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Duello tra Anpal e Regioni sulla fase due del reddito di cittadinanza

Duello tra Anpal e Regioni sulla fase due del reddito di cittadinanza

Secondo Lazio e Lombardia le procedure informatiche per le politiche attive del lavoro non sono ancora operative e non lo saranno a breve. Ma l’agenzia rilancia: «Pronti dal 26 giugno».

24 Giugno 2019 20.23

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È duello tra Anpal e le Regioni sull’avvio della fase due del reddito di cittadinanza, ovvero quella dell’avviamento al lavoro dei beneficiari del sussidio occupabili. Dall’inizio della settimana sarebbero dovute partire dai Centri per l’impiego le convocazioni ai primi tra i 120 mila percettori della misura occupabili, ma le procedure informatiche non sono ancora operative.

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MANCA LA FORMULA PER IL PATTO PER IL LAVORO

Dalla Regione Lazio l’assessore al Lavoro, Claudio di Berardino, ha parlato di «palese ritardo». Ma l’Anpal ha replicato dicendo che le procedure sono sottoposte a test che dureranno 48 ore, quindi dal 26 giugno le prime convocazioni potrebbero effettivamente partire. Dalla Regione Lombardia l’assessore al Lavoro, Melania Rizzoli, ha parlato di «difficoltà estrema» nella fase due. Mentre il direttore generale, Gianni Bocchieri, ha sottolineato che mancano ancora la formula per il patto per il lavoro e i decreti ministeriali per le assunzioni dei 4 mila lavoratori per i Centri per l’impiego previsti dalla legge di bilancio.

LE REGOLE PER L’OCCUPABILITÀ

Al momento, in ogni caso, sulla parte di politica attiva del lavoro legata alla misura simbolo del governo M5s-Lega c’è ancora incertezza. I percettori del reddito occupabili (quindi i maggiorenni non disabili, non impegnati nel lavoro di cura, con meno di 65 anni, non occupati e non impegnati in un percorso di studio) dovrebbero presentare o aver già presentato la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio. I Centri per l’impiego devono convocarli a partire da coloro che sono senza occupazione da meno di due anni o che hanno esaurito la Naspi da meno di un anno.

CON LE CONVOCAZIONI PARTONO ANCHE I CONTROLLI

Ma al momento non possono farlo, dicono dalla Regione Lazio, perché la procedura che lo consente non è stata definita. La stessa preoccupazione è stata espressa dalla Regione Lombardia, che però ha ipotizzato che le convocazioni per i colloqui possano partire verso l’8 luglio, dopo il test in corso sul sistema. In ogni caso, assieme alle convocazioni per i percettori del reddito, dovrebbero partire anche i controlli. Solo a quel punto, infatti, si comincerà a capire quanti dei beneficiari, soprattutto chi percepisce importi relativamente bassi, è interessato a entrare nel percorso.

COSA SUCCEDE IN CASO DI MANCATO APPUNTAMENTO

Se non ci si presenta al primo appuntamento senza una motivazione adeguata, si perde un mese di sussidio. Se non ci si presenta anche al secondo appuntamento, il sussidio viene sospeso per due mesi. Mentre se va a vuoto anche il terzo appuntamento, il beneficio viene revocato. Ma il vero punto interrogativo sarà se i Centri per l’impiego avvertiranno l’Inps delle “buche” ricevute, consentendo così di prendere adeguati provvedimenti.

LA CONDIZIONALITÀ IN PASSATO NON HA FUNZIONATO

Negli anni scorsi il sistema della condizionalità sull’indennità di disoccupazione e sul reddito di inclusione non ha funzionato, con pochissimi casi di segnalazione all’Inps in caso di rifiuto di offerte di lavoro o di percorsi di formazione. «I casi di falsi redditi di cittadinanza», ha assicurato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, «vengono scoperti di volta in volta e questo dimostra l’attenzione dell’Inps, in collaborazione con la Guardia di Finanza e con gli ispettori. C’è attenzione e oggi possiamo dire con ragionevole certezza che chi riceve il reddito ne ha veramente bisogno».

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