Cosa prevede l’intesa Ue su gasdotti e Nord Stream 2

13 Febbraio 2019 14.48
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Accordo Ue sulla stretta ai gasdotti che arrivano in Europa da Paesi terzi, come il progetto russo-tedesco del Nord Stream 2, che dà anche di fatto un potere di veto alla Commissione. È il risultato dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla revisione della direttiva sul gas, le cui norme vengono così estese anche ai gasdotti che hanno origine fuori dall'Europa prima di entrare sul territorio di uno stato membro. L'intesa, che dovrà ora ricevere l'ok finale dall'Europarlamento e dai 28, entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue e i Paesi avranno 9 mesi di tempo per trasporla. Su iniziativa del Parlamento che si è voluto tutelare per il caso Nord Stream 2, è stato introdotto anche un articolo che prevede che «in nessuna circostanza» un accordo in corso d'opera debba portare al "ritardo nell'attuazione di questa direttiva». «on l'intesa di oggi tutti i futuri gasdotti da Paesi non Ue, incluso Nord Stream 2, dovranno rispettare le regole Ue», ha avvertito il relatore per il Pe, il polacco Jerzy Buzek.

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A BRUXELLES LA DECISIONE FINALE SULL'APPLICAZIONE DELLE REGOLE UE

Le nuove regole adottate prevedono che si applichino a tutti i gasdotti, a prescindere dal territorio di origine, le regole Ue in materia di gas e concorrenza, ovvero separazione tra gestori e fornitori, libertà di accesso alle infrastrutture e trasparenza sui prezzi. Viene anche garantita la possibilità di esenzioni, e di deroghe da decidere entro un anno per i gasdotti già esistenti ma a condizione che non vadano a danno della concorrenza sul mercato europeo. La vera novità, però, è che viene data alla Commissione Ue una competenza esclusiva sugli accordi tra Paesi Ue e Paesi terzi. Spetta infatti a Bruxelles valutare l'ok finale alle esenzioni alle regole Ue sul gas proposte da uno stato membro e a prevalere sarà la sua decisione, anche se diversa da quella dello Stato membro – nel caso del Nord Stream 2 Germania e Austria sono i due unici Paesi dell'Unione a beneficiare della nuova infrastruttura in costruzione. Spetterà sempre alla Commissione autorizzare o meno uno Stato membro ad avviare i negoziati con un Paese terzo, in base alle sue valutazioni su concorrenza e sicurezza delle forniture. Uno Stato Ue, quindi, prima di firmare un qualsiasi accordo, dovrà ricevere preventivamente l'autorizzazione di Bruxelles per procedere.

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