Cosa sappiamo della ragazza decapitata in Marocco

Cosa sappiamo della ragazza decapitata in Marocco

28 Dicembre 2018 14.17
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Nuova orribile morte tra le montagne del Marocco. Il corpo decapitato di una ragazza è stato trovato nella mattinata del 28 dicembre a Ifrane, località sciistica a nord del Marocco, sul medio Atlante nei pressi della città di Fes. Della vittima non sono ancora state rese note l'identità e la nazionalità. Per il momento si sa solo che aveva 24 anni. Il ritrovamento è avvenuto a dieci giorni dall'orribile omicidio delle due turiste scandinave, Louisa Vestergager Jespersen e Maren Ueland, a Imlil, sempre sull'Atlante, ma sul versante più meridionale, a una settantina di chilometri da Marrakech.

L'ALLARME DATO DA UN PASSANTE

Il comune di Oued Ifrane, nel nord del Marocco a un centinaio di chilometri da Fes, è sotto choc per la scoperta del cadavere della ragazza. È stato un passante a dar l'allarme, dopo aver notato per caso il corpo tra la spazzatura e, a circa sei metri di distanza, la testa. La gendarmeria e le autorità locali indagano. La donna, 24 anni, sarebbe marocchina. Secondo fonti locali è madre di un bimbo in tenera età. Il cadavere è stato trasportato all'obitorio di Azrou, a disposizione degli inquirenti.

SI SEGUE LA SPISTA PASSIONALE

Secondo la stampa locale il presunto colpevole sarebbe stato identificato e l'omicidio non avrebbe nulla a che fare con il terrorismo, anzi si tratterebbe di un delitto passionale. I media hanno scritto che la ragazza uccisa e decapitata sarebbe la giovane proprietaria di un allevamento di bestiame. Divorziata, 24 anni, la donna era da tempo in lite con il pastore trentenne con il quale aveva anche una relazione amorosa. Il conflitto tra i due si era trascinato persino davanti ai giudici. In fuga, il presunto autore del delitto è attivamente ricercato dagli inquirenti che hanno escluso possibili motivazioni politiche o terroristiche per questo caso.

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LE INDAGINI SULL'ALTRO OMICIDIO

Nel frattempo le indagini sul duplice omicidio delle due turiste hanno portato al fermo di 18 sospetti che, secondo le indagini del BCIJ, l'ufficio centrale di indagini giudiziarie, potrebbero essere coinvolte del delitto. Se le accuse fossero confermate, si profilerebbe una rete di malavitosi, secondo gli inquirenti «ispirata all'Isis» e «sotto l'influenza dell'emiro del terrore, Abu Bakr al Baghdadi», ma non direttamente collegata all'autoproclamato Stato islamico. Secondo Abdelhak Khiame, capo del BCIJ, almeno per il momento non ci sarebbero evidenze del fatto che l'omicidio sia stato commesso in coordinamento con i terroristi attivi in Siria, Iraq o Libia.

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