Regno Unito, il voto in parlamento sulle elezioni anticipate

La seduta del 9 settembre è l'ultima prima della sospensione chiesta (e ottenuta) da Johnson. Lo speaker Bercow annuncia le dimissioni.

09 Settembre 2019 14.32
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Un ultimo voto prima della chiusura del parlamento. Nel Regno Unito impantanato nel caos Brexit, il pomeriggio di lunedì 9 settembre è in agenda il voto sulla mozione del governo volta a portare il Paese a elezioni anticipate a ottobre. Salvo sorprese, la mozione non passerà. Il clima è tesissimo, come testimoniano le dimissioni annunciate dallo speaker John Bercow, che lascerà entro il 31 ottobre in aperta polemica con l’esecutivo. Quella del 9 settembre è l’ultima seduta prima della sospensione chiesta (e ottenuta) dal primo ministro conservatore Boris Johnson, fino al prossimo 14 ottobre. Il leader del partito Tory ha confermato che non intende chiedere un rinvio della Brexit a Bruxelles, nonostante l’approvazione della cosiddetta legge anti-no deal, firmata dalla Regina e dunque in vigore.

MURO CONTRO MURO TRA JOHNSON E LE OPPOSIZIONI

La posizione di Downing Street è che il Regno Unito uscirà dall’Ue il 31 ottobre, ma che un nuovo accordo è ancora possibile e che l’ultimo momento utile per sancirlo sarà il Consiglio Europeo del 17-18 ottobre. L’annuncio del portavoce di Johnson conferma al momento il muro contro muro sulla Brexit del governo verso le opposizioni su tutta la linea. E significa che il voto sulla mozione presentata dallo stesso esecutivo ai Comuni sullo scioglimento della Camera sarà l’ultima chance per convocare le elezioni prima del termine ultimo in cui Londra dovrà decidere se confermare l’addio all’Ue per il 31 ottobre o invocare l’ulteriore proroga.

RESPINTI I RICORSI CONTRO LA PROROGATION

La sospensione del parlamento (prorogation) è una prerogativa ordinaria del governo nel Regno Unito, ma le quasi cinque settimane di stop annunciate quest’anno dall’attuale compagine nel pieno della crisi sulla scadenza Brexit aveva acceso polemiche. I ricorsi presentati di fronte all’Alta Corte di Edimburgo prima e di Londra poi sono stati tuttavia respinti. E così l’esecutivo ha potuto ufficializzare il periodo di pausa a partire dal 9 settembre: a meno di una riconvocazione in caso di rovesciamento dei verdetti negli appelli successivi, l’ultimo dei quali previsto dinanzi alla Corte Suprema britannica il 17 settembre.

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