I conti Rai tra taglio del canone e possibili tagli

Il caos sulla diminuzione della tassa, nonostante le rassicurazioni del Mef, agita Viale Mazzini. Con i ricavi pubblicitari nel 2022 scesi a 531 milioni dai 590 del 2021 e gli ultimi flop di TeleMeloni, le previsioni sono tutt'altro che rosee. Non resta che potare. Ma cosa? Dopo aver distrutto Rai3, restano Fiction e Cinema, le ultime ridotte del centrosinistra. E migliaia di lavoratori rischierebbero il posto.

I conti Rai tra taglio del canone e possibili tagli

Ansia ai limiti del panico nei corridoi di Viale Mazzini durante tutta la giornata di lunedì 16 ottobre, tra la notizia mattutina del taglio del canone Rai da 90 a 70 euro e la precisazione serale del Mef circa l’integrazione del finanziamento alla tivù pubblica per le spese di investimento tramite la fiscalità generale. «Un casino enorme», confessava a metà giornata a Lettera43 una fonte interna di vertice. Il taglio alla fine è arrivato comunque, in virtù della spending review lineare del 5 per cento imposta anche ai ministeri, ma una cosa è perdere 20 milioni di euro, sperando peraltro di poterli in teoria compensare con l’extragettito derivante da un ulteriore abbattimento dell’evasione, un’altra sarebbe stata trovarsi di fronte a una voragine monstre da 440 milioni.

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I ricavi pubblicitari calano a 531 milioni dai 590 del 2021, mentre l’indebitamento è schizzato a 578 milioni

Scampato pericolo? In realtà lo spavento si lascia dietro una scia di dubbi e interrogativi: non tutto torna ancora con chiarezza nell’operazione, a parte che far dipendere i conti Rai in via diretta dal bilancio pubblico espone l’azienda, anno dopo anno, alle bizze del governo di turno. Come se già non fosse abbastanza pesante il giogo della politica sul cavallo di viale Mazzini. Peraltro, c’è da attendersi che la Lega e il leader Matteo Salvini, dopo i toni trionfanti per il taglio parziale alla «tassa più odiata dagli italiani», come recita un vecchio adagio, non si fermeranno e continueranno a martellare per l’eliminazione completa del canone. Dunque, dalle parti della tivù di Stato non mancano i motivi per rimanere in apprensione. Guardando il consuntivo 2022 e l’assestamento 2023, gli introiti complessivi da canone valgono 1,85 miliardi di euro e vanno tutti alla Rai tranne una quota di 110 milioni, il cosiddetto extragettito, che viene assegnato al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. I ricavi pubblicitari erano in calo a 531 milioni l’anno scorso (590 milioni nel 2021) e con questi chiari di luna sul fronte degli ascolti è difficile immaginare una ripresa a stretto giro. Anzi. Dall’altra parte, il gruppo Rai nel suo complesso ha un indebitamento finanziario netto schizzato dai 498 milioni di euro del 2021 a 578 milioni nel 2022, a fronte di un capitale proprio di appena 369 milioni.

I conti Rai tra taglio del canone e possibili tagli
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

A rischio Cinema e fiction, gli ultimi baluardi di centrosinistra di TeleMeloni

Ma se l’anno prossimo, per ipotesi, il governo ci ripensasse e tagliasse quei 420 milioni di finanziamento diretto, quali asset o settori di attività finirebbero per essere colpiti? Gli investimenti complessivi di Viale Mazzini ammontavano l’anno scorso a 634 milioni e la Rai spende circa 500 milioni tra cinema, fiction, documentari e cartoni animati. Generi che peraltro, guardando gli ascolti con particolare riferimento alle fiction, sono ormai tra gli ultimi baluardi che ancora tengono in piedi la tivù pubblica. «Sarebbero le prime vittime di un taglio così importante, significherebbe azzoppare definitivamente la Rai e mandare a casa un sacco di gente», spiega una fonte a Saxa Rubra. Agostino Saccà, già direttore generale in azienda ai tempi di Berlusconi, fa due conti: «L’audiovisivo dà lavoro a 120 mila persone, specie a Roma e nel Lazio», quindi se si tagliassero di «un terzo gli investimenti, lo Stato dovrebbe pagare la disoccupazione a decine di migliaia di persone». C’entra qualcosa il fatto che giusto cinema e fiction siano tra le ultime ridotte del centrosinistra dentro TeleMeloni? «Stanno già distruggendo Rai3, ma il loro cambio di narrazione non tiene alla prova dei numeri, non c’è visione, non c’è strategia, si difendono gli amici degli amici e di questo passo non si potrà nemmeno chiudere il bilancio, al netto del fatto che servirebbe una legge per modificare i tetti pubblicitari», riflettono alcune figure qualificate della tivù di Stato. In effetti Rai3 sta subendo smacchi a ripetizione: il flop ascolti di Avanti Popolo nonostante l’ospitata di Fabrizio Corona, Serena Bortone che arranca e non garantisce un buon traino nemmeno a Report, che a sua volta perde clamorosamente contro Fabio Fazio, pur recuperando via via nel corso della serata.

I conti Rai tra taglio del canone e possibili tagli
Nunzia De Girolamo (Imagoeconomica).

Invece di difendere i suoi vertici, Meloni sembra cedere a Salvini

E, insomma, lunedì scorso a un certo punto una fonte Rai ventilava: «Nemmeno Berlusconi ha fatto un regalo così a Mediaset. Se non si trovano le risorse, bisognerà mollare una rete. E la prima candidata sarebbe Rai2». Scenario scongiurato, almeno per adesso. Restano i timori sulla capacità di investimento, dalle tecnologie agli studi televisivi, fino ai progetti di comunicazione pubblica e istituzionale. E naturalmente sulle risorse umane. Insomma, andrebbero eventualmente ridimensionati gli obiettivi e gli impegni previsti dal contratto di servizio. «Meloni dovrebbe difendere i suoi vertici in Rai. Sembra quasi che stia accettando una delegittimazione della dirigenza da parte di Salvini», sibilano a Saxa Rubra. Un Salvini che ovviamente non vede l’ora di poter segare le gambe delle poltrone su cui si regge TeleMeloni. Soprattutto se ciò accadrà in nome di un’antica battaglia politica della Lega come la cancellazione del canone, operazione che il Capitano vuole a tutti i costi perfezionare entro fine legislatura.

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