Crimi e la battaglia solitaria su Radio Radicale

Il salvataggio tampone dell'emittente contenuto nel Dl Crescita non risolve i problemi. Resta il nodo della gara per la convenzione con il Mise. Il sottosegretario all'Editoria M5s insiste per varare una legge ad hoc. Ma viste le spaccature nella maggioranza potrebbe non riuscirci.

18 Luglio 2019 10.29
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Le trattative tra radio Radicale e la Rai sono congelate da tempo. Con viale Mazzini che accusa l’emittente di alzare il prezzo sul suo immenso archivio di dirette di lavori delle Camere, eventi istituzionali e grandi processi. Ma in radio dovrebbero dormire sonni tranquilli. Ne sa qualcosa Vito Crimi, il sottosegretario con delega all’Editoria che da tempo ha messo nel mirino la convenzione tra l’emittente e il Mise e che dal braccio di ferro con la radio è uscito con le ossa rotte. Ma nonostante questo, il nostro è pronto a riaprire il conflitto.

IL SALVATAGGIO DI RADIO RADICALE NEL DL CRESCITA

Crimi ha già fatto sapere che i 3 milioni stanziati nel decreto Crescita per finanziare la convezione all’emittente pannelliana li pagheranno gli altri giornali. Ha spiegato di non avere altra scelta, se non di recuperarli a fine anno nella ripartizione del fondo per l’editoria e il pluralismo. Cioè da quel monte di risorse pari a 110 milioni di euro, che nel 2019 vedrà il primo taglio del 25% concentrato sulle grandi testate, in attesa di arrivare al 2022 quando sarà azzerato il contributo alla carta stampata.

A GARA LA CONVENZIONE CON IL MISE

Piccoli e grandi editori parlano già di vendetta postuma, ma l’accusa non tange più di tanto l’ex cancelliere del tribunale di Brescia. Il quale – dietro le quinte e interloquendo con esponenti della maggioranza – continua a lamentarsi per come è stata gestita l’operazione. Con quell’emendamento al dl Crescita, avrebbe fatto sapere, «non soltanto non si è risolto il problema, ma a Natale ripartirà la campagna per il salvataggio della radio e verrano da me a chiedere altri soldi». Ma a farlo imbestialire è stato il modo con cui è stato scritto il famigerato emendamento in questione, dove pure si fa riferimento alla necessità di rimettere a gara la convenzione del Mise per la trasmissione delle sedute parlamentari. Secondo Crimi, per realizzare questo passaggio serve una legge, un appiglio normativo, che al momento non c’è. E lui sarebbe pronto a inserirlo già nella riforma dell’editoria che dovrebbe presentare dopo l’estate. Ma viste le spaccature nella compagine di governo, davvero ci riuscirà?

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