Rapporto Banca Intesa Sanpaolo, volano le imprese dei distretti industriali

Redazione
30/03/2018

«L’economia Italia avrà una crescita cinese? No, però possiamo puntare a una crescita tedesca». Parola di Gregorio De Felice, capo...

Rapporto Banca Intesa Sanpaolo, volano le imprese dei distretti industriali

«L’economia Italia avrà una crescita cinese? No, però possiamo puntare a una crescita tedesca». Parola di Gregorio De Felice, capo della ricerca economica del centro studi di Banca Intesa Sanpaolo. L’occasione è la presentazione a Palazzo Belgioioso, a Milano, del decimo rapporto annuale sullo stato di salute dei distretti industriali italiani. Una fotografia che mostra tanti aspetti positivi: dal fatturato all’export, passando per la vitalità delle imprese a conduzione giovanile e femminile, per arrivare alla crescita dimensionale delle aziende. L’analisi ha preso in considerazione i bilanci di 72mila imprese, per poi effettuare un confronto tra circa 18mila aziende appartenenti ai distretti e 54mila imprese non distrettuali. Presenti a commentare il rapporto l’amministratore delegato di banca Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, e Francesco Guelpa, responsabile industria e banche del Centro studi.

FATTURATO: +5,8% NEL BIENNIO 2018-2019. Nonostante le difficoltà dovute alla crisi, tra il 2008 e il 2017 i distretti hanno visto crescere il loro fatturato in media del 13%, rispetto all’8,7% delle aree non distrettuali. Per il prossimo biennio, 2018-2019, le stime prevedono un’accelerazione della crescita al +5,8%. A fare da volano per le imprese saranno l’export, gli investimenti e, in misura inferiore, la domanda interna.

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IL DISTRETTO MIGLIORE: L’OCCHIALERIA DI BELLUNO. In base a una classifica che attribuisce un punteggio da zero a cento ai singoli distretti su parametri di crescita (fatturato ed export) e redditività, l’occhialeria di Belluno (82,2) precede di poco il distretto della gomma di Sebino Bergamasco (81,5). Terzo posto per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (80,3). Nelle prime venti posizioni, dieci distretti appartengono al Nord-Est, cinque al Nord-Ovest, due al Centro e tre al Mezzogiorno.

BANCA INTESA SANPAOLO: PRONTI 250 MILIARDI PER IL CREDITO. E in questo scenario positivo, Banca Intesa Sanpaolo vuole fare la sua parte: «L’Italia ha un’economia solida, nei conti correnti ci sono 6 trilioni di risparmi e in questo siamo tra i migliori al mondo», garantisce l’Ad Carlo Messina, «ma la crescita ha creato delle diseguaglianze. Per questo abbiamo previsto, nei prossimi quattro anni, 250 miliardi di euro di nuovo credito alle imprese e alle famiglie, di cui 1,2 miliardi per chi ha difficoltà ad accedere al credito come giovani e start-up. Le elezioni? Chi governerà dovrà cercare di abbassare il nostro debito pubblico».

BENE AGRO-ALIMENTARE E MECCANICA, GIÙ SETTORE CASA. Tra i settori maggiormente competitivi vi è quello agro-alimentare, grazie alla presenza dei prodotti di origine protetta (DOP) e a indicazione geografica protetta (IGP). Volano per fatturato la produzione di olio (+36%), conserve (+33,2%), pasta e dolci (+31,2%), latte e formaggi (+29,1%) e vino (+26,3%). Bene anche la Meccanica: il 69% delle imprese vende prodotti in grado di essere compresi nel piano d’incentivi “Industria 4.0”. Ancora in affanno il settore della casa, dei mobili e dell’illuminazione. Negli ultimi anni si è affermato il distretto della cosmesi, particolarmente radicato nelle province di Lodi e Cremona e con un avanzo commerciale di 2,3 miliardi di euro.

MENO IMPRESE, MA PIÙ GRANDI. La crisi ha fatto diminuire il numero delle imprese. In compenso il fatturato complessivo è aumentato di 12,3 miliardi di euro rispetto al 2008. A contribuire alla crescita è l’aumento di brevetti e marchi registrati. Il 12,9% delle aziende è proprietaria di marchi registrati a livello internazionale. Di questi, il 56,3% appartiene alle imprese più grandi, il 29,5% alle medie, e l’11,1% e 2,7% a quelle piccole e micro.

PIÙ IMPRESE FEMMINILI E UNDER 35. Le aziende con a capo imprenditrici donne sono in crescita e si attestano al 23% del totale. Sono molto diffuse nella moda (una su tre) e in settori come abbigliamento, maglieria, oreficerie e calzature. Il record è a Carpi, in Emilia Romagna, dove un’impresa su due è amministrata da donne. Tra il 2012 e il 2016, il fatturato delle imprese amministrate da under 35 (10% del totale) è cresciuto del 19%, quasi il doppio rispetto alle altre realtà distrettuali. Sono particolarmente diffuse nella Moda e nel settore della Metalmeccanica. Il sud Italia ne è ricco: sono il 15,5%.

LE DEBOLEZZE: MERCATI DI SBOCCO TROPPO CONCENTRATI E LEVA FINANZIARIA. L’export, tra il 2008 e il 2016, è andato bene in mercati come Usa, Cina e Hong Kong (+3 miliardi e +1,7 miliardi rispettivamente). «L’aspetto positivo è che sono cresciuti i mercati di sbocco», spiega Francesco Guelpa, «ma siamo ancora concentrati su pochi mercati e troppo legati all’Unione europea. In compenso, la distanza media delle esportazioni è aumentata di 409 km perché alcune aziende si sono rivolte agli Stati Uniti e ai mercati emergenti». Diminuisce la leva finanziaria, cioè il supporto che la Finanza riesce a dare alle imprese in termini di capitali: «Siamo distanti dai livelli di capitalizzazione di altri paesi», prosegue Guelpa, «siamo troppo indebitati e si investe poco in borsa. Sono state cedute imprese all’estero proprio a causa della mancanza di capitali».