In Rai il rapporto tra Rossi e Sergio scricchiola e l’ad è in cerca di nuovi sponsor politici

Luca Di Carmine
22/11/2023

Mentre al dg meloniano vengono imputati i flop, l'amministratore delegato, da vecchio volpone democristiano, si guarda intorno dialogando con Pd, Lega e Forza Italia. Che, secondo i rumors, nel prossimo riassetto dei vertici potrebbe sostenerlo in cambio della promozione dell'azzurra Agnes alla presidenza di Viale Mazzini.

In Rai il rapporto tra Rossi e Sergio scricchiola e l’ad è in cerca di nuovi sponsor politici

Da qualche giorno la comunicazione dell’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, è completamente cambiata e si è fatta più aggressiva. Lunedì, per esempio, ha sottolineato come la tv pubblica, con la finale di Jannik Sinner e con Domenica In, dove si è trattato del caso del femminicidio di Giulia Cecchettin, abbia fatto vero servizio pubblico. Un paio di giorni prima, durante il Cda, aveva sollecitato la divulgazione da parte dell’ufficio marketing di un documento che smentisse presunte fake news che circolano sull’azienda. Con punte di ridicolo come il capitolo per negare i cattivi rapporti tra lui e il direttore generale, Giampaolo Rossi. «Siamo legati da profonda stima e amicizia», ha detto Sergio. «A lui mi lega un’amicizia personale e una straordinaria collaborazione», ha rimarcato Rossi. Ma anche in un altro paio di occasioni Sergio è intervenuto per rimarcare i successi di mamma Rai, per esempio di Viva Rai 2 di Fiorello. Con cui l’ad si fa vedere spesso e volentieri. Molto più in ombra, invece, il dg Rossi, cui molti imputano le scelte peggiori, quelle che stanno facendo soffrire di più i palinsesti della tv pubblica. A partire dall’approfondimento, il cui direttore è un uomo di provata fede a destra come Paolo Corsini. O il day time, guidato da un altro fedelissimo come Angelo Mellone. Ma pure Rainews24 di Paolo Petrecca, col sito web guidato da Francesca Oliva (ex Rainet guidata in passato da Rossi) che è sceso dal nono all’11esimo posto nella classifica Audiweb. E pure sulla comunicazione si punta il dito contro Nicola Rao, altro uomo del dg.

In Rai il patto tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi scricchiola e l'ad è in cerca di nuovi sponsor politici
Fiorello con Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Il patto della staffetta tra Sergio e Rossi scricchiola a causa di cattivi ascolti e flop e così l’ad ha cominciato a guardarsi intorno

Ma c’è di più: dopo che Rossi ha sbeffeggiato pubblicamente Corrado Augias («mi preoccupa la sorte di 12 mila dipendenti non lo stipendio di Augias»), Sergio ha richiamato l’88enne giornalista per chiedergli di portare a termine il programma Gioia della Musica, accertandosi che la notizia filtrasse. Per quale motivo? Intendiamoci: i rapporti tra Sergio e Rossi sono ancora formalmente buoni, improntati alla linea del simul stabunt, simul cadent, e ancora dura il patto che dovrebbe portare, a luglio, alla staffetta tipo Mazzola e Rivera, con Rossi ad e Sergio dg. Ma l’accordo, a fronte dei cattivi ascolti e al flop di alcuni programmi simbolo, come Avanti Popolo di Nunzia De Girolamo e Il Mercante in Fiera di Pino Insegno, è ormai parecchio scricchiolante e Roberto Sergio, da vecchio volpone democristiano, ha iniziato a guardarsi intorno e a tessere la sua tela. Potendo contare su rapporti di lungo corso con il potere romano di prima e seconda fascia. Intanto ha ricominciato a farsi vedere a eventi pubblici e a vernissage nei migliori salotti. Il ragionamento è il seguente: se i cattivi ascolti vengono imputati solo a Rossi, vuoi vedere che “io speriamo che me la cavo” e magari riesco a restare in sella al cavallo di Viale Mazzini? Per ora è solo un pensiero, corroborato però dai fatti, in primis una comunicazione molto più aggressiva per difendere la “sua” Rai.

In Rai il patto tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi scricchiola e l'ad è in cerca di nuovi sponsor politici
Giampaolo Rossi, dg Rai (Imagoeconomica).

Secondo i rumors, Forza Italia in cambio di un appoggio a Sergio chiede la promozione di Agnes alla presidenza Rai

Poi viene la politica. Se Rossi resta il punto di riferimento del partito meloniano (con qualche dubbio che inizia a serpeggiare) e dei 5 stelle – sodalizio iniziato ai tempi dell’ex ad pentastellato Fabrizio Salini, che aveva trovato in Rossi un solido alleato per orientarsi nella giungla di Viale Mazzini – Sergio ha cominciato a parlare con altri. Con chi? Innanzitutto, tramite il potentissimo direttore del Tg3 Mario Orfeo, con il Pd. Poi con la Lega, che con Rossi non tocca palla. Pare che Matteo Salvini l’abbia detto chiaro ai suoi parlamentari che tengono i contatti con Viale Mazzini: Rossi è roba di Giorgia, quindi non c’è da fidarsi, bisogna guardare altrove. Quindi Sergio. Il quale, poi, ha da sempre un buon rapporto coi centristi, da Maurizio Lupi e Pier Ferdinando Casini, e con Forza Italia, tramite una lunga amicizia con Gianni Letta. La voce che gira, tra Saxa e Mazzini, è però che, in cambio dell’appoggio futuro a Sergio, i berluscones chiedano la promozione della “loro” consigliera Simona Agnes alla presidenza della Rai. Cosa tutt’altro che impossibile, più per la forza del nome che porta che per i suoi meriti all’interno del Cda.

In Rai il patto tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi scricchiola e l'ad è in cerca di nuovi sponsor politici
Marinella Soldi, Roberto Sergio, Giampaolo Rossi e Simona Agnes (Imagoeconomica).

Alla fine tra i due litiganti, Meloni potrebbe puntare su un terzo nome 

Insomma, Sergio e Rossi non sono ancora ai ferri corti, ma i due hanno iniziato a giocare una partita in proprio, autonoma l’uno dall’altro, dove però il direttore generale ha molto più da perdere del suo alleato/concorrente. E le cordate che si stanno delineando (Fdi e M5s con Rossi/Pd, Lega e Fi con Sergio) iniziano ad affilare le spade in attesa del duello di luglio, quando l’attuale maggioranza dovrà decidere gli assetti del futuro vertice Rai. Dove tutto questo porterà è ancora presto per dirlo. «Bisognerà aspettare i risultati del Festival di Sanremo e gli ascolti dell’inverno, tra informazione e intrattenimento. Poi all’inizio di maggio si tireranno le somme. Solo allora si capirà se questo vertice è destinato a proseguire, intero o dimezzato, oppure no…», ragiona una fonte interna all’azienda. Se poi gli ascolti dovessero precipitare ancor di più, allora non è escluso che la stessa Giorgia Meloni possa decidere di guardare altrove, con un terzo nome che però, a parte qualche spiffero velenosamente messo in circolo (il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci), ancora non c’è.