Cosa punisce il reato di turbativa elettorale

Cosa punisce il reato di turbativa elettorale

La fattispecie è stata denunciata dalla Digos in relazione a uno striscione contro la Lega esposto a Salerno. La procura ha aperto un fascicolo per verificare eventuali responsabilità.

17 Maggio 2019 10.08

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Il reato di turbativa elettorale, ipotizzato dalla Digos in relazione allo striscione contro la Lega esposto a Salerno durante un comizio di Matteo Salvini, ha portato all'apertura di un fascicolo da parte della procura della città campana. Un atto dovuto per i pm, che si sono visti recapitare una denuncia dagli apparati di polizia. Ma su quali basi?

LA FONTE NORMATIVA

Il reato è disciplinato dall'articolo 100 del Dpr 30 marzo 1957, n. 361 – Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati. Il testo recita: «Chiunque, con minacce o con atti di violenza, turba il regolare svolgimento delle adunanze elettorali, impedisce il libero esercizio del diritto di voto o in qualunque modo altera il risultato della votazione, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da lire 600 mila a lire 4 milioni».

LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Esporre uno striscione nelle modalità con cui ciò è avvenuto a Salerno, può essere considerato un episodio di turbativa elettorale? Toccherà ai magistrati stabilirlo. Intanto il quotidiano Il Foglio ha ricordato che per la Corte costituzionale «la turbativa dei comizi è un evento assai pericoloso per la sicurezza pubblica, tale da giustificare, sotto questo profilo, la previsione di pene edittali altrettanto gravi e pari a quelle previste per l'ipotesi di impedimento (Corte costituzionale, sentenza 125/1974)».

LA TUTELA DELLA LIBERTÀ DI PENSIERO

Tuttavia, dai pochi casi concretamente arrivati in Tribunale, sempre secondo il quotidiano diretto da Claudio Cerasa emerge che il reato «si consuma non per mezzo di una qualsiasi manifestazione del pensiero, ma per il tramite di una condotta che, di fatto, impedisce il regolare svolgimento del comizio: "Se, quindi, è ammissibile una manifestazione di dissenso, quale espressione del diritto di critica nei confronti del pensiero dell'oratore, essa deve essere rigorosamente mantenuta entro i confini dell'urbanità e della moderazione, senza essere colta a pretesto per dare sfogo alla propria animosità e intralciare il regolare svolgimento della riunione" (Corte d’Appello di Catanzaro, sentenza n. 380/2008)». Questo perché la libera manifestazione del pensiero è garantita dalla nostra Carta: tanto quella dell'oratore, quanto quella di chi lo contesta in un certo modo.

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