Rating, pollice verso

Vita Lo Russo
23/12/2010

L'Ue pensa di sostituire le agenzie con un ente pubblico.

Rating, pollice verso

Moody’s ritiene che i rischi di vulnerabilità impongano una revisione del rating della Spagna e del Portogallo. Crede inoltre che la solvibilità del debito di Madrid e di Lisbona sia fuori di dubbio. Tuttavia ha tenuto a precisare che «il probabile deterioramento dell’accessibilità del debito a medio termine e le preoccupazioni sulla capacità delle economie di resistere al risanamento dei conti pubblici» possano portare a un declassamento dei titoli obbligazionari.
MOODY’S MANI DI FORBICE. «Scusate ma chi ha mai eletto Moody’s? Quale trattato o accordo ha mai firmato per venire eletta arbitro assoluto, assieme alle due sorelle Fitch e Standard & Poor’s, delle economie dei Paesi?», si è interrogato il Guardian.
Moody’s non solo esprime giudizi, quando è il caso taglia. L’agenzia a metà dicembre ha declassato il rating dell’Irlanda da Aa2 a Baa1, uno step prima del pericolosissimo junk (spazzatura: Ba1 è il primo livello junk). Sorte che non ha evitato la Grecia: a giugno la stessa spietatissima agenzia le aveva affibbiato il tanto riluttante livello Ba1. Un mese dopo l’Sos all’Unione europea che ha innescato il prestito condizionato di 110 miliardi di euro.

Il lunedì nero di Lehman Brothers

Alle sei del mattino del 15 settembre del 2008, il giorno in cui Lehman Brothers si avvalse del Chapter 11 del diritto fallimentare, poco prima dell’apertura di Wall Street, Moody’s declassò il rating sul debito della banca americana di ben dieci tacche (da A2 a B3). Declassamento lampo anche da parte di Fitch che quella mattina abbassò i titoli a breve termine da un A a una tripla C. Nel corso della giornata le azioni di Lehman persero l’80% del loro valore e il mondo assistette, suo malgrado, alle file di colletti bianchi che uscivano dal quartier generale di quella che era considerata la quinta banca d’investimento del mondo, portandosi dietro scatoloni, piante e poltrone.

Moody’s e la maledizione della tripla A

Esprimere un rating, equivale ad attribuire o togliere valore di mercato ai prodotti negoziabili nelle borse. Questo significa che le tre agenzie, tutte americane, hanno nelle loro mani un potere, oltre che una responsabilità, smisurati. Negli ultimi due decenni, quando il credito era in piena espansione, chiunque vendesse obbligazioni era sempre ricompensato con una tripla A.
MUTUI GONFIATI. «Moody’s», ha detto a inizio del 2010 il capo della Commissione di indagine sulla crisi finanziaria istituita da Barack Obama, Raymond McDaniel, «era una fabbrica di triple A». Dal 2000 al 2007 ha infiocchettato con il massimo dei voti qualcosa come 50 mila cartolarizzazioni di mutui residenziali. L’intero mercato dei subprime come quello dei bond era stato sopravvalutato, garantito solo dal rating ma senza valore. Il ritardo con cui, poi, le agenzie declassarono Lehman innescò numerosi procedimenti risarcitori.
TANGO BOND. Il declassamento ritardato da parte delle agenzie ha riguardato anche il più grande default pubblico della storia economica, quello dell’Argentina. Correva l’anno 2000 quando il governo di Buenos Aires promulgò la Ley de emegentia economico financiera con la quale venne dichiarata pubblicamente la situazione di emergenza dello Stato. Moody’s aveva piazzato i bond di Buenos Aires al livello B1.
Nel 2001 i risparmiatori cominciarono a ritirare grosse somme di denaro dai propri conti correnti, convertendo i pesos in dollari che vennero poi messi al sicuro in conti esteri. Per frenare l’ondata di panico il governo congelò i conti, autorizzando solo prelievi di piccole somme di denaro. La fiducia precipitò e il rating dei titoli di Stato, tra marzo e luglio, scese progressivamente a B3, per poi crollare a Caa1 in pochissime ore.

Bruxelles vuole evitare conflitti di interessi

Le agenzie di rating sono state quindi prima troppo generose a concedere A doppie o triple, e poi troppo affrettate nei tagli. Due meccanismi che hanno contribuito a togliere fiducia ai mercati europei mandando al patibolo quei Paesi che partivano con i fondamentali già deboli. Il 20 dicembre il premier greco, George Papandreou, dopo la serie decembrina di tagli di Moody’s, aveva attaccato «l’inaccettabile logica» delle agenzie che danno i voti in ritardo e «impediscono ai Paesi in difficoltà di rivolgersi ai mercati per accedere a nuovi finanziamenti».
COMMISSIONE UE AL LAVORO. Sul delicato ruolo del rating è al lavoro la Commissione europea. A Bruxelles stanno valutando di istituire un supervisore delle agenzie che potrà condurre inchieste, ritirare la licenza di rating e chiedere all’esecutivo europeo di imporre sanzioni. Non è esclusa, secondo i burocrati dell’Unione, anche la creazione di un’agenzia di rating pubblica che sia finanziata dagli Stati membri e non dalle società di borsa che invece possono condizionare gli esiti delle analisi finanziarie.