Gabriella Colarusso

Renzi-Civati, caffè amaro

Renzi-Civati, caffè amaro

20 Settembre 2012 14.00
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L’ultima volta si erano visti alla Leopolda 2, stazione di Firenze, ottobre 2011: Giuseppe Civati aveva deciso di assistere alla seconda convention dei rottamatori, pur essendone stato tagliato fuori da Matteo Renzi (guarda la photogallery di Renzi alle sfilate milanesi). Ma il gesto di fair play non è servito a molto. Nell’ultimo anno le divisioni politiche tra il consigliere regionale della Lombardia e il sindaco di Firenze, si sono persino ampliate: sulla Fiat, sui referendum, sui diritti civili. Il 20 settembre i due enfant terrible del Pd si sono rivisti a Milano, ma l’incontro non è servito a ricucire.
MATTEO, MA NON HA IL MIO APPOGGIO. Un caffè insieme, uno scambio di opinioni «cordiale e sincero», racconta Civati, ma nessun avvicinamento in vista delle primarie del Pd, nonostante una cospicua parte dei suoi sostenitori gli chieda proprio di muoversi in quella direzione.
Non essendo riusciti a costruire una terza candidatura, d’altra parte, alternativa a Renzi e Bersani, i quarantenni civatiani infatti non se la sentono di schierarsi ora con il segretario che è comunque espressione della solita nomenklatura. Civati però non ha intenzione di cedere al ‘ricatto’ generazionale, e di sostenere Renzi «solo perché siamo giovani. Con lui le differenze restano sostanziali», spiega a Lettera43.it.
TRE PUNTI DA CHIARIRE. «Ci siamo visti a Milano, mi ha fatto piacere parlare con lui ma non c’è nessun accordo, nessun patto. La mia base e la sua restano molto distanti». Renzi è contrario «alla patrimoniale e io no; lui non vuole i matrimoni gay e le adozioni per gli omosessuali e io invece ho una concezione più ampia dei diritti civili», afferma. «E poi, le alleanze. Renzi dice non ne parlo. Non vorrei che non ne parliamo e poi le facciamo con Montezemolo».

La terza via dei civatiani e la sfida per la segreteria

Per i giovani democratici di Prossima Italia, però, la strada verso le primarie ora rischia di trasformarsi in una strettoia: da un lato c’è il camper renziano che procede ad alta velocità, dall’altro Pier Luigi Bersani che presenta il suo comitato per le primarie e si prepara ad affrontare il «caos creativo» della competizione.
«Una scelta incredibile quella di Bersani di presentare oggi il suo comitato», attacca Civati. «Assurdo. Non ci sono ancora le regole, non si sa se Vendola c’è o non c’è, quindi se saranno primarie di coalizione o di partito – nel qual caso non ci sto, perchè non devono diventare un congresso – e Bersani presenta la sua squadra. Così rischiamo davvero che la situazione sfugga di mano», spiega il consigliere lombardo.
CIVATI: SENZA REGOLE NON DECIDO. Ma qual è l’alternativa? «Mi accusano di attendismo, ma fino a quando non si chiariscono le regole e il perimetro della competizione», ribadisce il consigliere lombardo, «in questa confusione sovrana io non posso decidere. C’è anche l’ipotesi che prenda parte alle primarie, ma non prima di aver chiaro per chi e per cosa le stiamo facendo».
UN MEETING PER FARE UN FOCUS SUL DA FARSI. Sabato 22 settembre l’ex rottamatore incontrerà i suoi di Prossima Italia. Un meetting informale per decidere il da farsi. Nonostante siano distanti sia da Renzi sia da Bersani, infatti, i sostenitori del consigliere lombardo sanno che sarà difficile individuare una nuova candidatura. Quelle di Bruno Tabacci e Laura Puppato non convincono.
IL NO DI BARCA E IL DIETROFRONT DI BOERI. Avevano proposto al ministro Fabrizio Barca di scendere in campo, ma il titolare della Coesione Territoriale ha risposto un cordiale no. Stefano Boeri, che pure aveva annunciato di volersi candidare, è tornato sui suoi passi e comunque sembra non godere di largo consenso. «Ci vedremo stasera, anche lui è come me alla ricerca di una chiave di lettura», scherza Civati.
«Il ticket perfetto», ragiona uno dei piddini vicini al consigliere lombardo, che spingono per un riavvicinamento con il sindaco di Firenze, «sarebbe Renzi premier e Civati segretario del Pd. Nel 2013 abbiamo il congresso e anche lì bisognerà fare una dura battaglia per il rinnovamento. Pippo è la persona giusta per guidare il partito».
LO SPIRAGLIO DI PIPPO. Fantarottamazione? Può darsi. Intanto però una scelta dovrà pur essere fatta, in mancanza di un terzo candidato. Ed è lo stesso Civati ad aprire uno spiraglio: «Se Bersani dovesse continuare così, con le primarie dei vecchi contro i giovani, allora la mia base e quella di Matteo, pur distanti, potrebbero riavvicinarsi». In quel caso, anche Pippo potrebbe decidere di virare ‘a destra’ e appoggiare Renzi alle primarie. Magari chissà ricevendo in cambio dal sindaco di Firenze il suo sostegno per la corsa alla segreteria nel 2013.

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