Reddito di cittadinanza M5s: perché quello di inclusione è meglio

Samuele Cafasso
29/03/2018

Rischio di lavoro in nero. Niente limiti temporali né incentivi ad accettare altri impieghi. E una platea esagerata. La proposta grillina non funziona. A differenza dell'assegno esistente del Pd. ll confronto.

Reddito di cittadinanza M5s: perché quello di inclusione è meglio

Presentando i dati relativi ai primi quattro mesi di applicazione del Rei – il reddito di inclusione riconosciuto in Italia alle famiglie povere – il presidente dell'Inps Tito Boeri ha affermato che in Italia «il reddito minimo c'è già e si chiama Rei. È un primo passo, ancora sotto finanziato, ma c'è».

1. Le analogie tra le misure: sostegno universale non rivolto a specifiche categorie

Le analogie tra la misura di contrasto alla povertà in vigore dal dicembre 2017 e la principale proposta del programma elettorale del Movimento 5 stelle, ossia il reddito di cittadinanza, sono molte: in entrambi i casi si tratta di una misura di sostegno universale, non rivolta cioè a specifiche categorie come è la cassa integrazione, l'assegno di accompagnamento oppure l'assegno sociale.

MA SERVE L'IMPEGNO A RISCATTARSI. Sia il Rei sia il reddito di cittadinanza grillino, inoltre, sono condizionati all'impegno di chi ne usufruisce di uscire dalla situazione di disagio economico in cui si trova. Per questo più che di reddito di cittadinanza sarebbe corretto parlare, nel caso della proposta pentastellata, di reddito minimo garantito.

2. Controlli sugli abusi: rischi di incentivi al lavoro in nero

Molte però sono anche le differenze, a partire ovviamente dalla platea coperta e dal valore degli assegni riconosciuti. Secondo Massimo Baldini, tra gli economisti più autorevoli in Italia sul tema del contrasto alla povertà, «per certi versi il reddito dei cinque stelle è una misura esagerata».

AL M5S MANCANO LE COPERTURE. Inoltre, per come è congegnata, «rischia di incentivare il lavoro in nero» perché i controlli sono molto difficili. In generale alcuni accorgimenti introdotti con il Rei potrebbero evitare abusi nell'accesso agli assegni qualora il nuovo governo decidesse realmente di percorrere la strada indicata da Di Maio che però, al momento, non ha coperture economiche. Vediamo le differenze nel dettaglio.

3. Stanziamenti: Rei avaro, reddito di cittadinanza esagerato

La differenza maggiore tra le due misure sta ovviamente nelle coperture: i governi di centrosinistra hanno stanziato per il fondo di contrasto alla povertà 2 miliardi per il 2018, 2,5 miliardi nel 2019 e 2,7 miliardi dal 2020. Con questi soldi il governo è andato a integrare in un primo momento il reddito di 119 mila famiglie, pari a 900 mila persone.

MISURA PER 700 MILA FAMIGLIE. Tale platea è destinata ad allargarsi a partire dall'estate 2018 quando la misura sarà ampliata anche alle famiglie senza minori o disabili a carico: si tratta quindi di 700 mila nuclei famigliari e 2,5 milioni di persone. In Italia però vivono 1,619 milioni di famiglie in povertà assoluta, per 4,742 milioni di individui.

Il reddito di cittadinanza del M5s vuole portare tutti gli italiani oltre alla soglia di povertà relativa, che è pari al 60% del reddito mediano

Se il Rei non copre nemmeno tutte le famiglie in povertà assoluta (nel caso di una coppia con un figlio fino ai 10 anni residente nel centro Italia in un grande Comune la soglia è di 999 euro), il reddito di cittadinanza del M5s ha come obiettivo quello di portare tutti gli italiani oltre alla soglia di povertà relativa, che è pari al 60% del reddito mediano.

IL MEGA COSTO DA 29 MILIARDI. Si tratta di una platea di 4,9 milioni di cittadini. «La soglia per il Rei di una persona sola è 187 euro al mese. Nei cinque stelle sono 780 che è tantissimo», sostiene Baldini. «In Europa solo la Danimarca ha un assegno così generoso». Il costo per le casse pubbliche varia da 15 miliardi, sostengono gli estensori della proposta, a 29 o addirittura, ha detto Boeri, tra i 35 e i 38.

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4. Requisiti per beneficiarne: solo stipendi o anche i patrimoni

Il secondo aspetto che differenzia grandemente reddito di cittadinanza dal Rei è il modo con cui vengono selezionati i beneficiari. Nel caso della proposta “grillina” possono fare domanda tutti quelli che hanno un reddito inferiore al 60% del valore mediano, cioè appunto la soglia di povertà relativa indicata dall'Istat. Nel caso del Rei, invece, si valuta l'Isee, ovvero “l'indicatore della situazione economica equivalente” che tiene conto anche dei patrimoni immobiliari e finanziari detenuti.

DATI ISEE DIFFICILMENTE FALSIFICABILI. Il Rei è quindi, da questo punto di vista, più equo, poiché una persona potrebbe avere un reddito molto basso pur senza essere in condizioni di difficoltà grazie, per esempio, a patrimoni familiari. Inoltre, i dati Isee sono più difficilmente falsificabili di quelli sul reddito, prima di tutto perché tengono conto anche dei patrimoni e poi perché l'Isee, a oggi, viene di fatto precompilato dalle amministrazioni pubbliche con i dati già disponibili nelle banche dati.

5. Come perdere l'assegno: nel caso grillino si è blindati

L'altra grande differenza è che i beneficiari del Rei vengono seguiti dai servizi sociali che verificano il reale impegno delle famiglie a uscire dallo stato di disagio in cui si trovano e, dopo 18 mesi, il sostegno comunque scade. Il reddito grillino non ha scadenze temporali, la gestione passa ai centri per l'impiego e l'unica condizione per non perdere il sostegno è non rifiutare più di tre offerte di lavoro. Tali offerte, però, devono essere congrue rispetto alla propria formazione e ragionevolmente vicine al luogo di residenza.

NELLA "TRAPPOLA DELLA POVERTÀ". «Sono condizioni molto rigide, specie nel Meridione è difficile che vi sia un mercato del lavoro in grado di soddisfarle», dice Baldini. «Questo vuol dire che, nei fatti, non c'è incentivo a uscire dallo stato di necessità o ad accettare lavori a basso reddito, che, comunque, porterebbero solo a una diminuzione dell'assegno. In gergo è quella che si definisce “trappola della povertà”. Inoltre c'è un chiaro incentivo verso il lavoro nero che, in questo caso, consente al datore di risparmiare sui contributi e al lavoratore di percepire ugualmente il reddito di cittadinanza anche quando non ne ha più bisogno».

«IL REI È LA STRADA GIUSTA». In definitiva, secondo Baldini «il reddito di cittadinanza è uno strumento "esagerato" per un Paese che non ha mai avuto una misura di contrasto alla povertà fino a dicembre 2017 e adesso ragiona su un sostegno che non ha eguali in Europa. Forse il governo è stato troppo timido nei tempi e nei soldi stanziati, ma con il Rei si è avviata una strada che non bisognerebbe abbandonare».