Cosa dice la relazione annuale del Garante per l’Infanzia

Filomena Albano, parlando davanti al parlamento ha lanciato l'allarme sulla difesa dei minori e rilanciato l'osservatorio contro pedofilia e pedopornografia.

19 Giugno 2019 12.58
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Intervenire prima che le tragedie si consumino e applicare la legge sugli orfani di crimini domestici. Lo ha chiesto alle istituzioni l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano durante la Relazione annuale al parlamento alla presenza del presidente Sergio Mattarella e introdotta dai saluti del presidente della Camera Roberto Fico. «La violenza nei confronti dei bambini», ha spiegato «è prova che il sistema di protezione non ha funzionato. Sono troppi i casi di bambini maltrattati e uccisi da chi li avrebbe dovuti proteggere».

IL GARANTE: CAMBIARE LA CLASSIFICAZIONE DELLE VIOLENZE

Secondo l’Autorità è indispensabile intercettare le situazioni di fragilità, dare supporto alla genitorialità e far emergere il sommerso: il che significa per i più piccoli, sapere di potersi sempre rivolgere a una persona di cui si fidano e, per gli adulti, farsi ‘sentinelle’ del loro benessere. Ma significa anche rispondere all’esigenza di una raccolta dati costante e aggiornata sul fenomeno dei maltrattamenti e delle violenza. Tema quest’ultimo sollevato dall’Autorità Garante e ribadita a febbraio all’Italia dal Comitato Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Albano ha proposto, per contrastare gli abusi in modo mirato, di introdurre una nuova classificazione delle violenze ripartita in: maltrattamento psicologico, maltrattamento fisico, violenza sessuale, trascuratezza e violenza assistita ovvero quella vissuta da minorenni testimoni di violenza familiare.

RAVVIVARE L’OSSERVATORIO SU PEDOFILIA E PEDOPORNOGRAFIA

Al tempo stesso occorre, secondo la Garante, riavviare i lavori dell’Osservatorio Nazionale per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia. Albano ha lamentato «una frammentazione di competenze» mentre «serve una strategia generale» che preveda formazione per chi opera a contatto con l’infanzia per intercettare i segnali di violenza e segnalarli. Per questo, ha detto, bisogna intensificare anche gli interventi delle famiglie fragili con la diffusione dell’home visiting. Sulla legge approvata a gennaio 2018 sugli orfani di crimini domestici la Garante ha chiesto che venga «attuata a pieno» ad esempio riconoscendo a nonni, zii o agli altri affidati un contributo economico, a prescindere dal territorio nel quale risiedono.

STOP ALLA DISUGUAGLIANZE TRA REGIONI

Servono più mese scolastiche, più asili nido, più parchi inclusivi e una banca dati per la disabilità, ma soprattutto in Italia l’accesso ai servizi per l’infanzia cambia da regione a regione, mentre «andrebbero garantiti, quanto meno, standard minimi uguali per tutti», ha detto ancora Filomena Albano nella sua Relazione. Questo risultato si può ottenere attraverso uno strumento previsto dalla Costituzione e di cui l’Autorità garante ha sollecitato alle istituzioni la definizione: i livelli essenziali delle prestazioni (Lep). «Definire un livello essenziale», ha spiegato, «significa rendere effettive le prestazioni su tutto il territorio nazionale e garantire la presenza uniforme di servizi che rispondono alle esigenze primarie dei minorenni, in attuazione del principio di pari opportunità previsto dalla Convenzione di New York».

LE QUATTRO RICHIESTE DEL GARANTE

Sono quattro le richieste dell’Autorità garante. Una mensa scolastica di qualità in tutte le scuole, dai poli per l’infanzia alla primaria. In Italia delle scuole per l’infanzia statali invece solo il 38% è dotato di mensa, con grandi differenze tra regioni. Si va dal 13,5% della Sicilia e dal 16,8% della Campania al 95% del Friuli Venezia Giulia. Un numero di posti in nidi o micronidi per almeno un terzo dei bambini tra zero e 36 mesi della regione di residenza. L’Italia è lontana dal raggiungimento dell’obiettivo del 33% di copertura definito dal Consiglio europeo a Barcellona nel 2002 in quanto le 13 mila strutture che offrono servizi per la prima infanzia mettono a disposizione in media il 23% dei posti, pari a 357 mila posti su un milione e mezzo di bambini tra zero e due anni Spazi gioco pubblici per i minorenni da 0 a 14 anni ogni 10-15 km nelle aree urbane e ogni 20-25 km in quelle rurali, con caratteristiche di accessibilità e co-progettati con bambini e familiari residenti. Una banca dati sulla disabilità a livello nazionale, con dati disaggregati, relativa alla fascia di età 0-17 anni. «Sullo sfondo resta in Italia», ha sottolineato Albano, «un’altra criticità di sistema: un minorenne su otto vive in condizioni di povertà assoluta. Resta valida l’esigenza di attivare una regia unitaria delle misure pubbliche e private, nazionali e locali, accompagnata da una capillare rete di servizi territoriali».

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