Cosa dice il rapporto dell’Ocse sull’Istruzione 2019

Fotografia in bianco e nero per la scuola italiana. Secondo il dossier nei prossimi 10 anni ci saranno un milione di studenti in meno e metà dei docenti da sostituire. Ma il vero allarme sono i neet: oltre il 26% dei giovani non studia o non lavora. I numeri.

10 Settembre 2019 16.33
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Una duplice sfida attende la scuola italiana nei prossimi dieci anni: oltre un milione di studenti in meno e circa metà degli attuali docenti che andranno in pensione. Lo dice il Rapporto Ocse Education at a Glance 2019 sulla scuola. Lo studio ha evidenziato che l’Italia ha la quota maggiore di docenti ultra 50enni (59%) e dovrà sostituirne circa la metà entro i prossimi dieci anni ed ha la quota più bassa di insegnanti di età tra i 25 e i 34 anni nei Paesi dell’Ocse. Il 68% degli insegnanti ha dichiarato che migliorare i salari dei docenti dovrebbe essere una priorità.

ALLARME NEET IN ITALIA: SUPERATA LA SOGLIA DEL 26%

Nello stesso dossier si lancia l’allarme sui neet. L’Italia ha registrato la terza quota più elevata di giovani che non lavorno, non studiano e non frequentano un corso di formazione tra i Paesi dell’Ocse: il 26% dei giovani di età compresa tra 18 e 24 anni è neet, rispetto alla media Ocse del 14%. L’Italia e la Colombia sono gli unici due Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con tassi superiori al 10% per le due categorie (inattivi e disoccupati) tra i 18-24enni.

ITALIA INDIETRO ANCHE PER LA SPESA: SOLO IL 3,6% PER L’ISTRUZIONE

Un’altra nota dolente per la scuola del nostro Paese riguarda la spesa. L’Italia nìinveste circa il 3,6% del suo Pil per l’istruzione dalla scuola primaria all’università, una quota inferiore alla media Ocse del 5% e uno dei livelli più bassi di spesa tra i Paesi dell’Organizzazione. La spesa è diminuita del 9% tra il 2010 e il 2016 sia per la scuola che per l’università, più rapidamente rispetto al calo registrato nel numero di studenti, che è diminuito dell’8% nelle istituzioni dell’istruzione terziaria e dell’1% nelle istituzioni dall’istruzione primaria fino all’istruzione post-secondaria non terziaria. La quota del finanziamento privato nell’istruzione terziaria è lievemente superiore in Italia (36%) rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE (32%). Tra le fonti pubbliche, le amministrazioni regionali e locali contribuiscono a una piccola quota del finanziamento dell’istruzione non terziaria (5% dall’amministrazione regionale e 8% dalle amministrazioni locali); le amministrazioni regionali contribuiscano al 18% del finanziamento pubblico per l’istruzione terziaria.

BIMBI A SCUOLA GIÀ A 3 ANNI, MEGLIO CHE IN UE

Ci sono però anche note positive, soprattutto sull’accesso all’Istruzione. Tutti i giovani di età compresa tra i 6 e i 14 anni – l’età che copre la scuola dell’obbligo nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse – sono scolarizzati in Italia. La piena scolarizzazione (i tassi di scolarizzazione superiori al 90%) inizia prima in Italia, all’età di 3 anni, con un tasso di scolarizzazione del 94% tra i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni, rispetto all’87% in media nei Paesi dell’Organizzazione. L’Italia ha altresì programmi per i bambini di meno di 3 anni, ma non sono coperti dalla Classificazione internazionale standard dell’istruzione (ISCED). In Italia, l’istruzione pre-primaria è erogata principalmente dal settore pubblico. Solo il 28% dei bambini è iscritto in scuole private (media Ocse: 34%), mentre il 72% rimanente frequenta istituti pubblici. Nelle scuole dell’infanzia il numero di bambini per insegnante si attesta a 12, rispetto alla media Ocse di 15.

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