Renzi vada pure a fare il Macron, basta liti a sinistra

24 Novembre 2017 09.34
Like me!

Le cronache politiche si occupano sempre meno, ma sempre troppo, della mission di Piero Fassino che incontra rappresentanti di seconda fila dei partiti che vuole riunire in un’unica coalizione. Sfugge invece all’attenzione dei più quale sia l’approccio che alla prossima campagna elettorale vorrà dare il leder della forza maggiore del campo che un tempo chiamavamo centrosinistra. Avevo già fatto notare come una strategia fondata sull’auto-elogio e sul vanto di anni di governo, non percepiti dai cittadini come anni di svolta, è un suicidio.

TRAPPOLA ILLUSIONISTICA DI MATTEO. Invece di dire «abbiamo fatto tanto», un vero leader direbbe «dobbiamo fare di più» che corrisponde a quel «non avete ancora visto niente» del Reagan che cercò, e ottenne, il secondo mandato. Né il modo che ha Matteo Renzi di parlare di futuro è mobilitante. L’uso dei giovani in campagna elettorale riguarda una ristretta cerchia di giovani che sono vicino alla politica in modo antico. Gli altri, la maggioranza, non cadono nella trappola illusionistica.

Renzi poi presenta un futuro delle macchine, tutto innovazione e robot, mentre un leader politico deve presentare un futuro degli uomini (e delle donne) tutto lavoro, diritti, responsabilità. Non voglio indugiare però troppo su Renzi. Trovo buffe, tuttavia, altre due immagini che sta offrendo agli elettori.

FASSINO COME GLI SCHIAFFI DI TOTÒ. Una è quella dell’unificatore riluttante. È del tutto evidente che soffra solo al sentir parlare di alleanze. La sua cultura politica accetta solo indipendenti da collocare in lista. Alcuni potrebbero maliziosamente ricordare che così faceva anche il Pci, che tuttavia ebbe sempre al centro del progetto il tema dell’unità della sinistra. Renzi invece manda Fassino a farsi schiaffeggiare dagli interlocutori (e il torinese non si avvilisce memore di quel «… e che so' Pasquale, io?» della barzelletta sugli schiaffi di Totò) e fa sapere che gli interessano solo tre o quattro personaggi.

E DICONO CHE IL PD È DI SINISTRA. Altra immagine è quella del leader che fa dire alla sua sinistra interna, su cui non esprimo giudizi per carità di patria, che il Partito democratico è una forza saldamente di sinistra proprio quando va a mendicare dal presidente francese Emmanuel Macron un patto per una presenza comune in Europa. Questa voglia di fare Macron è così manifesta in Renzi da sembrare simpaticamente infantile. Fateglielo fare invece di rompergli le scatole indugiando sulle alleanze a sinistra!

Il rischio di vittoria di Silvio Berlusconi o di Luigi Di Maio non sta nelle divisioni, ma sta nella ipocrisia dominante che soffoca il campo dell’ex centrosinistra

Il rischio di vittoria di Silvio Berlusconi o di Luigi Di Maio non sta nelle divisioni, ma sta nella ipocrisia dominante che soffoca il campo dell’ex centrosinistra. È evidente come vi sia una parte che voglia recuperare il tema della “sinistra”, della sua rappresentanza di cittadini svantaggiati e del suo sogno di modificare il sistema.

LITIGANDO ARRIVERÀ LA SCONFITTA. È altrettanto evidente che vi sia una forza che invece insegue tutti i sogni tecnocratici in nome di un liberismo temperato. Se ciascuno andasse al voto “al naturale” il contrasto delle destre sarebbe più facile. Se si andrà con le contumelie reciproche e con le reciproche invasioni di campo la sconfitta è inevitabile e perfino giusta.

CHI VUOLE ALLONTANARSI, CHE VADA! So di dare un dispiacere a Gianni Cuperlo e a tanti altri compagni, ma il Pd è irriformabile ed è destinato a scivolare verso il sogno macroniano di Renzi. C’è un’area ampia della sinistra che ormai vive con rancore il proprio passato nella sinistra e che spinge per allontanarsene a forti bracciate. Che vadano!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *