I dubbi sulla staffetta Rossi-Sergio in Rai e la partita sui nuovi consiglieri

Luca Di Carmine
19/01/2024

Dopo l'approvazione del piano industriale mancano Sanremo e i palinsesti d'autunno, ma già si parla del prossimo cda (l'attuale scade a luglio). L'ad e il dg davvero si scambieranno i ruoli? Difficile, ma dipenderà dall'audience e anche dal voto europeo e regionale. In più c'è da sostituire la presidente Soldi. Tutti i nomi che stanno girando per i futuri vertici di Viale Mazzini.

I dubbi sulla staffetta Rossi-Sergio in Rai e la partita sui nuovi consiglieri

Ora inizia il valzer, che si trasformerà in un tango per poi diventare uno scatenato flamenco. Giovedì 18 gennaio il consiglio di amministrazione Rai ha dato il via libera al piano industriale, che non si faceva dai tempi di Luigi Gubitosi, e al contratto di servizio, su cui si sono scontrati i partiti di maggioranza e opposizione, e pure il ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nel piano la decisione più strategica è quella di cedere il 14 per cento di Raiway, che dovrebbe portare nelle casse aziendali circa 200 milioni (scongiurando per ora la fusione con Ei Towers del gruppo Mediaset). Fatto questo e passato Sanremo, ci sarà da incardinare i nuovi palinsesti dell’autunno, poi il compito dei vertici Rai potrà dirsi esaurito (il cda scade a luglio 2024) e già si inizia a guardare alla prossima governance, che verrà eletta anch’essa con la legge Renzi. Entro fine aprile i candidati al nuovo cda devono presentare i curricula in parlamento, che elegge quattro consiglieri, due alla Camera e due in Senato. Poi ci sarà da rivotare il consigliere dei dipendenti, infine amministratore delegato e presidente.

Sergio si è mosso bene conquistando la fiducia di Meloni

Alla luce delle roventi fibrillazioni riesplose nella maggioranza di centrodestra sulle Regionali, e ancora ce ne saranno in vista del voto europeo di giugno dove ognuno andrà per sé, la domanda che tutti si fanno a Viale Mazzini è: reggerà il patto della staffetta, ossia lo scambio tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi? L’attuale amministratore delegato e il direttore generale dovrebbero invertirsi i ruoli. Sarà così? Radio Transatlantico dice di no. In questi mesi, infatti, Sergio si è mosso bene, conquistando la fiducia di Giorgia Meloni (che però al momento delle scelte si fida solo dei suoi fedelissimi), ma soprattutto tessendo buoni rapporti con Forza Italia, Lega e centristi. Del resto lui stesso ama definirsi «un vecchio democristiano».

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Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Imagoeconomica).

La premier per il ruolo di ad aveva sondato anche Chiocci del Tg1

Lo stesso non si può dire di Rossi: a lui più che a Sergio, forse anche per problemi di comunicazione, vengono affibbiati i numerosi flop della Rai meloniana, in primis Avanti popolo di Nunzia De Girolamo, e i risultati non eccelsi dei direttori di destra, da Paolo Corsini ad Angelo Mellone, da Paolo Petrecca a Nicola Rao. E così sotto le macerie potrebbe restare lui, il signor Rossi. A quel punto Sergio potrebbe restare ad, con il ruolo del dg totalmente depotenziato con una figura neutra, aziendale. Se invece lo schema verrà seguito, Rossi diventerà capo azienda ma è difficile che Sergio accetti la retrocessione a direttore generale: per lui potrebbe aprirsi la nomina in una partecipata importante. Al momento, però, il patto sembra reggere. Meloni però ha messo le mani avanti e tempo fa aveva chiesto al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci la disponibilità a diventare ad, ma il giornalista si è sottratto: non è il mio mestiere. Potrebbe ripensarci di fronte a un pressing più serrato della premier? Chissà.

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Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1 (Imagoeconomica).

I rapporti fra ad e dg sono davvero idilliaci come si dice? Non proprio

A Meloni, dunque, per ora non resta che ripuntare sulla carta Rossi. Sergio da parte sua continua a ribadire che i suoi rapporti con l’ex patron di Rainet sono ottimi, che filano d’amore e d’accordo, che al settimo piano è tutta una corrispondenza d’amorosi sensi. Lo stesso, con tono minore, fa Rossi. Ma si sa che l’idilliaca fotografia non combacia con la realtà. Basti vedere la diversa linea sulla comunicazione: Rossi s’è preso una portavoce personale che gli tiene i rapporti con la stampa, Sergio chiama direttamente i giornalisti a lui più vicini, mentre la presidente Marinella Soldi non parla proprio, con nessuno.

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La presidente Rai Marinella Soldi (Imagoeconomica).

Sulla figura del presidente da tempo ci lavora Simona Agnes

Insomma, il patto Ribbentrop-Molotov in salsa televisiva per ora tiene, ma è appeso a un filo sottilissimo in balia di mille varianti, tra cui i risultati di audience da qui a giugno e l’esito del voto europeo e regionale. Per questo le forze politiche si stanno concentrando sulla figura del presidente. Da tempo ci lavora Simona Agnes, consigliera forzista che ha in Gianni Letta il suo maggiore sponsor, e un passo indietro Antonio Tajani, ma difficilmente gli alleati lascerebbero a Forza Italia una poltrona di tale prestigio, che oltretutto deve ottenere la maggioranza di due terzi in Commissione Vigilanza.

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Simona Agnes (Imagoeconomica).

Il Pd punta su Di Bella, in quota Lega sale Lucca

Ci lavora anche l’opposizione, perché la figura dovrebbe essere di garanzia, e il nome che gira è quello, targato Partito democratico, di Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3 fresco di pensione. Oppure toccherà alla destra, con un profilo di alto livello, magari un intellettuale o un giornalista d’area. Ma chi? Dentro l’azienda, in quota Lega, è in grande ascesa la nuova direttrice marketing Roberta Lucca. Qualcuno ci scommette.

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Roberta Lucca (Imagoeconomica).

La partita calda sui consiglieri: Salvini vorrebbe Capitanio

La partita più vicina, però, è quella dei futuri consiglieri. La Lega, per esempio, dovrà cambiare cavallo visto che Igor De Biasio, ora anche presidente di Terna, è al suo secondo mandato. E lì potrebbe tornare buono un nome della vecchia Lega: Antonio Marano. Anche se Matteo Salvini preferirebbe un suo fedelissimo, per esempio Massimiliano Capitanio, che però dovrebbe lasciare Agcom di cui è consigliere.

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Massimiliano Capitanio (Imagoeconomica).

Al posto di Bria i dem guardano verso Natale o Ruotolo

Anche Francesca Bria non sarà della partita, quindi pure il Pd dovrà guardare altrove. Magari con Roberto Natale. Oppure col responsabile della comunicazione Sandro Ruotolo, ex inviato di Michele Santoro. Il Movimento 5 stelle potrebbe ripuntare su Alessandro Di Maio, avvocato molto amico di Giuseppe Conte, ma gira anche il nome di Claudia Mazzola, ex cronista politica del Tg1 ora presidente a RaiCom. Poi bisognerà vedere se nella partita riusciranno a entrare in qualche modo, giocando di sponda, centristi vari come Matteo Renzi, Carlo Calenda e Maurizio Lupi. Per nulla scontata poi la rielezione, come membro dei dipendenti, di Davide Di Pietro.

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Roberto Natale (Imagoeconomica).

Tutto dipenderà dalla piega che prenderà lo scontro tra Giorgia e Matteo

Insomma, i giochi iniziano ora, con Sergio e Rossi che possono appuntarsi sul petto le medaglie del nuovo piano industriale e del contratto di servizio. Non basteranno per restare alla guida, perché poi tutto dipenderà dalla piega che prenderà nei prossimi mesi lo scontro tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma, come si dice, fanno curriculum. E intanto arriva un altro importante banco di prova: il Festival di Sanremo.