Rai privata? Coro di no

Marianna Venturini
10/10/2010

Rognoni: meglio introdurre un amministratore delegato

Rai privata? Coro di no

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato da Annozero ha detto che Futuro e libertà potrebbe pensare a iniziative parlamentari sulla privatizzazione della Rai: «Fuori i partiti dalla Rai, è arrivato il momento di privatizzare l’azienda, è un’iniziativa che Futuro e libertà proporrà in questa legislatura».
In effetti Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo di Fli alla Camera, ha annunciato che «lunedì 11 ottobre sarà presentato uno studio con una proposta di legge». In un intervista al Secolo d’Italia, Della Vedova ha detto: «L’informazione è un tema decisivo per lo sviluppo del paese e occorre scommettere che ci siano non solo le regole ma che lo Stato sovrintenda».
Non è la prima volta che la politica parla della possibilità di privatizzare il sistema radiotelevisivo pubblico o ipotizza di modificare la governance di viale Mazzini. Anche la discussa legge Gasparri aveva previsto la privatizzazione della Rai, ma non se ne è mai fatto nulla.

Rognoni: «Meglio un amministratore delegato»

Per Carlo Rognoni, ex consigliere di amministrazione della Rai e presidente del Forum riforma della Rai del Pd, «è fuori discussione che la Rai debba cambiare se vuole essere davvero un servizio pubblico. Da troppi anni i partiti ci mettono le mani, ormai è diventata una brutta abitudine. La tradizione di giornalismo libero è inesistente in Italia perché la spartizione dei poteri tra televisioni e carta stampata ha sempre prevalso».
Secondo Rognoni un dibattito parlamentare sulla proposta di Fini è possibile, anche se, ha ricordato Rognoni a Lettera43, «abbiamo presentato un ddl sulla governance della Rai che introduce la figura dell’amministratore delegato collettivo e ridimensiona drasticamente il peso dei partiti. Bisogna calendarizzarlo». Rognoni è convito che finché ci sarà Silvio Berlusconi «sarà impossibile ragionare con chiarezza perché crea uno squilibrio all’interno del sistema della comunicazione».
Anche l’incongruenza rappresentata da Michele Santoro è colpa di questo sistema: «Alla Bbc una faziosità così spinta non sarebbe ammessa. Del resto la Rai non è la Bbc». Secondo Rognoni il mercato dovrebbe puntare sulla comunicazione online: «L’unica rivoluzione è quella di Internet. Per il resto il duopolio Rai-Mediaset ha schiacciato anche la presenza di Sky».

Per Zaccaria è una scorciatoia improponibile

Secondo l’ex presidente della Rai e deputato del Partito democratico, Roberto Zaccaria, «la privatizzazione totale della Rai non ha senso, è una scorciatoia improponibile». Una soluzione per ristabilire gli equilibri nel sistema radiotelevisivo, ha dichiarato Zaccaria a Lettera43, potrebbe essere suddivisa in tre passaggi: «Il primo prevede l’emanazione di una legge seria sul conflitto di interessi, il secondo una norma che regoli la concentrazione del potere televisivo, poi si potrebbe pensare di privatizzare una rete della Rai ma non di più. Il servizio pubblico è importante per l’Italia».
Le prime due condizioni indicate da Zaccaria «sono essenziali per arrivare a ipotizzare la privatizzazione di un canale di viale Mazzini». Finora il parlamento non è riuscito a votare una legge sul conflitto d’interessi perché «sul testo dovrebbe convergere un’ampia maggioranza e farla a problema aperto è difficile In pratica sarebbe quasi una riforma costituzionale».

Con Cicchitto anche la maggioranza boccia l’idea

Le dichiarazioni di Fini hanno suscitato molte polemiche, per lo più contrarie. Duro il commento di Manuela Palermi, responsabile Comunicazione del Pdci: «Non soddisfatto di tutti i fallimenti provocati dalle privatizzazioni, Fini si schiera per una Rai privata tale e quale fece Veltroni a suo tempo. La sensazione è di un ‘annunciò che lavi la coscienza a chi usa la Rai per i propri comodi di partito o di quasi-partito».
La pensa così anche Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: «La proposta non ci convince perchè c’è bisogno di una televisone ispirata a criteri pubblici e perchè è fortissimo il rischio che vada in mano alla solite cordate finanziario-editoriali».
Per Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, «non sono i privati l’alternativa all’attuale malgoverno aziendale».
Di diverso avviso, invece, Il radicale Marco Beltrandi, membro della commissione di Vigilanza sulla Rai, per cui quello ipotizzato da Fini è «l’unico modo per fare uscire i partiti dall’azienda».

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