Non solo Apple: perché la Cina frenerà l'economia globale

Non solo Apple: perché la Cina frenerà l’economia globale

03 Gennaio 2019 16.41
Like me!

Apple ha bruciato in Borsa 446 miliardi di dollari in tre mesi, più di quanto valgono 446 delle 500 società a maggiore capitalizzazione quotate a Wall Street. E in questo modo si è fatta sorpassare da Google. Certo, in molti tra gli analisti sottolineano la dipendenza della Mela dal successo dell'Iphone – quest'anno compromesso -, ma altrettanto forte è quella dalla Cina. E i segnali dicono che non sarà solo Cupertino a rimanere invischiata nelle nevi dell'«inverno che sta arrivando». Così l'amministratore delegato di Baidu, l'anti-Google, il più grande motore di ricerca cinese, ha infatti definito la nuova fase economica che attende Pechino. L'avvertimento è riassunto in una lettera che il manager ha inviato ai dipendenti di Baidu e che è stata riportata dal South China Morning Post esattamente nel giorno in cui negli States Apple ha tagliato di 7 miliardi le stime dei propri ricavi. La locomotiva sta frenando la sua corsa, la grande fabbrica del mondo è destinata a rallentare il ritmo. L'inverno sta arrivando, appunto. Ma il problema è che si annuncia più freddo di quanto ci si poteva aspettare. Del resto, in una economia come quella cinese, in cui i cambiamenti strutturali vengono pianificati, c'è un grosso guaio: le previsioni possono essere sbagliate.

IL PARADOSSO DI UN CONFLITTO SULLA PELLE DELL'HI TECH

È almeno da ottobre che analisti e stampa avvertono della grande frenata. Ma il taglio delle stime di Apple è arrivato ad appena 60 giorni dalle ultime previsioni, prendendo in contropiede gli investitori. A loro, dopo la chiusura di Wall Street, Tim Cook ha voluto inviare una lettera in cui parla di un impatto «significativamente maggiore» alle attese della debolezza di alcune economie emergenti, soprattutto della Cina. E in cui cerca di gettare acqua sul fuoco, spiegando che «nonostante le difficoltà riteniamo che le nostre attività in Cina abbiano un futuro brillante». Parole che, invece che tranquilizzare i mercati, hanno trascinato le Borse statunitensi ed europee in rosso.

Visto che Usa e Cina hanno catene di valore integrate soprattutto sui prodotti hi tech, le ripercussioni colpiscono il settore a più alto contenuto innovativo

Del resto, la guerra dei dazi voluta da Donald Trump tra la prima e la seconda economia globale non poteva non avere effetti. E, visto che le due potenze hanno catene di valore integrate soprattutto sui prodotti hi tech, le ripercussioni colpiscono il settore a più alto contenuto innovativo, su cui peraltro si allungano le ombre nere di un nuovo conflitto tecnologico. Il tutto mentre le esportazioni dell'ex Impero Celeste che hanno sempre guidato la crescita dell'ultimo decennio si scoprono meno robuste di prima, anche a causa del rialzo del dollaro – in realtà, il partito comunista cinese sa da tempo che il modello non poteva durare, ma una cosa è conoscere la situazione, un'altra è governarla nella transizione a un sistema differente.

L'EX IMPERO CELESTE SI PREPARA ALLA FRENATA

Non è un caso, dunque, che il ceo di Baidu abbia utilizzato nella sua lettera ai dipendenti la stessa immagine dell'inverno che aveva usato il Wall Street Journal a ottobre nel primo report sul rallentamento della Repubblica Popolare. E tuttavia il manager l'ha arricchita di un proverbio cinese per invitare i lavoratori a fronteggiare la sfida: «Solo quando l'anno diventa freddo vediamo le qualità del pino e del cipresso». Peccato che gli effetti della stagione fredda si abbattano ben oltre i cipressi e i pini di Pechino, coinvolgendo i gioielli della tecnologia in tutta Europa, compresa la nostrana Stmicroeletronics. L'inverno sta arrivando, ma noi non sembriamo preparati ad accoglierlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *