Massimo Del Papa

Di Adrian si salvano solo i disegni di Manara

Di Adrian si salvano solo i disegni di Manara

22 Gennaio 2019 09.53
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La bellezza salverà il mondo? Sì, però non quella di Dostoevskji, non quella del kalos kagathos: l'altra, di via Gluck miracolosamente scampata a una Milano da Blade Runner, oasi di ringhiere e di vecchine dalla gioventù nascosta: lui le conosce da sempre… E lui non può essere che Lui, Joan Lui, oggi al nuovo avvento si fa chiamare Adrian ma siamo sempre lì: c'è l'Arca, ci sono i miti, che erediteranno la terra, esclusa Galbiate, c'è il mondo migliore da costruire, c'è la Bellezza, maiuscolo, insomma c'è l'escatologia celentanesca e uno, dopo 40 minuti d'attesa al teatro Camploy di Verona, potrebbe anche mettersi a dormire, nonostante frate Sani Gesualdi da Scasazza che lui sì è invecchiato e pur gli spetta d'alleggerire una pesantezza spietata da qui all'eternità. Ma neanche Frassica può fare miracoli.

Dieci anni per concepire questo pippone senza tempo, nel senso che il tempo si annulla, non passa mai? Cinque anni per allestirlo? Attenzione, stiamo ancora «aspettando Adrian»: e quando arriva Adrian? Non si sa, intanto beccatevi le invettive di riscaldamento: sui giornalisti felloni e cialtroni (salvo quando servono come postini per lettere apocalittiche), sul modernismo coi suoi telefoni, le sue truffe, le famiglie criminali che covano «il 70% degli omicidi»… Finché, 45 minuti dopo l'inizio, l'epifania, scontatamente annunciata da tuoni e fulmini. Dopodiché il ritmo, si fa per dire, rallenta ancor più: così come a Roma non c'è più asfalto, solo buche, al Camploy non c'è più dialogo, solo pause. Celentano, in sospensione, butta giù un bicchier d'acqua, che fa sempre bene, e scompare.

ANIMAZIONE RAFFINATA E GODIBILE, STORIA TROPPO FRAGILE

È difficile raccontare una cosa così, a occhio senza capo né coda, fino a quando, fi-nal-men-nte, arriva a salvarci lo show. Cioè la graphic novel, che d'acchito cita Kubrick e il suo 2001 odissea nello spazio, poi, a volo, si mangia leoni, arriva a noi attraverso guerre, treni con la svastica, 11 settembre, fuochi e ancora guerre e ancora fuochi e guerre. Celentano ne è ossessionato come Roger Waters; l'altra ossessione è il consumismo, che inquina, che consuma. Che spinge a cercare Dio: nelle sembianze di Cristo o di Adrian? È uguale, perché alla fine, vedrete, si capirà che il giovanotto che maneggia gli orologi con quel che contengono, è sempre Lui, Joan Lui, e ha sempre la stessa missione di salvare il mondo da se stesso. Certo, i paesaggi distopici di Milo Manara sono suggestivi. Certo, è irresistibile l'Adrian nel tempo ma senza tempo, la sua bottega gluckensiana, dove fa l'orologiaio (realmente il primo lavoro del giovane Molleggiato), l'artigiano della qualità anche con la sua Gilda che non se ne perde una: “Cristo” tromba spesso e volentieri, sanamente e santamente perché l'Amore, quello sano, salverà il mondo, come la Bellezza. Ma che fai? Impedisci a Manara d'essere Manara? In una storia che parla di libertà indomabile contro il Grande Fratello?

Siamo all'eroe positivo, machista appena il giusto, passatista quel tanto che ci vuole, rivoluzionario ma di una rivoluzione restauratrice, conservativa (anche in senso musicale)

Il lavoro d'animazione è raffinato, godibile, tutto molto bello a vedersi, ma, quanto alla storia, pare davvero fragile: si intuisce comunque che il misconosciuto Adrian, che fa le prove di avvento sul palco, appare e scompare come spirito, conosce le vecchie fin da quando sono nate e riesce a paralizzare i campi magnetici così da non farsi rintracciare dal governo totalitario, il Messia Adrian deve fare quello che deve fare: e lo farà. E allora diciamo che questa esegesi può anche finire qui, perché è tutto un gran casino ma il senso ultimo è chiaro: Jon Lui-Cristo-Adrian-Celentano, ora e sempre, in saecula saeculorum, per i valori che non cambiano, contro le derive orwelliane e anche gli usurpatori in forma di artisti, volgari, sessiste propaggini del potere assoluto (a proposito: ma che gli ha fatto Sangiorgi dei Negramaro al Ragazzo della via Gluck?).

ADRIAN È UNA SVALUTESCION 40 ANNI DOPO

Siamo all'eroe positivo, machista appena il giusto, passatista quel tanto che ci vuole, rivoluzionario ma di una rivoluzione restauratrice, conservativa (anche in senso musicale). Lui, l'aggiustatore di orologi che padroneggia il Tempo in una Milano da Gotham City. Nel suo canto per gli ultimi da far salire sull'Arca, non c'è Steinbeck o Scott Fitzgerald, ci sono John Ford, Cecil B. DeMille. Una Hollywood subito fuori da via Gluck, fortemente tipizzata, manichea, riconoscibile – ancora la lezione dei francofortesi – per le esigenze della cultura di massa, dove l'eroe, meglio, l'eletto, il Messia alla fine dovrà trionfare.

Improbabile fin che vuoi, ma questo è da sempre l'alibi di Celentano. E questa è la visione di un artista di 81 anni tenacemente abbarbicato ai suoi valori, alle sue fobie, alle sue certezze; è Svalutescion 40 anni dopo, siamo sempre lì e lui non fa niente per nasconderlo. E, al di là della scansione teatro-proiezione-teatro, ovvero prologo, evento, exit, incasinata al limite del nonsenso e neppure rispettata perché metà degli ospiti non si sono visti e il programma è, misteriosamente, finito un'ora prima, sono i testi a pagare un tributo drammatico a questo scarto: vecchi, come i dialoghi, le caratterizzazioni, i cliché, le intuizioni.

Non c'è niente che gli infiniti critici di ogni modernità, diciamone due vicini, Pasolini e Baudrillard, non abbiano già detto, scritto infinite volte. Ma questa è la storia. Poi, certo, Adrian senza età, salvator mundi, è enigmatico e intrigante, ma la faccenda è un tale guazzabuglio che lascia sconcertati: 28 milioni sarebbe costata questa impresa? Questo sì che è un miracolo, alla rovescia ma miracolo e come tale oggetto di fede: capire non si può. Forse, alla fine, l'unica chiave di lettura, per quanto dissacrante, è quella col rasoio di Occam: un infinito, estenuante, pretenzioso, seducente videoclip animato per promuovere un canzoniere ormai all'epilogo. Hai voglia, di qui a marzo…

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