Reggio, patto politica ‘ndrangheta

Redazione
21/12/2010

‘Ndrangheta e politica. Mafia, voti, condizionamenti elettorali. L’indagine dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria, denominata...

Reggio, patto politica ‘ndrangheta

‘Ndrangheta e politica. Mafia, voti, condizionamenti elettorali. L’indagine dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria, denominata «operazione Reale 3» parla chiaro: la cosca Pelle di San Luca avrebbe condizionato l’esito delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale calabro che si sono svolte il 29 e il 30 marzo scorsi. Nelle parole del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, «siamo in presenza di un voto di scambio di tipo politico-mafioso».

La politica in manette

Con una maxiretata cominciata all’alba del 21 dicembre, i nuclei del Ros hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare per 12 persone indagate per associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose. Un consigliere regionale del Pdl, Santi Zappalà, e tre candidati del centrodestra alle elezioni del marzo scorso sono stati arrestati: si tratta di Pietro Nucera, Liliana Aiello e Francesco Iaria. Coinvolto anche un candidato nel centrosinistra, Antonio Manti.
In manette anche Domenico Stelitano, di Melito Porto Salvo; Mario Versaci, di Africo; Filippo Iaria, di Melito Porto Salvo e residente a Condofuri; Aldo Domenico Marvelli, di Careri; Paolo Marvelli, nato a Locri e residente a Careri, Giuseppe Mesiani Mazzacuva, di Bova Marina.
Al centro dell’indagine gli incontri tra il boss Giuseppe Pelle ed alcuni candidati che in cambio di voti assicurati alla ‘ndrangheta avrebbero dovuto garantire alle imprese di riferimento della cosca l’aggiudicazione di alcuni importanti appalti pubblici ed altri favori.
L’accusa nei confronti di Zappalà è di avere stipulato un vero e proprio accordo con Giuseppe Pelle, capo della cosca, in cambio di voti nella zona jonica della provincia di Reggio Calabria.

Pignatone e la posizione di Zappalà

Durissimo il commento di Pignatone sul ruolo di Zappalà. Incontrando i giornalisti, il procuratore ha affermato che la sua sarebbe «una posizione più grave rispetto agli altri arrestati e indagati perché appare subito, dalle prime parole che egli pronuncia entrando in casa Pelle, accompagnato dall’imprenditore Mesiani Mazzacuva: “Vediamo se possiamo trovare un accordo”. Questo», ha proseguito Pignatone, «rappresenta la conferma di rapporti pregressi fra il consigliere arrestato e il capo della famiglia Pelle. Tali contatti, peraltro, erano avvenuti nel tempo anche tramite elementi della ‘ndrangheta di Africo Nuovo», ha concluso il procuratore.