Barbara Ciolli

La corsa della sinistra tedesca al reddito di cittadinanza

La corsa della sinistra tedesca al reddito di cittadinanza

18 Febbraio 2019 07.00
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Possibile che nel welfare la Germania imiti l'Italia che a sua volta imita la Germania? Sì, e il risultato non è tornare al punto di partenza come sembrerebbe logico. Piuttosto è la finalità – riconquistare la fiducia degli elettori – a essere la stessa, così cambia la sostanza ma i nomi-esca sono gli stessi. Ecco la chiave del cubo di Rubik: su una faccia c'è il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, che in realtà è un reddito minimo garantito copiato (al ribasso) dal modello Hartz IV tedesco; dall'altra spunta il «reddito di cittadinanza» che la leader del socialdemocratici tedeschi Andrea Nahles ha appena lanciato, votata all'unanimità dal Congresso, per uscire dall'Hartz IV e «rifondare lo stato sociale».

LA PENSIONE DI RISPETTO

Non solo. In Germania l'attuale Hartz IV, ossia l'assegno di base a vita per portare tutti sopra la soglia di povertà, e anche il reddito di cittadinanza proposto dai socialdemocratici escludono la fascia dei pensionati: ecco allora che un'altra faccia del cubo è la «pensione di rispetto» pensata dal ministro tedesco del lavoro, sempre in quota Spd, Hubertus Heil, per chi ha lavorato almeno 35 anni ma prende l'assegno minimo. Il target al momento si stima in circa 2,8 milioni di tedeschi, in aumento con la gig economy e l'automazione, anche in Germania. In Italia ci sono invece la riforma delle pensioni "quota 100" e il decreto dignità del vice premier grillino Luigi Di Maio, altre facce del cubo.

RITORNO A PRIMA DELL'HARTZ IV

Sono facce diverse perché nessuna proposta è uguale, a dispetto dei nomi, ma tutte sono parte di un unico disegno. Il Bürgergeld di Nahles, in particolare, non è il reddito di cittadinanza italiano, né è un vero reddito di cittadinanza: è però un ritorno al welfare precedente all'Hartz IV, introdotto dal 2002 con il meccanismo dei controlli e delle sanzioni copiato dal governo gialloverde. La Spd non è per eliminare tout court le multe che in Germania scattano al rifiuto dei lavori proposti (spesso lavoretti con contratti minijob o a chiamata) o al non presentarsi agli appuntamenti nei centri per l'impiego. Ma le sanzioni e gli obblighi «poco dignitosi o insensati».

IL REDDITO DI SOLIDARIETÀ A BERLINO

A chi è sotto l'Hartz IV viene per esempio controllato il conto corrente, per decurtare i sussidi in caso di spese superiori agli acquisti di base o di vacanze prolungate. Verdi e sinistra radicale della Linke premono addirittura per togliere del tutto i meccanismi punitivi o vincolanti, sostituendoli con incentivi per gli impieghi meno appetibili o con l'impegno a lavori socialmente utili retribuiti. Monta un gran dibattito in Germania: a Berlino è in partenza un progetto pilota per far passare i titolari dell'Hartz IV al «reddito di solidarietà» di circa 1.200 euro netti al mese in cambio di lavori per il bene della città. Per Nahles, prima presidente donna dei socialdemocratici, «serve una svolta culturale».

in Germania come in Italia si tentano vie di uscita alle riforme neoliberiste degli Anni 90 dei tagli al sociale e della precarizzazione

L'EXIT DAL NEOLIBERISMO DELLA SINISTRA

In Italia non c'era un reddito minimo garantito dopo la disoccupazione, e le riforme del lavoro e delle pensioni degli anni recenti sono state più drastiche che in Germania: si è disposti a prendere anche le rinunce imposte ai tedeschi dall'Agenda 2010 del cancelliere Gerhard Schröder, che la gente là non vuole più. In generale, in Germania come in Italia si tentano vie di uscita alle riforme neoliberiste degli Anni 90 dei tagli al sociale e della precarizzazione. Le cercano i populisti per illudere gli elettori colpiti dalla crisi e i delusi dalla globalizzazione, e le cercano (meno strumentalmente) i partiti di sinistra che emulando il blairismo hanno perso identità e sono costretti a rincorrere le forze antisistema.

LE REGIONALI NELL'EST DEL 2019

La Spd (tra il 15% e il 17%) ha perso più della metà dei voti dalle Legislative del 2017: lotta per l'esistenza e ha un bisogno disperato di recuperare alle Amministrative nel 2019. Al di là delle Europee, nell'autunno si vota per le Regionali nell'Est che è una prateria per l'estrema destra populista di AfD e guarda caso è proprio nell'Est che risiedono, per la gran parte, i milioni di tedeschi che hanno almeno 35 anni di contributi (non importa se part-time) raggiungendo a malapena la minima: Heil ha dichiarato che l'integrazione fino a quasi 450 euro in più al mese è un «segno di rispetto» per chi ha lavorato una vita. Non importa se con un famigliare a carico o benestante, il lavoro è lavoro.

LE PENSIONATE TEDESCHE ESCLUSE

I conservatori della Csu-Cdu alleati nella grande coalizione frenano, come i liberali, optando per una «pensione di base» tarata sul reddito complessivo del nucleo famigliare. E già c'è polemica per le pensionate dell'Ovest, che prive degli asili nido della vecchia Ddr hanno rinunciato per anni a lavorare per crescere i figli e così molte non hanno 35 anni di contributi: le donne resterebbero fuori per due terzi, stima l'Istituto di economia tedesca (Iw), dalla “pensione di rispetto”, come anche gli anziani indigenti. Gli esperti fanno notare che così non si eliminerebbe la piaga della povertà, e costerebbe ai contribuenti almeno 5 miliardi l'anno da aggiungere al bilancio statale.

È necessario ripartire dal basso, ricostruire la base degli elettori

SU IL SALARIO MINIMO A CHI LAVORA

Ma i socialdemocratici si dicono decisi ad andare avanti, con la riforma dell'Hartz IV, la pensione di rispetto o quel che si vorrà nella bozza. Il ministro delle Finanze Olaf Scholz (sempre Spd) preme anche per aumentare il salario minimo dei lavoratori a 12 euro all'ora, altra faccia del cubo di Rubik. Un programma più di forma più che di sostanza, anche per i socialdemocratici. O di entrambe, l'enfasi è indispensabile: Nahles ripete che bisogna «ripartire dal basso, ricostruire la base». Con questi consensi anche la leader rischia la testa, per invertire rotta la Spd deve dare un segnale forte di cambiamento entro l'estate. Non importa se resettare il welfare equivale a uscire dalla grande coalizione, basta non arrivare allo zero.

SPD PRONTO A SCARICARE MERKEL

L'alternativa non sono per forza le elezioni anticipate, non più un tabù, ma un rimpasto di governo con una coalizione giamaica tra Cdu-Csu, liberali (Fdp) tornati malleabili e Verdi, con cancelliera non più Angela Merkel ma la nuova leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer. Sempre che i Verdi ci stiano, visti i successi elettorali proprio per i segnali di rinnovamento – della sinistra – mandati dall'opposizione. Non si profilano mesi semplici neanche per la Germania, a dispetto dei nomi allettanti spacciati agli elettori. La strategia dei socialdemocratici sembra quella di arrivare allo scontro: tornare all'opposizione per salvarsi e riacquistare credibilità a sinistra.

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