Quota 100 ci può costare 63 miliardi di euro in 17 anni

Allerta della Ragioneria dello Stato. L'aumento di spesa pensionistica si concentra nel primo biennio con un rialzo di 8,8 miliardi di euro. E la percentuale sul Pil cresce dal 15,3 al 15,9%.

11 Settembre 2019 15.45
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L’introduzione della cosiddetta Quota 100 nel sistema previdenziale (almeno 62 anni di età e 38 di contributi) potrebbe costare circa 63 miliardi di euro in totale tra il 2019 e il 2036: è quanto si evince dallo studio della Ragioneria generale dello Stato sulla spesa previdenziale nel quale si sostiene che il complesso delle misure del decreto 4/2019 produce nel periodo 2019-2036, «ulteriori maggiori oneri pari in media a 0,2 punti di Pil l’anno». Lo scostamento rispetto al livello di spesa precedente è di 0,5 punti di Pil nel periodo 2019-21 (circa 8,8 miliardi l’anno).

NEL PRIMO BIENNIO AUMENTO DEI COSTI DI 8,8 MILIARDI DI EURO

La Ragioneria sottolinea che l’intervento sul sistema previdenziale nel decreto che introduce la cosiddetta Quota 100 va per la prima volta in controtendenza rispetto alle riforme del sistema introdotte dal 2004. «Lo scostamento rispetto al livello di spesa pensionistica in rapporto al Pil che sconta la legislazione immediatamente previgente – si legge – è particolarmente accentuato nei primi anni della proiezione. In particolare, nel biennio 2020- 2021, in corrispondenza con il maggior ricorso al pensionamento anticipato da parte dei soggetti che maturano il requisito congiunto per il collocamento a riposo con almeno 62 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva, la maggiore incidenza della spesa in rapporto al Pil ammonta a 0,5 punti percentuali».

MAGGIORE SPESA FINO AL 2036, POI CALA CON ASSEGNI PIÙ BASSI

Negli anni successivi, il profilo dei nuovi oneri pensionistici in rapporto al Pil mostra un andamento decrescente. Lo scostamento rispetto al livello risultante sulla base della legislazione immediatamente previgente si azzera nel 2036. A partire dal 2037 e fino alla fine dell’orizzonte di previsione, l’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al Pil nello scenario a legislazione vigente risulta in media più bassa di circa 0,05 punti rispetto al livello previsto sulla base della legislazione immediatamente precedente. La motivazione risiede principalmente nel minor importo medio delle pensioni in pagamento dovuto.

IL RAPPORTO SPESA PENSIONI – PIL PASSA DAL 15,3% AL 15,9

Dal rapporto della Ragioneria dello Stato emerge anche che dopo una discesa graduale della spesa pensionistica rispetto al Pil registrata grazie alla stretta sull’accesso alla pensione e in presenza di una crescita più favorevole nei prossimi anni, il rapporto tornerà a salire. «Nel triennio 2016-2018, in presenza di un andamento di crescita più favorevole e della prosecuzione graduale del processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento – si legge – il rapporto fra spesa pensionistica e Pil decresce fino a convergere al 15,3%. Nel triennio successivo – si spiega – il rapporto risente delle norme introdotte con la Legge 26/2019 (Quota 100 e stop agli incrementi dell’aspettativa di vita per l’anzianità, ndr) crescendo fino ad un massimo relativo del 15,9%»picco raggiunto nel 2013. La transitorietà della norma – spiega la Rgs – «implica una successiva decrescita che porta il rapporto al 15,6% nel 2029».

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