La strategia di repubblicani e democratici sul Rapporto Muller

La strategia di repubblicani e democratici sul Rapporto Muller

Dilemma impeachment per dem, Warren a favore. Il partito del presidente fa quadrato, ma Romney si scaglia contro Trump. Che attacca via Twitter le «cazzate» contenute nell'inchiesta.

20 Aprile 2019 08.41

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La guerra è iniziata. Il rapporto del procuratore speciale Robert Mueller piomba sul Congresso, rimandando alla politica la decisione sull'ostruzione di giustizia da parte di Donald Trump, un reato punibile con l'impeachment.

Una strada questa che alcuni democratici, fra i quali la star Alexandria Ocasio-Cortez e la candidata al 2020 Elizabeth Warren, vogliono percorrere a tutti i costi pur sapendo che si tratterebbe di una mossa rischiosa a soli 18 mesi dalle elezioni. I repubblicani invece blindano il presidente e, criticando l'opposizione, invitano ora a guardare avanti. Il fronte conservatore mostra pero' i primi segnali di cedimento, con il senatore Mitt Romney che attacca il presidente dicendosi «disgustato» per quanto letto nel rapporto.

TRUMP ALL'ATTACCO, I REPUBBLICANI FANNO QUADRATO

Trump è livido e la sua ira non risparmia nessuno. Il rapporto Mueller che avrebbe dovuto scagionarlo una volta per tutte rivela uno spaccato di una Casa Bianca nel caos, dove regna la cultura della disonestà. Rifugiato a Mar-a-Lago insieme alla first Lady Melania, il presidente scarica la sua furia su Twitter. «Le affermazioni su di me rilasciate da alcune persone nel folle Rapporto Mueller, sono totalmente false», delle «cazzate dette solo per farmi apparire cattivo», ha scritto ribadendo che le indagini del Russiagate sono una «bufala» iniziata «illegalmente e che non sarebbe mai dovuta accadere». Il Russiagate «è stato uno spreco di tempo, energia e denaro, per essere esatti 30 milioni di dollari», ha aggiunto. Per il tycoon il rapporto è una doccia fredda, uno schiaffo inatteso: Trump avrebbe voluto celebrare e invece si trova, con tutta la Casa Bianca, a cercare di limitare i danni. I repubblicani fanno quadrato attorno al presidente: Mueller non ha rinvenuto alcuna collusione né ostruzione di giustizia, è il loro mantra. «Il rapporto di Mueller mette una pietra sopra alle teorie senza senso dei democratici sulla cospirazione» con la Russia, ha riferito il repubblicano Steve Scalise. Più cauto Mitch McConnell, il leader conservatore del Senato: «Esaminerò attentamente il rapporto». Ho rotto le fila del partito il senatore Romney: «Sono sconvolto» e «disgustato», ha detto.

DEMOCRATICI DIVISI SUL RICORSO ALL'IMPEACHMENT

I democratici non hanno dubbi sul fatto che le conclusioni di Mueller siano «schiaccianti» contro il presidente e si impegnano a battersi per arrivare fino in fondo. Il primo passo è la richiesta al Dipartimento di Giustizia di consegnare il rapporto per intero, senza omissioni, e con tutte le prove allegate. Una richiesta che cade nel vuoto bollata come «prematura e non necessaria» dal Dipartimento guidato da William Barr. La battaglia dei democratici passa anche per il dilemma dell'impeachment: una parte del partito è convinta che sia la strada da seguire. Un'altra è invece scettica: facendolo si corre il rischio di perdere di vista i temi che più stanno a cuore agli americani e di lasciarsi sfuggire di mano le elezioni del 2020. Una procedura di impeachment, va ripetendo la speaker della Camera Nancy Pelosi, può essere portata avanti solo se bipartisan e per ora non ci sono segnali di sostegno da parte dei repubblicani. A complicare la partita è la vicinanza del voto: forzare la messa in stato d'accusa priverebbe gli americani dalla possibilità di esprimesi liberamente ai seggi e rischierebbe di ritorcersi contro il partito. Una partita quindi difficile e che, con 18 candidati a sfidare Trump, rappresenta una sfida per i democratici. L'esercito degli aspiranti liberal alla Casa Bianca è destinato ad aumentare nei prossimi giorni con la discesa in campo di Joe Biden. «Dobbiamo riprenderci il Paese», dice l'ex vice presidente in un riferimento indiretto al rapporto di Mueller, che ritrae un Trump «salvato» dai suoi collaboratori sull'ostruzione di giustizia. È stata infatti più la resistenza dei suoi uomini che la sua volontà a evitargli di commettere reati.

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