Rai, profondo rosso

Redazione
10/12/2010

di Adelaide Pierucci Conti in rosso reintegrati da pubblicità in flessione, canone più evaso d’Europa, contratti e spese da nababbi:...

Rai, profondo rosso

di Adelaide Pierucci

Conti in rosso reintegrati da pubblicità in flessione, canone più evaso d’Europa, contratti e spese da nababbi: benvenuti nella Sprecopoli Rai. Nell’ultimo rapporto 2010, la Corte dei conti ha parlato di situazione preoccupante: «Già da qualche tempo, la Rai presenta un profilo di criticità in persistente sbilancio negativo tra ricavi e costi, le cui ripercussioni sulla situazione economico patrimoniale e finanziaria della società di proprietà pubblica stanno assumendo dimensioni preoccupanti».
Basta dare uno sguardo ai conti che la magistratura contabile ha riportato nel paragrafo “Criticità della gestione Rai”. Si passa dai numeri in attivo del 2005 (+ 16 milioni di euro) a quelli in passivo dell’anno successivo: – 79 milioni di euro. Da lì in poi, i conti hanno sempre un segno negativo: – 5 milioni nel 2007, – 37 nel 2008, – 62 nel 2009 fino ad arrivare al 2010, il più disastroso, che in previsione, potrebbe far registrare un – 116.

Il canone più evaso d’Europa

La Corte dei contiricorda che «la Rai è l’attuale (fino al 2016) concessionaria del servizio pubblico radio-televisivo definito dalla legge Gasparri la quale stabilisce, tra l’altro, che la misura dei canoni di abbonamento, ordinario per le famiglie e speciale per altri soggetti, deve essere tale da consentire alla concessionaria di coprire i costi che tale servizio comporta».
Ed è qui che è stato registrato il tracollo. Nonostante il fatto che il canone italiano sia il più basso tra quelli dei Paesi membri dell’Unione, la percentuale di evasione è «intorno al 28%, oltre tre volte quello della media europea». Paradossalmente, quindi, il canone più moderato è quello maggiormente evaso. «Tali inaccettabili livelli di inottemperanza o di elusione derivano anche da campagne condotte da molti media, e non solo, che lo qualificano da tempo come “l’odioso balzello dovuto alla Rai» ha concluso la Corte.

Una voragine da mille milioni di euro

Un dato che da anni si è ripercosso sulla contabilità separata applicata alle due grandi aree operative in cui è stata suddivisa l’azienda: gli aggregati A e B. Il primo, per il servizio pubblico, recepisce ricavi e costi del canone. Il secondo, ricavi e costi dell’attività commerciale.
Da quando è stata applicata la legge Gasparri per la contabilità separata, è aumentata la voragine nell’aggregato A (compensata sempre meno dal deficit dell’aggregato B, che si è accentuato dal 2009): – 221 milioni nel 2005, – 296 nel 2006, – 159 nel 2007 e – 335 nel 2008.
In pratica, il deficit complessivo dell’aggregato A nel quadriennio è pari a meno 1.011 milioni di euro. Tutti i dati, ha precisato la Corte, «sono desunti dal documento di budget approvato il 4 febbraio 2010». Secondo il deputato Udc Enzo Carra, segretario della Commissione di vigilanza Rai, «il canone è un vincolo di risorse pubbliche per un servizio pubblico. Da anni, la Rai dimostra che questo servizio costa più del canone. C’è tuttavia da considerare che i criteri del servizio pubblico concordati con l’Autorità per le comunicazioni sono per così dire “flessibili”, comprendendo interi generi come la fiction, la cui appartenenza al servizio pubblico è perlomeno dubbia».

Circa 190 milioni per fiction e sceneggiati

Nel frattempo, la cinghia non si stringe più di tanto: il presidente della commissione, Sergio Zavoli, ha denunciato che sono stati spesi nel 2010 190 milioni di euro solo per gli appalti legati alle fiction e per i contratti d’acquisto di sceneggiati. Di spese si parlerà anche nel consiglio di amministrazione del 16 dicembre.
A partire da quelle del direttore del Tg1 Augusto Minzolini che, in base a un’indagine della direzione generale, denunciata da Nino Rizzo Nervo, membro del cda Rai in quota Partito democratico, avrebbe speso con la carta di credito aziendale 86.680 euro in 14 mesi per pranzi, cene e viaggi di rappresentanza.
Un conto che supererebbe di gran lunga i 60 mila euro spesi complessivamente dagli altri 31 direttori che dipendono dal direttore generale della Rai, Mauro Masi. Rizzo Nervo però non ha voluto aggiungere nulla sul caso: «La mia lettera era indirizzata a Masi e a Garimberti, qualcuno è riuscito a spuntarne qualche stralcio, non so come. Quei dati li ho dedotti da un’indagine interna della Rai. Di più non dico. Non è mia intenzione divulgare nulla. La mia trasparenza è solo con la Rai» Top secret, quindi. Neanche l’opposizione denuncia a gran voce.
Intanto, un migliaio di lavoratori Rai il 10 dicembre ha manifestato davanti alla sede Rai di viale Mazzini, a Roma. Con bandiere di diverse sigle sindacali (tranne la Cisl) e slogan contro tagli ed esternalizzazioni. In prima linea, i giornalisti Michele Santoro e Sandro Ruotolo e lo staff di Annozero. «Questa manifestazione è la dimostrazione che il gruppo dirigente del servizio pubblico è al capolinea», ha detto il senatore del Pd Vincenzo Vita. «bisogna anche capire che fine ha fatto il contratto di servizio e su questo abbiamo presentato un’interrogazione».