pervenuti, assolti per non aver compreso il fatto. Il fatto è che il sindaco di Roma abita a un passo dal papa, non a caso è da sempre una delle figure più mediatiche al mondo, ha un valore simbolico che ne fa sempre e naturalmente il sindaco più politico d’Italia. Si potrà ridere della Raggi, stimarla o denigrarla, ma la sua mossa in pendant con il papa ha valore dirompente nel mortorio della politica al tempo dei sovranisti.

IL VERO AVVERSARIO DEI POPULISTI-SOVRANISTI È PAPA FRANCESCO

Ma davvero pensiamo che un pontificato sociale e rivoluzionario come quello di Francesco non produrrà niente di politico? Davvero pensiamo che la questione cattolica sarà risolta lasciando le pattuglie reazionarie a Verona con Lorenzo Fontana e la comunità di Sant’Egidio a benedire qualche cattolico adulto nei dintorni del Pd? Non sarà così. Ne fa prova la furia con cui i giornali sovranisti attaccano il pontefice, santificando il suo predecessore con toni ormai oltre la passione scismatica. Ai pochi intellettuali della banda populista è ben chiaro che l’unico avversario è lui, il papa amato da credenti e non credenti, l’icona mondiale di una civiltà del dialogo opposta alla rendita di posizione delle chiusure.

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Le opposizioni non sono attrezzate a liberare queste energie: il Pd recinta il suo orto ben lungi dalle aperture che pur caratterizzarono la stagione dell’Ulivo; Forza Italia avrebbe bisogno di più energia per recuperare una centralità nel contatto col mondo cattolico. E nel frattempo la Raggi recita in coppia col pontefice uno spot mondiale, mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ogni giorno di più si caratterizza come il volto presentabile del governo impresentabile, non certo un democristiano ma un civile servitore più che potabile al di qua e al di lá del Tevere. Occhio a quei due, insomma: a furia di respingere in soffitta la questione cattolica, si rischia che riemerga dove meno te l’aspetti. Del resto la balena è poderosa ma agile e versipelle, da bianca si fece azzurra e ci sarebbe poco da stupirsi se la vedessimo riaffiorare dal Tevere tinta di giallo.

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