Regione Piemonte: le care elezioni d’autunno

21 Gennaio 2014 13.35
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Aria di nuova crisi in Piemonte. L’ultima opzione ventilata in Regione è quella di andare alle urne a ottobre.
Dunque altro che accelerazione per votare.
Dopo la sentenza del Tar che ha annullato il risultato delle elezioni del 2010 e le inchieste su Rimborsopoli in Regione (la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente Roberto Cota e per 37 consiglieri), in Piemonte sembra che siano pochi quelli che vogliono accorciare i tempi per le nuove elezioni.
Certo l’obiettivo è lasciare più tempo alla giustizia in modo da non giungere a decisioni affrettate e fare chiarezza sul conteggio dei voti (su questo è atteso il ricorso al Consiglio di Stato del governatore entro mercoledì 22 gennaio) e sulle spese pazze.
OGNI MESE SPESI 3 MLN. Ma che dire di indennità e rimborsi che sono ancora riservati alla classe politica, sia di maggioranza sia d’opposizione, in attesa di andare a votare?
Se le elezioni dovessero slittare a ottobre saltando l’appuntamento del 25 maggio, quando si va alle urne per rinnovare il parlamento europeo, la Regione dovrebbe mettere a bilancio ben cinque mesi di spese. Che facendo due calcoli ammontano a circa 3 milioni di euro al mese. Che moltiplicati per lo slittamento di cinque mesi, fanno 15 milioni di euro.
IL CARO RINVIO DELLE ELEZIONI. I 60 politici – gli assessori sono 13 – ricevono infatti 6.600 euro lordi al mese, cui si deve aggiungere l’indennità di 2.700 euro lordi per il presidente e altri 2 mila per il vicepresidente del Consiglio e i membri della giunta.
Nel conto ci sono anche 1.600 euro per i presidenti del gruppo consiliare, 1.200 per i consiglieri segretari dell’Ufficio di presidenza, per i presidenti delle commissioni, della Giunta per le elezioni, della Giunta per il regolamento interno e delle commissioni speciali.
Infine nel conteggio ci sono i 4.500 euro esentasse di rimborso spese per tutti i membri del Consiglio (clicca qui per leggere il trattamento economico).
«Resistere è nel loro interesse. Noi vogliamo andare al voto subito nell’interesse dei piemontesi», ha attaccato Davide Bono, unico consigliere regionale del Movimento 5 stelle sul suo profilo Facebook.

Caos nel Pd col dietrofront sulle dimissioni di massa

Se i pentastellati piemontesi premono per andare quanto prima alle elezioni, il Partito democratico sembra non avere una posizione chiara.
Il capogruppo regionale dei democrat Aldo Reschigna ha spiegato che «con la sentenza del Tar lo scenario è cambiato», e «dimettersi è inutile».
Cos’è cambiato allora dentro il Pd? «La mia è stata una riflessione personale, non la posizione del partito», ha voluto precisare il capogruppo democrat che ha smentito l’inversione di rotta. «Ho detto ciò che sarebbe meglio per me e cioè un approfondimento in base alla sentenza del Tar».
Inoltre, secondo Reschigna «spese per indennità di cariche e consigli regionali ce ne sarebbero ugualmente», quindi la sua tesi è che non avrebbe «senso parlare di questi costi».
SALVINI: «AVANTI FINO ALLA FINE». Se le spese non sono un problema, per il Pd il vero nodo riguarda una Regione senza governo e ha accusato la maggioranza di voler rinviare tutto.
«Il Piemonte non può più aspettare», ha detto Reschigna, «se i tempi dovessero allungarsi come vuole una parte consistente della maggioranza che pare orientata a far slittare le elezioni, il centrodestra si assumerebbe la grave responsabilità di lasciarci senza un governo».
Secca la replica del segretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Andiamo avanti fino alla fine. C’è una magistratura strabica per la quale gli scontrini di sinistra sono buoni e belli mentre quelli della Lega e del centrodestra sono brutti e cattivi».
L’OPPOSIZIONE RESTA IN CONSIGLIO. «Il mio timore è che questa impasse stia danneggiando la Regione, che invece avrebbe bisogno di azione politica. Per questo noi vogliamo le elezioni a maggio e non perpetrare questa situazione fino a ottobre: un accanimento terapeutico».
Allora perché non dimettersi tutti e andare al voto? «Non c’è in questo momento la volontà dei 31 consiglieri regionali d’opposizione di firmare le dimissioni. Questo è il problema».
Secondo Reschigna, dunque, «la sentenza del Tar avvicina notevolmente i tempi di scioglimento del Consiglio Regionale e lo rende più concretamente attuabile rispetto a una decisione unilaterale da parte dei consiglieri».
IL PRESSING DEL M5S. Intanto il M5s prosegue la sua battaglia per accorpare il voto regionale con quello per le europee.
«È fuor di dubbio che le elezioni debbano essere fissate a maggio», ha spiegato Bono, «perché si risparmierebbero 15 milioni. E per una Regione indebitata di 15 miliardi non è cosa da poco».
Tuttavia anche per i pentastellati la situazione non è chiara: «Se ci dicono che siamo decaduti e chiamati in causa solo per atti urgenti bisogna vedere se c’è l’indennità o meno», dice Bono, «insomma la situazione è molto confusa e risposte ce ne sono poche».

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