Peppino Caldarola

L'Italia è razzista? Non quella che vedo io

L’Italia è razzista? Non quella che vedo io

07 Febbraio 2019 09.14
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Matteo Salvini e Luigi Di Maio fanno molta “ammuina”. Dicono al Paese cose contrastanti. Lo impauriscono sollevando il tema dell’invasione dei migranti e della politica cattiva che si fa buonista per non perdere il potere. Lo galvanizzano presentando, contro tutte le evidenze, un'economia in ripresa, che cancella la povertà, che si occupa degli italiani, che ha una classe dirigente disinteressata. Il famoso Paese sottostante era ed è sollecitato da queste spinte a comportamenti estremi. Dopo decenni di conformismo del politicamente scorretto, ormai ogni vituperio è stato legittimato, ogni odio ha una sua giustificazione, ogni blasfemia istituzionale è ritenuta tollerabile.

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L’effetto fumogeno di questo incrociarsi fra una propaganda furba, fatta di idee di seconda mano trasmesse attraverso tecnologie di prima mano, spinge chi avversa il governo a credere di essere di fronte a una situazione irrevocabile. L’ascesa dei “cattivi” non è più “resistibile” ma inesorabile. E i cattivi appaiono da tutte le cronache, dai due sciagurati che sparano davanti a un pub, alla signora che scaccia la mamma di colore col carrozzino dal bus e via via degradando. Poi la realtà ti pone di fronte a cose diverse. Dalle navi, dopo tante fatiche, riescono a scendere poche decine di migranti e ad accoglierli trovano uomini e donne delle organizzazioni umanitarie. L’immagine vera dell'Italia è data da Mimmo Lucano e da Pietro Bartolo. Due grandi italiani.

L'ITALIA SOLIDALE COI MIGRANTI ESISTE E NE HO LE PROVE

A me è capitato per due giorni consecutivi di vedere una stessa scena che mi ha colpito. Ero sul 70, la linea di bus che da piazzale Clodio, a Roma, porta verso il centro e per due volte in giorni consecutivi a una diversa fermata una donna di colore ha cercato di portar su una carrozzina con un bimbo o una bimba. Porte piccole del bus e carrozzina dalle ruote fuori misura. Bus fermo ma nessuna protesta con decine di viaggiatori che si davano da fare per portare dentro la carrozzina e altri che cedevano il posto alla signora finalmente salita sul bus il cui autista pazientemente teneva fermo. Non una parola razzista, non un gesto di stizza per il ritardo. Solidarietà e comprensione. Non ditelo a Mario Giordano, potrebbe ammalarsi di fegato. Ripeto per due giorni ho assistito alla stessa scena (ovviamente non con le stesse persone). E allora perché disperare? Questo sentimento di “finemondo” travolge la sinistra che non ha la forza di tenere dritta la schiena e cerca dialogo con chi non vuole dialogare e crede che l’irrisione e l’insulto reciproco siano forme di lotta contro Salvini.

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GLI ITALIANI SI STANCHERANNO PRESTO DI MATTEO SALVINI

Continuo a pensare che il tema di oggi sia di unire le forze. Bisogna lasciar perdere i rissosi di professione (ad esempio Roberto Giachetti), bisogna lasciar perder chi vuole la sinistra identitaria ma non sa che cosa sia, bisogna finirla col distruggere l’alberello appena infilato nel terreno. Manca a questa sinistra quella forza morale, quelle personalità che siano in grado di parlare un non retorico linguaggio unitario. Romano Prodi su Repubblica, schierandosi per Nicola Zingaretti e per un forte afflusso alle primarie del Pd, ha saputo dare una prova di come si può dare un contributo utile pur se il proprio progetto non è interamente rispettato o concretizzato. Troppo guappi di cartone al governo, tanti guappi di cartone all’opposizione. Sono da sempre convinto che il nostro non sia un Paese di rivoluzioni. Arriva sempre il momento in cui gli italiani si rompono di stare dietro a chi accende i fuochi e cercano disperatamente i pompieri. E quel momento sta arrivando. È qui la debolezza inesorabile di Matteo Salvini.

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