Peppino Caldarola

Attenti a sottovalutare la strategia di Matteo Renzi

Attenti a sottovalutare la strategia di Matteo Renzi

02 Maggio 2018 07.09
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Diamo per dette (e io le ho tutte scritte) le cose più cattive che pensiamo su Matteo Renzi. La domanda di fondo resta quale sia la sua strategia. Quale futuro immagina, cioè, per sé e per il suo partito, qualunque nome abbia? La parte centrale del suo ragionamento è costituirsi come opposizione ai due populismi. Renzi probabilmente è convinto che le due forze, o una delle due, in questo caso i 5 Stelle, non saprebbero reggere la prova del governo e sono destinate a perdere voti. Viceversa si fa strada nella sua testa che la convinzione che l’elettorato, finita la fase “rivoluzionaria”, torni verso approdi tranquilli e dinamici rappresentati da una forza liberale di sinistra.

IL RAPPORTO DI RENZI CON LA SCONFITTA. Fin qui il ragionamento è abbastanza chiaro anche se Renzi non mette in campo il fattore tempo e circostanze incidentali (tipo elezioni anticipate) che possono logorare ancora di più il Partito democratico o il partito in cui lui deciderà di militare. Più arrischiato ma più strategico è l’altro ragionamento che traspare da alcune parole dette nella trasmissione di Fabio Fazio. Gli avversari di Renzi, interni ed esterni, l’hanno ridicolizzato presentandolo, temo di averlo fatto anche io, come il leader che non ha capito nulla della sconfitta, che l’ha rimossa pensando di aver ragione, a differenza del popolo che gli ha voltato la schiena. Non è esattamente così.

La scommessa di Renzi tende a mirare al cuore i soggetti e le idee forti dei suoi nemici. A questi, interni o esterni, manda a dire: il tema del “mio” referendum era quello giusto e ve ne accorgerete

È vero che Renzi considera le due sconfitte, soprattutto la prima, frutto anche di propri errori e soprattutto dello scontro interno al Pd, tuttavia la sua convinzione di fondo resta che che il tema posto al centro del referendum si ripresenterà a ogni tornante della vita politica del Paese. Ad esempio, l'ex segretario dem è convinto che una via d’uscita dalla crisi attuale possa essere il governo che fa non solo la legge elettorale, ma interviene sul bicameralismo, così come è convinto che, anche nel caso di duopolio Lega- 5 Stelle, il tema della governabilità – e quindi della legge elettorale connessa a una legge istituzionale – si affaccerà prepotentemente.

IL RITORNO DEI TEMI DEL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE 2016. È a questo punto che Renzi colloca il ruolo centrale del suo partito ma soprattutto la svolta che ritiene, ottimisticamente, inevitabile di una opinione pubblica “pentita” (come molti britannici per la Brexit) del voto referendario. Come dire: l’avete visto che avevo ragione io? A ciò si aggiunge che Renzi, in modo ancora meno esplicito, tende a spingere l’opinione pubblica rimasta a sinistra verso la convinzione che il 4 dicembre ha vinto non il fronte referendario tout court ma la destra che avrebbe spinto in avanti i “No” di sinistra con la logica «vai avanti tu, che a me mi viene da ridere».

Si comprende bene come questi ragionamenti siano un gradino sotto la follia, ma costituiscono un impianto strategico che libera il campo da alcune idee della vecchia sinistra: la governabilità a ogni costo, il senso di responsabilità nazionale, l’idea che l’opposizione sia una roba del Novecento. Renzi dice che la governabilità spetta a chi ha avuto visibilmente il sostegno degli elettori, non pensa che «essere responsabili» sia un atteggiamento politico giusto, visto che siamo l’unico Paese occidentale in cui il tema viene posto in modo così drammatico, che l’opposizione è una collocazione che può far ingrassare.

L'ATTACCO DELL'EX PREMIER AI POPULISTI. In più la scommessa di Renzi tende a mirare al cuore i soggetti e le idee forti dei suoi nemici. A questi, interni o esterni, manda a dire: il tema del “mio” referendum era quello giusto e ve ne accorgerete, i miei bonus non hanno scassato l’economia, il vostro reddito di cittadinanza può farlo, il populismo può andare al governo ma non può governare perché crea problemi all’economia e alla collocazione internazionale dell’Italia.

Molte sono le obiezioni che si possono fare a Renzi. Una però va fatta ai suoi avversari, sia quelli del Pd sia a quelli di LeU in attesa di Zingaretti: voi che idea avete in testa?

Ai suoi oppositori di sinistra Renzi manda a dire che a furia di demonizzarlo hanno fatto nascere il mostro. A questo tema, più o meno, Goethe dedicò la ballata detta Der Zauberlehrling (l’apprendista stregone). Molte sono le obiezioni che si possono fare a Matteo Renzi e ai suoi ragionamenti espliciti o sottintesi. Una però va fatta ai suoi avversari, sia quelli del Pd sia a quelli di LeU in attesa di Zingaretti: voi che idea avete in testa? Dire che il Pd deve aprire al Movimento 5 Stelle è strategicamente poca (e rovinosa, a mio parere) cosa. Servirebbe di più. A Renzi che aspetta sul fiume che passino i cadaveri dei populismo e soprattutto le bandiere logorate della vittoria referendaria, che cosa si oppone?

ALLA SINISTRA SERVONO VOLTI NUOVI E GIOVANI. Si dovrebbe opporre un gigantesco processo teso a rimettere al centro la questione sociale e la difesa dei cardini di una società aperta, tollerante, europea. Operazione che può fare solo una sinistra che fa la sinistra, che si ponga al centro di un’ondata di parole, sentimenti e azioni positive che mostrino agli elettori, soprattutto agli “scappati di casa”, che sta cambiando tutto. Dimenticavo. Tutto questo lo si può fare solo se questo processo è guidato da facce nuove, giovani o anziane. Assistere alla guerra a Renzi condotta ora da ex sodali come Zanda, Franceschini e, mi dispiace dirlo, anche Martina non emoziona. Anzi.

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