Il consiglio di guerra del M5s dopo la sconfitta alle Europee

Il consiglio di guerra del M5s dopo la sconfitta alle Europee

Vertice straordinario al Mise tra Di Maio, Di Battista, Paragone, Buffagni, Spadafora, Bugani e i responsabili della comunicazione. Il vicepremier esclude dimissioni, ma apre alle correnti.

27 Maggio 2019 17.28

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Il Movimento 5 Stelle si è riunito al Mise per un vertice straordinario dopo la batosta elettorale delle europee. «Oggi Radio Maria e Canti Gregoriani», aveva twittato in mattinata Beppe Grillo, senza ulteriori commenti.

Più che in contemplazione, gli alti papaveri pentastellati sembrano essersi riuniti in un consiglio di guerra. Nel pomeriggio sono arrivati al Ministero di Luigi di Maio il rebelde Alessandro Di Battista, il senatore Gianluigi Paragone, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora, il ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro, il capo gruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli, la senatrice Paola Taverna, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il vicecapo della segreteria del vicepremier e socio di Rousseau, Massimo Bugani. Presenti anche altri esponenti dello staff pentastellato, in particolare elementi della comunicazione.

DI MAIO ASSICURA: «NESSUNO VUOLE LE MIE DIMISSIONI»

«Oggi ho sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5s, Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico. Nessuno ha chiesto le mie dimissioni», aveva detto Di Maio in conferenza stampa al Mise rispondendo a chi gli chiedeva se si presenterà in assemblea da dimissionario. Il ministro è stato criticato dalle opposizioni, in particolare dalla senatrice Pd Teresa Bellanova, per aver utilizzato un luogo istituzionale come un dicastero per una conferenza stampa e una riunione di partito.

«C'è bisogno di una riorganizzazione del M5s? Si questo penso di si», ha detto arrivando Bugani che concorda con gli chiede se si tratti di «una riunione importante». «Uniti abbiamo vinto e uniti abbiamo perso, per me non è una problematica di chi, ma di cosa e di come si fanno le cose», ha detto Di Battista che a chi gli chiedeva se ha fiducia in Di Maio non ha risposto. L'assemblea dei gruppi parlamentari M5s, intanto, è stata rinviata da lunedì alle 20 a mercoledì alle 20:30. Il rinvio sarebbe dovuto alla difficoltà segnalata da molti parlamentari di raggiungere Roma in serata.

IL RISCHIO DI UNA SOTTOMISSIONE ALLA LEGA

L'analisi del voto per i leader è impietosa, il rischio di una crisi d'identità, stretti tra la cavalcata della Lega e un Pd in recupero, concreto. Anzi, nei vertici c'è la convinzione che senza virata comunicativa di Di Maio delle ultime settimane, sarebbe potuto andare anche peggio. Non a caso Di Battista da un lato assicura che il governo va avanti ma dall'altro sottolinea come, nonostante la sconfitta, il comportamento del M5s non cambierà rispetto all'ultimo mese e mezzo. «Non è quello il responsabile del nostro crollo, se la Lega tira fuori una boutade dobbiamo dire che è una boutade e metterci di traverso», sottolinea. Un nuovo appiattimento alla Lega, secondo i vertici, potrebbe insomma essere fatale al Movimento e allora meglio tenere il punto con l'alleato, rischiare il tutto per tutto ma mantenere il nocciolo duro dell'elettorato. Sperando che dal Carroccio non forzino troppo la mano.

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