Su Roma l'ultimo attacco di Raggi a Salvini

Su Roma l’ultimo attacco di Raggi a Salvini

15 Aprile 2019 07.02
Like me!

«Io non ci sto. Non si può giocare la campagna elettorale sulla pelle dei romani. Basta. Al di là delle appartenenze politiche, devo e voglio difendere la mia città. Siamo stanchi delle sue chiacchiere». Sono queste le ultime parole pronunciate dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, in un'intervista al Messaggero dopo i ripetuti scontri a distanza con Matteo Salvini.

«IO LE VILLETTE DEI CLAN MAFIOSI LE HO ABBATTUTE»

Il ministro dice che per amministrare servono le spalle larghe. «Bene, io ho le spalle larghe» – torna a dire Raggi – «e non mi spavento facilmente. Io le villette dei clan mafiosi le ho abbattute, dopo decenni di silenzio delle precedenti giunte: otto case del clan Casamonica buttate giù dalla ruspa. Come, allo stesso modo, abbiamo cacciato gli Spada dalle case popolari che occupavano abusivamente a Ostia»

«INNEGABILE CHE SIAMO SOTTO ATTACCO»

Quanto alle critiche sui rifiuti, Raggi replica: «Per togliere la spazzatura non serve assolutamente uno scienziato, ma sono necessari duro lavoro e costanza. Che siamo sotto attacco credo sia innegabile visti i continui incendi agli impianti, ai cassonetti, alle isole ecologiche e che la regione Lazio non abbia un numero di impianti adeguato ai rifiuti prodotti nella regione stessa è sotto gli occhi di tutti. Di certo, non bastano due tweet e qualche battuta a effetto. L'assessore? Conto al più presto di chiudere la casella mancante». Quanto alla questione sicurezza, «è pronto a mettere a disposizione poliziotti e telecamere? Voglio prenderlo in parola: sulla sicurezza c'è bisogno di maggiore presenza dello Stato» – dice la sindaca – «se non vogliamo lasciare spazio a formazioni estremiste come CasaPound. Ci sostenga nella richiesta per assumere altri uomini della polizia urbana di Roma».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *