Stretta sugli stranieri che vogliono il reddito di cittadinanza

Stretta sugli stranieri che vogliono il reddito di cittadinanza

20 Febbraio 2019 11.30
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Novità sul reddito di cittadinanza, con cattive notizie per gli stranieri: diventa infatti più complesso il percorso per gli extracomunitari che vogliono accedere alla misura bandiera del Movimento 5 stelle. Tutta colpa della Lega: la commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento del Carroccio al decretone che vincola l'accesso alla presentazione di «certificazione» di reddito e patrimonio e del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di provenienza, tradotta in italiano e «legalizzata dall'Autorità consolare italiana». Esentati i rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non è possibile ottenere la certificazione. Il ministero del Lavoro ha però tre mesi per stilare la lista di questi Paesi.

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INTESA M5S-LEGA, NIENTE PALETTI SUL RINNOVO

M5s e Lega si sono messi d'accordo e hanno ritirato circa la metà degli emendamenti: il Carroccio ha rinunciato ai diversi paletti al reddito, dal limite ai rinnovi del beneficio allo stop al doppio incentivo per chi assume al Sud fino all'aumento a 36 ore dei servizi socialmente utili per chi ha l'assegno. In casa grillina ritirate le proposte sulle sanzioni, sulla scala di equivalenza e sulla platea per il riscatto della laurea, temi su cui il governo ha però più volte detto di voler intervenire. La maggioranza ha ritirato in tutto 39 emendamenti, 16 proposti dai cinque stelle e 23 dai leghisti. Tra queste alcune delle richieste di modifica più rilevanti: comprese quelle per l'estensione ai beneficiari del reddito di cittadinanza delle tariffe elettriche e del servizio idrico agevolate, la maggiorazione del 15% dell'importo del reddito in caso un figlio sia studente fuori sede avanzate dal M5s. Sul fronte leghista invece c'è stato il dietrofront sull'obbligo del servizio civile di un anno per chi entra nel programma del reddito e ha tra i 18 e i 28 anni, il taglio del 10% del reddito che va ai Comuni se ci sono debiti Imu-Tasi-Tari e sulla pensione anticipata per le mamme lavoratrici. Niente da fare anche per la richiesta di incompatibilità con altre cariche per la presidenza dell'Inps.

CHI HA DIRITTO AL REDDITO IN CASO DI DIMISSIONI

Una proposta di modifica del M5s approvata prevede inoltre che «in caso di dimissioni non avrà diritto al reddito di cittadinanza il solo componente del nucleo che si è dimesso, non tutta la famiglia. È stata così corretta la norma contenuta nel decretone che prevedeva invece l'esclusione dell'intero nucleo familiare per 12 mesi dalle dimissioni.

I SINDACATI HANNO CHIESTO PIÙ RISORSE PER L'ISPETTORATO

Cgil, Cisl e Uil in audizione alla Camera hanno evidenziato una problematica sull'Ispettorato nazionale del lavoro e cioè il tema della formazione del personale «che va potenziata rispetto alle novità legislative e rispetto anche ai nuovi compiti assegnati per i controlli in tema di reddito di cittadinanza». I sindacati hanno sottolineato poi la loro volontà di discutere di questi temi con il governo, «ma purtroppo dall'insediamento dello stesso, oltre all'assenza di aperture di tavoli di confronto su molte questioni e problematiche che riguardano il lavoro e la crescita, non vi è stata neanche la periodica convocazione della Commissione centrale di coordinamento dell'attività di vigilanza, prevista dalla legge istitutiva dell'Ispettorato».

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