Rcs soffre di spagnola

Redazione
10/12/2010

di Giovanna Predoni Come da copione, anche se con una settimana d’anticipo rispetto a quanto inizialmente preventivato, Marco De Luca...

di Giovanna Predoni

Come da copione, anche se con una settimana d’anticipo rispetto a quanto inizialmente preventivato, Marco De Luca ha annunciato che si presenterà dimissionario alla riunione del consiglio d’amministrazione della Rcs in programma il 17 dicembre.
Al suo posto, come Lettera43.it anticipò due mesi or sono (leggi la notizia), entrerà Giuseppe Rotelli, l’imprenditore ospedaliero che è anche il secondo azionista della casa editrice.
Un cambio che Rotelli ha voluto fortemente, anche se non è passato molto tempo da quando chiese al penalista milanese di rappresentarlo. La mossa ha un sapore polemico: non vi siete degnati di far entrare un importante socio nel patto di sindacato e tantomeno nel consiglio, è il senso, allora mi prendo ciò che mi spetta di diritto.
Una levata di scudi che preoccupa gli altri azionisti, perché sicuramente il proprietario del gruppo San Donato non ha alcuna intenzione di fare il consigliere dormiente, e che è un po’ dispiaciuta allo stesso De Luca, che in fin dei conti in quel salottino buono dell’editoria si era trovato subito a suo agio.
Come del resto altri insigni giuristi (come il compianto Vittorio Ripa di Meana, ma anche lo stesso Piergaetano Marchetti che è presidente sia della Rcs Quotidiani sia della holding) che hanno mostrato di apprezzare grandemente il passaggio dalla carta dei codici a quella dei giornali.
Il cambio in consiglio arriva in un momento cruciale per l’azienda guidata da Antonello Perricone ( il cui nome il sito ufficiale della Rcs ha trasformato in Antonio). Archiviato per mancanza di acquirenti il tentativo di vendere i periodici del gruppo – molti azionisti sono ancora convinti di dover ricevere soldi dal compratore, quando invece li devono dare per la necessaria ristrutturazione – sul tavolo ci sono due differenti ipotesi sulle iniziative da prendere.
La prima, sponsorizzata con forza da Mediobanca, vorrebbe che la Rcs lanciasse un aumento di capitale da riservare a un socio estero da far entrare in azienda con un ruolo operativo.

Due opzioni sul tavolo

In piazzetta Cuccia fanno un ragionamento difficilmente confutabile: siccome  con 17 soci, tutti – dal più grande al più piccolo – convinti di essere padroni del gruppo, non si  va oltre una sorta di assemblearismo che spesso penalizza la gestione, identificare in qualcuno l’editore non può che portare vantaggi.
L’idea, per la verità, nasce anche dalla progressiva disaffezione di Mediobanca per la storica partecipazione che avrebbe volentieri alienato da tempo, se solo il capitalismo italiano avesse perso un po’ della sua connotazione relazionale.
Top secret, naturalmente, il partner che Mediobanca avrebbe individuato nella cerchia di editori (europei e non) interessati a mettere piede sul mercato italiano.
La seconda ipotesi invece è radicalmente diversa. A caldeggiarla sono alcuni azionisti vicini a Banca Intesa, il cui amministratore delegato Corrado Passera ne è un convinto sostenitore.
Il piano prevede il delisting della Rcs, cioè l’uscita della casa editrice dalla Borsa (cosa che oltretutto non dispiacerebbe alla Consob vista la ridottissima liquidità del titolo), la fusione della Rcs Libri con la Feltrinelli e la successiva quotazione in piazza Affari della nuova società.
L’idea punta a restringere il perimetro delle attività del gruppo, concentrando le risorse sulla parte più redditizia, ovvero i quotidiani Corriere e Gazzetta dello Sport, i quali si avviano a chiudere il 2010 con quasi 100 milioni di ebitda (l’utile prima degli interessi, delle tasse e degli ammortamenti: una sorta di margine operativo lordo).
Progetti differenti, come si vede, ma che hanno in comune un obiettivo: quello di portare mezzi freschi nel gruppo, sul cui capo pende la spada di Damocle della contabilizzazione della perdita delle deficitarie attività spagnole (Unidad Editorial, che comprende tra l’altro il quotidiano El Mundo e  il gruppo multimediale Recoletos), finora scongiurata a fronte della presentazione di un piano che ne prevedeva la valorizzazione.
Siccome l’obiettivo tarda ad arrivare, non ci sarebbe nulla di strano che l’Authority iberica della Borsa obbligasse Rcs a svalutarla, rendendo a quel punto obbligatoria a norma di legge la ricapitalizzazione con sommo scorno degli attuali soci.