Rc auto, altri aumenti: +2,1%

Redazione
26/08/2012

L’assicurazione delle auto si fa sempre più cara. Nei primi tre mesi del 2012 il premio medio effettivamente pagato dagli automobilisti...

Rc auto, altri aumenti: +2,1%

L’assicurazione delle auto si fa sempre più cara. Nei primi tre mesi del 2012 il premio medio effettivamente pagato dagli automobilisti italiani ha registrato un rialzo del 2,1%. Un aumento in rallentamento, però rispetto al 5,8% del 2011 e al 4,7% del 2010.
A comunicare i dati è stata l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), che evidenzia tuttavia come nel lungo periodo, tra il 2005 e il 2011, il premio medio della copertura risulti in calo del 2,4%, «il che equivale a dire», ha spiegato l’associazione, «che in media nel 2011 si è pagato lo stesso premio del 2005».
INVERSIONE DI TENDENZA NEL 2010. Dopo cinque anni (2005-2009) in cui il premio medio della copertura Rc auto è risultato in costante diminuzione per un valore complessivo nel quinquennio di -11,8%, dal 2010 – emerge dall’ultimo rapporto dell’Ania dedicato al settore – si è registrata un’inversione di tendenza (+4,7%) poi proseguita anche nel 2011 (+5,8%).
Complessivamente, comunque, nel periodo 2005-2011 il premio medio della copertura assicurativa risulta lievemente in diminuzione (-2,4%), tanto che nel 2011 si è pagato in media lo stesso premio di sei anni prima.
TARIFFE DIVERSE DAI PREZZI PAGATI. L’associazione delle compagnie ha precisato quindi che per calcolare il prezzo medio pagato per la singola copertura occorre tener conto del fatto che il numero di veicoli assicurati varia nel tempo. Dividendo il volume dei premi per il numero dei veicoli si ha il prezzo medio della copertura per veicolo.
A livello di mercato, le «tariffe», vale a dire i prezzi di listino che non corrispondono ai prezzi effettivi pagati per l’acquisto o il rinnovo della polizza, ad aprile mostravano, secondo le rilevazioni Istat, un aumento tendenziale del 4,3% rispetto allo stesso mese del 2011.
L’ISTAT VALUTA SOLO ALCUNI PROFILI. L’andamento tariffario rilevato dall’Istituto di statistica, ha precisato ancora l’Ania, prende però in considerazione solo alcuni profili di rischio, considerati più rappresentativi dell’intero territorio nazionale e valorizza anche l’applicazione delle disposizioni di legge sul cosiddetto «bonus malus familiare».
Le misurazioni basate sui prezzi di listino quindi «non rispecchiano i prezzi effettivamente pagati dagli assicurati e rappresentano i prezzi massimi di riferimento per tipologia di rischio. La loro variazione non fornisce pertanto un’indicazione attendibile sulla variazione della spesa reale dei consumatori».