Marcello Astorri

Viaggio all'origine della radiazione del Pro Piacenza

Viaggio all’origine della radiazione del Pro Piacenza

18 Febbraio 2019 17.54
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Il Pro Piacenza è stato escluso dal campionato di Serie C, dopo l’umiliante sconfitta di domenica 17 febbraio per 20-0 nella partita contro il Cuneo. Un cappotto di cui si è occupato anche il britannico Guardian. La squadra, attanagliata da tempo da problemi finanziari, era scesa in campo con soli sette ragazzi, numero minimo per poter disputare una partita. Era stato chiamato in causa anche il massaggiatore Alessio Picciarelli, poiché uno dei giovani, tutti nati tra il 2000 e il 2002, è potuto entrare in campo solo a partita in corso perché si era dimenticato il documento d’identità. Assente anche l’allenatore, sostituito nel ruolo dal capitano della squadra, Nicola Cirigliano, classe 2000. Per il Pro Piacenza, giocare in questo modo era l’extrema ratio per evitare la quarta sconfitta a tavolino per 0-3, che avrebbe fatto scattare la radiazione d’ufficio dal campionato.

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Il direttore generale del club, Carmine Palumbo, aveva comunque considerato la tremenda batosta subita come una «vittoria»: era riuscito a evitare la scomparsa del Pro Piacenza. E si era spinto più in là, dicendo che entro la settimana avrebbe tesserato nuovi giocatori e nominato il nuovo allenatore (si parlava dell’ex calciatore di Fiorentina e Cagliari, Luis Oliveira). I piani del club, tuttavia, sono stati rovinati dal giudice sportivo: i tesseramenti di quattro ragazzi sono risultati irregolari, pertanto il 20-0 è stato annullato e ai rossoneri è stata comminata la sconfitta a tavolino, la quarta, sufficiente per far scattare la radiazione d’ufficio. A fare rumore è stato il risultato, ovviamente, ma il caso Pro Piacenza montava da mesi. Molti si stanno chiedendo: come ha fatto la Lega Pro, di concerto con La Federazione Italiana Gioco Calcio, a permettere quella che a fine partita è stata definita «una farsa» dallo stesso Gabriele Gravina, presidente della Figc?

I PROBLEMI FINANZIARI DEL PRO PIACENZA

La società piacentina è inadempiente nel pagamento degli stipendi dei giocatori. Le ultime mensilità saldate sono quelle di luglio e agosto. Questo ha portato alla messa in mora della società da parte dei calciatori, procedura che è sfociata nel loro svincolo e all’istanza pre fallimento fissata il prossimo 11 marzo. Per i soli giocatori, si parla di un debito arretrato di oltre mezzo milione di euro tra stipendi e contributi. La situazione di declino, inevitabilmente, ha coinvolto anche le giovanili: con un fuggi fuggi di allenatori e staff. Nei mesi sono venuti a mancare anche i soldi per le trasferte, con i genitori dei ragazzi costretti ad autofinanziarsi.

IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ ALLA SÉLECO DI PANNELLA

Per capire come si è arrivati alla partita di Cuneo, bisogna fare parecchi passi indietro. Il Pro Piacenza, da non confondere con il Piacenza Calcio, milita ormai da cinque stagioni in Serie C. In estate ha cambiato proprietà, passando dall’industriale piacentino Alberto Burzoni alla Séleco guidata dell’imprenditore romano Maurizio Pannella. Proprio la Séleco, che produce televisori, negli ultimi anni è stata parecchio attiva sul fronte delle sponsorizzazioni sportive: tra le altre, è stata main sponsor della Lazio in Serie A e della Salernitana in Serie B. L’acquisto del Pro Piacenza ha segnato il passaggio da semplice sponsor a proprietaria di una società di calcio professionistica. Si parlava di ambizioni di play off, con l’obiettivo di fare meglio anche dei cugini del Piacenza Calcio.

IN ESTATE LA RICCA CAMPAGNA ACQUISTI

I primi nodi, però, sono venuti al pettine con la fidejussione, la garanzia bancaria da presentare al momento dell’iscrizione al campionato. Si tratta di una sorta di rete di salvataggio per garantire che in caso di difficoltà finanziarie gli stipendi dei giocatori vengano comunque pagati. Il Pro Piacenza ha dovuto presentarne una di Finworld, una garanzia usata anche altri club di Serie B e C, ma giudicata irregolare dalla Lega Pro. La campagna acquisti è stata molto ricca: in estate sono stati tesserati più di 35 giocatori. Tra cui qualche nome illustre: l’ex centrocampista della Lazio, Cristian Ledesma, e Christian Maldini, figlio di Paolo, leggendario capitano del Milan. In panchina, Giuliano Giannichedda, ex centrocampista di Lazio e Juventus.

I PROBLEMI CON GLI STIPENDI

La stagione comincia bene, con una vittoria di prestigio sul campo dell’Alessandria. Però con il passare delle settimane gli stipendi dei tesserati non arrivano. All’inizio di novembre esplode il caso: i giocatori minacciano lo sciopero prima della stracittadina con il Piacenza. La situazione però rientra: la società riesce a pagare, seppur in ritardo, le mensilità luglio e agosto. Poi, però, non riesce più a saldare gli emolumenti dei mesi successivi. Sullo sfondo, le difficoltà economiche della casa madre, la Séleco, che a fine ottobre ottiene il concordato in bianco dal Tribunale di Trieste.

A DICEMBRE LA SITUAZIONE PEGGIORA

La situazione precipita a dicembre. I giocatori cominciano a lasciare la squadra. Ed emergono anche difficoltà a pagare l’affitto dello stadio Garilli, gestito dal Piacenza. Così, il 23 dicembre scorso, il pullman della Pro Vercelli arriva a Piacenza per giocare la partita di campionato, ma trova i cancelli chiusi. Dopo 45’ come prevede il regolamento, arriva il primo 0-3 a tavolino. Pochi giorni prima, il direttore generale dei rossoneri, Massimo Londrosi, aveva presentato un esposto in Procura contro la gestione economico-finanziaria del presidente (a fine gennaio, la guardia di Finanza ha fatto visita nella sede del Pro Piacenza. Il presidente Maurizio Pannella risulta indagato dalla Procura per appropriazione indebita, truffa e false fatturazioni, ndr). Sono seguite altre sconfitte a tavolino contro la Juventus U23 e la Robur Siena. La situazione mette spalle al muro la società, che dopo tre sconfitte per rinuncia alla quarta rischia la radiazione d’ufficio. Nel frattempo, subentra la pausa del campionato, che procrastina ulteriormente la risoluzione della vicenda.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO GRAVINA

Il 20 di gennaio è un’altra data chiave: si deve giocare Pro Piacenza-Alessandria. Il presidente Pannella riesce a pagare l’affitto dello stadio e, per evitare la radiazione del club, cerca di mettere insieme una squadra per scendere in campo. Ci sono quattro ragazzi della Berretti giovanile, un solo giocatore rimasto della prima squadra, più una serie di ragazzini provenienti da varie parti d’Italia. Poco prima del calcio d’inizio, però, emergono alcune irregolarità nei tesseramenti fatti in fretta e furia pur di giocare il match. Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, allora decide di intervenire, rinviando d’ufficio la gara prima che possa cominciare. In seguito, la Lega decide di rinviare d’ufficio tutte le partite del Pro Piacenza in attesa di una radiazione attesa da tutti, ma che alla fine non arriva.

IL CAVILLO BUROCRATICO E LE MOSSE DELLA LEGA

Ma perché la Lega non è intervenuta prima con il provvedimento di radiazione? Il motivo è un cavillo del regolamento. Mancando la sentenza di fallimento del club, infatti, la Lega non ha potuto procedere all’esclusione dal campionato del Pro Piacenza solo per il mancato pagamento degli stipendi. Nonostante i 350 mila euro di multa già comminati per non aver sostituito la fidejussione e i 16 punti di penalizzazione per le varie inadempienze (il Pro Piacenza era ultimo in classifica, con zero punti). L’unica scappatoia è non presentarsi in campo per la quarta volta, facendo scattare l’esclusione d’ufficio dal campionato. La scorsa settimana la Lega, forse per forzare i tempi, ha calendarizzato tutti i recuperi di campionato del Pro Piacenza. Tutti si aspettavano che il presidente Pannella, ormai rimasto praticamente da solo al timone della società, gettasse la spugna. E invece no: in settimana ha nominato un nuovo direttore generale (il quarto della gestione Pannella), Carmine Palumbo, e ha iniziato la corsa contro il tempo per evitare la radiazione, trovando almeno sette ragazzi pronti a scendere in campo. Ce ne sarebbero stati di più, almeno 15, ma non c’è stato il tempo utile per completare i tesseramenti. Con il triste epilogo che ne è conseguito.

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