Ragazzi fuori

Redazione
16/12/2010

di Adelaide Pierucci I celerini con il manganello in mano e il casco infilato in tenuta antisommossa. E centinaia di...

di Adelaide Pierucci

I celerini con il manganello in mano e il casco infilato in tenuta antisommossa. E centinaia di ragazzi, dentro e fuori dalla cittadella giudiziaria, pronti a gridare «Liberi, liberi, tutti liberi» (guarda il nostro video sui disordini in tribunale). Palazzo di giustizia blindato a Roma durante la direttissima dei 23 ragazzi fermati martedì 14 dicembre nel corso degli scontri avvenuti a Roma dopo il voto di fiducia al governo.
In cinque aule si decideva se erano stati quei 23 fermati a lanciare sassi e sampietrini, a picchiare gli agenti e a sfondare le vetrine. Ma alla spicciolata quelle facce sono venute fuori e nella tarda mattinata i primi dodici ragazzi sono stati mandati a casa, undici liberi, uno ai domiciliari. Poi nel primo pomeriggio sono tornati in libertà anche tutti gli altri.
«Protesto a nome della città di Roma: c’è sensazione di ingiustizia», ha reagito subito il sindaco della capitale, Gianni Alemanno (leggi le reazioni alle parole del sindaco). Davanti alle aule di giustizia, corridoi affollati: c’era l’emozione dei genitori, per lo più ex sessantottini, e la tensione dei ragazzi, per lo più studenti. Una tensione che in un momento ha fatto sfiorare un altro scontro tra i ragazzi e i poliziotti, quando una 25enne, parente di un arrestato, ha provato a sfondare il cordone degli agenti che stavano aprendo la strada ai ragazzi appena messi in libertà, ed un funzionario di polizia, ha cominciato a urlare «Prendetela, prendetela».
Nella calca sono volati pugni, spintoni e urla. A un certo punto ha alzato la voce pure il padre di Mario Miliucci, 32 anni, il più grande degli arrestati, l’unico mandato ai domiciliari: «Ho visto tutto, vi prenderete la vostra responsabilità», ha detto. Vincenzo Miliucci, un sesantenne che conosce bene questi ambienti e pure le reazioni, lui è stato il leader storico di Autonomia Operaia, ed ora è membro del comitato antinucleare e al vertice dei Comitati Autonomi Operai, ant-imperialista per definizione.
Il primo a lasciare il Palazzo di giustizia era stato Edoardo Zanetti, 21 anni, di Bracciano, al secondo anno di lettere e filosofia, uno scricciolo con una lunga coda nera. Ad aspettarlo fuori dall’aula il padre, Giuseppe, professore di educazione fisica a Roma, e la madre Paola. «Solo ora mi sento sollevata, per 24 ore non ho saputo che fine avvesse fatto. Brutta esperienza. Dalla giustizia non avevamo saputo nulla. Lo abbiamo dovuto cercare noi negli ospedali e nelle caserme e solo a piccole dosi siamo stati informati». Sembrano i racconti del G8 di Genova.
Ma Edoardo non si sbilancia, non dice se qualcuno gli ha torto un capello, glissa. Dice solo: «Ho una gran fame. Ho patito freddo, fame e sonno. Non ci hanno fatto mangiare e dormire». Edoardo, sarà processato il 23 dicembre, ma lui ancora con addosso i vestiti di due giorni prima, chiodo e anfibi, pensa all’indomani: canta per un gruppo rock e ha un concerto fissato.
Il padre è sorpreso: «Sono andati anche i miei ragazzi, i miei studenti a manifestare. La polizia ci ha fatto i complimenti: avevano ripulito pure il marciapiedi».

In libertà quasi tutti i fermati

Il tribunale, comunque, ha convalidato gli arresti per tutti i 23 disponendo i domiciliari per Mario Miliucci (secondo l’accusa trovato con due sassi addosso), e la scarcerazione per i genovesi Dario Campagnolo, Emanuele Gatti e Fabrizio Ripoli (per loro ha stabilito il divieto di tornare a Roma), libertà senza misure per il cittadino francese Charlie Robin Thibaud Plaza, di professione giocoliere, così come per Edoardo Zanetti, mentre per Patrizio D’Acunzo ha imposto l’obbligo di firma.
Il processo per loro è fissato il 23 dicembre. Remissione in libertà anche per Michele Luciani, Matteo Angius e Leo Fantoni. Alessandro Zeruoli e Matteo Sordini, invece, dovranno rispettare l’obbligo di firma due volte a settimana. Per tutti e cinque il processo è stato aggiornato al 13 giugno prossimo. Un amico di Angius, fuori dall’aula, ha spiegato: «È’ un attore come me. Eravamo nel gruppo dei precari dello spettacolo, tranquilli, per manifestare con civiltà le nostre ragioni. Lui è stato preso mentre mi camminava accanto».
Per tutti gli altri arrestati il processo si svolgerò il 15 e il 17 febbraio.

Il ragazzo con la pala: un 16enne con precedenti per rissa

Al vaglio della magistratura minorile c’è invece il ragazzo fotografato con una pala in mano: si tratterebbe di un sedicenne liceale e sarebbe figlio di un ex-brigatista romano attivo negli anni ’70. È accusato di rapina. In vari momenti degli scontri indossava la pala, un paio di manette o un manganello. Il ragazzo è stato riconosciuto attraverso il giaccone indossato durante la guerriglia urbana nel centro della capitale e per una ferita riportata sulla mano destra.
Il minore, si trova presso un centro di accoglienza a disposizione dell’autorità giudiziaria, è tra i responsabili dell’aggressione ai danni di un finanziere e della rapina delle manette e del manganello dello stesso agente. Per questo è scattato per lui il fermo di indiziato di delitto per rapina aggravata. Il 16enne, con precedenti per rissa e resistenza a pubblico ufficiale, era stato fermato in occasione di un episodio diverso rispetto a quello dell’aggressione del finanziere, fotosegnalato e poi rilasciato, in attesa del riscontro della documentazione realizzata durante gli scontri.
Proprio durante il fotosegnalamento il minore aveva attirato l’attenzione degli operatori per il fatto che indossava il giaccone al rovescio, verosimilmente per evitare il riconoscimento del colore avena della giacca come ritratta nelle foto anche pubblicate
La giornata di cortei e manifestazioni di martedì 14 si era conclusa con 57 feriti, danni per 15 milioni di euro e 41 fermati nella guerriglia urbana che aveva messo a ferro e fuoco il centro di Roma. Davanti all’ingresso principale del Tribunale, in piazzale Clodio, dalla mattinata si erano radunati gruppi di ragazzi in attesa delle sentenze. Un gruppo ha esposto uno striscione: «Reprimete e processate ciò che non potrete mai fermare la Libertà per tutti/e».
All’uscita degli indagati, dopo la decisione del giudice, polizia e carabinieri hanno formato un cordone di sicurezza per far uscire avvocati e i ragazzi dall’aula. «Li potrete riportare tutti a casa tra poco», è stato spiegato ai familiari e agli amici. Ai genitori dei ragazzi più giovani è stato detto invece di recarsi al commissariato di Campo Marzio: «Lì troverete i libri e gli zaini». Ma dopo che il piccolo corteo di alcune decine di persone aveva iniziato a percorrere il lungo corridoio verso l’uscita dall’edificio, è partito un coro: «Tutti liberi. Tutti liberi».
Subito dopo alcuni giovani hanno cercato di raggiungere i loro amici e compagni. Una ragazza, con occhiali da vista e sciarpa verde, nel tentativo di forzare lo schieramento, ha preso a spinte alcuni agenti, poi avrebbe sferrato uno schiaffo. Allora è partita l’indicazione da parte dei dirigenti di polizia: «Fermatela. Fermatela». Dopo altre spinte, urla, grida, la giovane è stata presa e portata negli uffici di polizia, identificata e forse denunciata.

Per Alemanno un’ingiustizia», per Pedica (Idv) una notizia positiva

«C’è una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perché i danni provocati alla città e la gravità degli scontri», ha spiegato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, «richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura. Non è minimizzando la gravità di questi fatti che si dà il giusto segnale per contrastare la violenza politica.
È evidente che queste persone hanno dimostrato, soprattutto in un momento di grande tensione sociale quale quello che stiamo vivendo, di essere soggetti pericolosi per la collettività». «C’è veramente da augurarsi» ha concluso Alemanno «di non vedere queste persone di nuovo all’opera quando qualcuno, nei prossimi giorni, cercherà di contrastare le decisioni del Parlamento sulla riforma universitaria».
La prima risposta a tono ad Alemanno è arrivata  dal senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica:  «Mi chiedo se l’indignazione di Alemanno per le scarcerazioni degli studenti fermati durante gli scontri a Roma non abbia origine biografiche piuttosto che politiche, visto che mi risulta che il sindaco di Roma di arresti ne ha subiti ben tre ed ha scontato 8 mesi in carcere proprio per resistenza aggravata. Mi aspetto, quindi, un atteggiamento più super partes».
«Sono stato al tribunale ad attendere il verdetto», ha aggiunto, «il fatto che siano stati scarcerati è una notizia positiva per il movimento degli studenti, sulle cui proteste fondate da legittime ragioni è stato gettato il fango facendo un tutt’uno con i violenti. Attendiamo il processo per la pronuncia definitiva, ma sin da adesso possiamo affermare che le scarcerazioni dimostrano come quei ragazzi non fossero pregiudicati o violenti di professione. 
A questo punto Maroni domattina dovrà spiegarci chi siano stati i violenti e come mai la sicurezza non sia riuscita a fermarli». Zaia: “Decisione incomprensibile”«Va a finire che il popolo si arrabbia davvero», ha dichiarato, invece, il presidente del Veneto Luca Zaia commentando la decisione del Tribunale di Roma di scarcerare 22 dei 23 manifestanti (uno è agli arresti domiciliari) fermati durante gli scontri a Roma.
«Vengono portati davanti alla magistratura i responsabili di atti di violenza e di danneggiamenti di cui tutti hanno potuto vedere la gravità e ci si limita al riconoscimento e a rimandarli a casa. C’è indubbiamente qualcosa che non funziona in tutto questo», ha aggiunto. 

Per Gasparri un atto irresponsabile

«Ritengo che la scarcerazione di chi ha messo sotto assedio Roma sia un atto da irresponsabili», ha tagliato corto Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato.  «Cosa aspettano? Che si ripresentino davanti al Senato la prossima settimana quando approveremo in via definitiva la riforma dell’università?
L’ottimo operato delle forze dell’ordine è così del tutto vanificato, mentre i segni della violenza e le immagini di quel giorno orribile sono ancora sotto gli occhi di tutti».