Quote rosa, pochi strilli tanti fatti

Redazione
25/01/2011

da Berlino Pierluigi Mennitti «Gli uomini parlavano in salotto della grande politica e le donne se ne stavano in cucina...

Quote rosa, pochi strilli tanti fatti

da Berlino

Pierluigi Mennitti

«Gli uomini parlavano in salotto della grande politica e le
donne se ne stavano in cucina a lavare le stoviglie».
L’infanzia di Annegret Kramp-Karrenbauer, nella Germania degli
anni Sessanta, è trascorsa più o meno così. Ma oggi la
politica della Bundesrepublik assume ogni giorno di più un volto
femminile e, come ha scritto lo
Spiegel
, «proprio Annegret Kramp-Karrenbauer sarà un
ulteriore simbolo di questo cambiamento epocale quando,
presumibilmente fra 5 mesi, sostituirà il dimissionario Peter
Müller alla presidenza della regione della Saar.
In un Paese che già oggi annovera una cancelliera, 2 presidenti
di Regione e 5 ministre, l’ascesa delle donne ai posti di
responsabilità nella gestione della cosa pubblica potrebbe non
fare più notizia. «Ma se la tornata elettorale amministrativa
del 2011 andrà in un certo modo», ha proseguito lo
Spiegel, «le presidenti di regione potrebbero diventare
addirittura 5. Oltre alla Kramp-Karrenbauer, sono in corsa Julia
Klöckner della Cdu nella Renania Palatinato e Renate Künast dei
Verdi a Berlino. La prima è attualmente segretario di Stato, la
seconda è capogruppo al Bundestag. Entrambe hanno di fronte una
campagna elettorale difficile, ma non partono battute. Già oggi
si tratta di donne che svolgono un ruolo di primo piano nella
scena politica berlinese».
IL CONFRONTO CON L’ITALIA. Appare stridente
il contrasto con altre nazioni (ce ne viene in mente una a caso),
dove in questi giorni il ruolo delle donne viene accostato alla
politica per tutt’altre considerazioni. La Germania, Paese per
tanti anni più conservatore nei costumi di quanto faccia pensare
la sua collocazione geografica al centro dell’Europa, si è
ormai lasciata alle spalle le vecchie consuetudini e si è
incamminata sul terreno delle uguali opportunità per i due
sessi.
IL RUOLO FEMMINILE E IL SESSANTOTTO. Nel
rapporto uomo-donna, la Germania non è mai stata la Svezia: per
anni il ruolo femminile è stato confinato alle cosiddette tre K,
Kinder, Küche e Kirche, bambini, cucina e chiesa. Fu il
movimento femminista nel Sessantotto ad aprire la battaglia sui
pari diritti e da allora le donne hanno compiuto un lungo e
faticoso cammino. Ma, a quel che si vede, coronato da successo.

Una politica discreta fatti di piccoli passi e poco baccano

«Le donne non fanno una politica rumorosa, ha spiegato il
magazine, come capita a molti colleghi maschi, la loro
caratteristica è di preferire i piccoli passi al grande baccano.
La scelta di Annegret Kramp-Karrenbauer come sostituta di Müller
è parsa sorprendente giacché la futura presidente del Saarland
non si è fatta strada a gomitate, al contrario si è sempre
distinta per un comportamento schivo ma di successo nei ruoli
importanti finora ricoperti come ministra regionale
dell’Interno, dell’Istruzione e degli Affari Sociali».
UNA MARCIA SILENZIOSA MA TENACE. E Ralf Stegner,
segretario socialdemocratico nello Schleswig-Holstein ed ex
ministro nel primo gabinetto guidato da una donna, Heide Simonis,
ha aggiunto: «La mia esperienza è che le donne sono totalmente
estranee al concetto di capo branco così caro agli uomini».
Insomma, con loro si lavora meglio, in maniera più rilassata e
meno concorrenziale. Parola di uomo.
«La silenziosa marcia delle donne verso il potere», ha
proseguito lo Spiegel, «sembra dunque funzionare
sempre meglio nella Bundesrepublik. E non è un caso che Angela
Merkel, giunta al suo settimo anno di cancellierato, sia
apprezzata dalla maggioranza degli elettori non tanto per il
carisma o per il forte temperamento, di cui anzi difetta, ma per
la sua capacità di assicurare un tranquillo e ordinario
lavoro».
LA REPLICA DI SCHNARRENBERGER. Qualche tempo fa,
Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, una delle 5 ministre del
governo Merkel, si era lamentata del fatto che «lo stile delle
donne in politica apparisse troppo noioso all’opinione
pubblica». Oggi, ha osservato il magazine, questa caratteristica
non sembra essere più un ostacolo. E non sembra neppure essere
del tutto vera: «Proprio la Klöckner e la Künast non sono
affatto prive di temperamento e sono in grado di utilizzare gli
strumenti tradizionalmente maschili per sostenere le proprie idee
e proposte».
LE PAGELLE DELLA POLITICA. La politica fa dunque
da battistrada. E dà le pagelle anche ad altri settori. La
ministra della Famiglia Kristina Schröder (Cdu), ha riportato la

Welt
, «ha elogiato le calciatrici lesbiche che, a
differenza dei calciatori, mostrano più coraggio e
consapevolezza nel confrontarsi apertamente con la questione
dell’omosessualità, assumento un ruolo di apripista». Resta
invece curiosamente indietro l’impresa. «Quando una ministra
incontra qualche top-manager delle grandi imprese tedesche, non
capita mai di incrociare una donna.
Nessuna di loro guida un’azienda quotata in borsa e nei
consigli di amministrazione delle prime 100 imprese tedesche la
quota delle presenze femminili è del 2,2%».
Per questo motivo, la ministra del Lavoro Ursula von der Leyen ha
ammonito il mondo economico a darsi una regolata e ad accrescere
volontariamente la presenza femminile in ruoli di
responsabilità. Se non lo faranno da soli, ha minacciato, dovrà
intervenire la politica introducendo le famigerate quote rosa.