Regali di Marche

Daniele Lorenzetti
15/12/2010

Per la Caritas è la regione più generosa d'Italia.

Regali di Marche

Stiamo diventando un popolo a generosità intermittente, capace di grandi slanci davanti ai drammi mediatici ma sempre più avaro nelle pieghe della vita quotidiana. È questo il quadro un po’ amarognolo della beneficenza nazionale che è possibile stilare alla vigilia del Natale 2010. Nell’anno della crisi, anche in paesi dove la filantropia è una tradizione consolidata, come gli Stati Uniti, le donazioni sono calate del 3,6% fino a un totale di 303,75 miliardi di dollari. In Italia è più difficile fare una stima complessiva, ma la tendenza comunque evidente. Lo conferma a Lettera43 il sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche e autore di numerose studi per organizzazioni no-profit sulla generosità degli italiani.

Da tre anni le offerte sono in calo

«Da circa tre anni il calo è costante, sia nel volontariato sia nella donorship. I motivi essenzialmente sono tre: ci sono sicuramente meno soldi in giro, e così magari malvolentieri c’è chi scrive «mi dispiace, questa volta vi do di meno perchè non arrivo alla fine del mese»; poi la storia dell’8 e del 5 per mille ha generato in molti la convinzione di avere già dato, sebbene in realtà sia lo Stato a incassare per poi girare alle organizzazioni no-profit solo dopo qualche anno; e infine cresce la diffidenza alimentata da qualche scandalo e dai dubbi sulla reale destinazione delle offerte».
E anche allargando lo sguardo al volontariato, secondo Finzi, il quadro idillico di un’Italia con il cuore sempre in mano si stempera in una realtà in chiaroscuro. Dice Finzi: «In pubblico impera il “tutto va bene, madama la marchesa”, ma in privato ti raccontano di quanto stia diventando difficile il fund raising. In una ricerca fatta per la Caritas Ambrosiana nel 2005 gli italiani si dividevano a metà: 50% disposti a donare e 50% più freddi all’idea di aprire il portafoglio. Adesso i rapporti di forza sono cambiati. L’Italia “a cuore freddo” tocca il 55%».
Una tendenza che il sondaggio ha individuato in diversi ambiti. Secondo Finzi gli anni della crisi hanno visto un «calo sia del volontariato, cioè di chi dedica il proprio tempo a una causa, sia della donorship, cioè di chi caccia fuori dei soldi». Pessimismo che stride con l’ultimo rapporto Censis, secondo il quale oltre il 26% degli italiani dichiara di svolgere attività volontaria, con la scelta molto più radicata tra i giovani (34%) che tra gli anziani. Secondo l’istituto diretto da Giuseppe De Rita, tolta una quota del 29,1% di irriducibili del no (quelli che Finzi chiama «italiani a sangue freddo») è ancora ampia la quota dei possibilisti, il giacimento di energie potenziali di chi non esclude di mettersi in gioco.

I più generosi nelle Marche, siciliani in fondo alla classifica

Età a parte, quali sono gli italiani più generosi? In America il quotidiano online The Daily Beast, diretto da Tina Brown, ha pubblicato, tra il serio e il faceto, una classifica delle 25 città “più buone”, dove si scopre che la West Coast è mediamente più generosa della costa est, che San Francisco straccia New York per volume di donazioni e percentuale dedicata alla attività volontarie e che la fascia tutta Law & Order della cosiddetta Bible Belt, da Dallas ad Atlanta, strappa i primi posti con una quota di guadagni donati pari a circa il 4,5%.
In Italia le statistiche non sono altrettanto accurate, ma le curiosità comunque non mancano. Racconta Francesco Marsico, direttore di Caritas Italiana: «In base ai nostri dati in testa sono le Marche, con una media pro capite di offerta di 0,59 euro in occasione delle grandi emergenze come il terremoto ad Haiti o quello all’Aquila. Subito dopo la Lombardia, con 0,53 e in tandem il Veneto e l’Emilia-Romagna a 0,52. Numeri che a grandi linee rispecchiano il dato della generosità nazionale».
Nel ricco Nord, almeno secondo i dati Caritas, stona un po’ il dato di Piemonte e Valle d’Aosta (0,25). Ma Marsico spiega: «Si tratta di un territorio dove il radicamento delle associazioni di impronta religiosa è inferiore, e cresce invece quello laico. Un po’ ovunque pesa la riconoscibilità degli enti sul piano comunicativo, si pensi al peso specifico della Caritas ambrosiana a Milano, e poi il radicamento culturale nel territorio». Sorprende di meno, invece, il resto della classifica, con la coda riservata a Calabria e Basilicata (0,22) e Sicilia (0,15).
Anche i dati Caritas, comunque, confermano la tendenza degli ultimi anni: «La risonanza mediatica, emotiva di un evento riesce a modificare di molto la percezione del bisogno. Così per l’Abruzzo nel 2009 abbiamo toccato i 20.883.000 euro di offerte. Non casualmente l’importo fu simile per il sisma ad Haiti e lo Tsunami del giorno di Santo Stefano 2004, altra raccolta record. Molto meno impatto hanno avuto il terremoto e poi anche la recente alluvione in Pakistan». In occasione delle grandi emergenze, il grosso della solidarietà filtra attraverso il canale dei versamenti bancari, superando il canale postale cui fanno affidamento i sostenitori abituali.
Enti come la Caritas hanno escluso finora forme di finanziamento più “contemporanee” e “aggressive” come gli Sms. Ma non è detto che in futuro non ci ripensino. Cruciale, per tutti, sarà la battaglia culturale, politica, pedagogica e soprattutto il ruolo della scuola nel formare le nuove generazioni. Anche perché il mondo della beneficenza e del terzo settore guarda con preoccupazione al futuro del 5 per mille. La manovra di bilancio appena approvata ha confermato il taglio dei fondi statali da 400 a 100 milioni di euro, ma il governo si è impegnato a riportarli al livello del 2010. Per molte realtà dell’arcipelago solidale, se le promesse restassero sulla carta il colpo sarebbe durissimo.

Le donazioni alla Caritas per il terremoto ad Haiti, sostanzialmente analoghe a quelle di tutte le grandi emergenze successive

 

Marche

€ 0,59

Lombardia

€ 0,53

Emilia Romagna

€ 0,52

Triveneto

€ 0,51

Umbria

€ 0,39

Basilicata

€ 0,34

Liguria

€ 0,34

Toscana

€ 0,33

Piemonte-Valle d’Aosta

€ 0,25

Lazio

€ 0,24

Abruzzo-Molise

€ 0,24

Sardegna

€ 0,22

Puglia

€ 0,22

Calabria

€ 0,21

Campania

€ 0,21

Sicilia

€ 0,15