Renzi chiede le dimissioni di Salvini: «C’è una nuova maggioranza»

Il senatore del Pd: «Se si va a votare a ottobre l'Iva aumenterà al 25% e sarà un disastro per il Paese, andremo in recessione». Sì a Zingaretti: sarà la segreteria a gestire i prossimi passaggi.

13 Agosto 2019 16.05
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«Se si va a votare a ottobre l’Iva aumenterà al 25% e sarà un disastro per il Paese, andremo in recessione». Matteo Renzi ha tenuto una conferenza stampa in Senato alle 16.30, per dare la sua lettura sulla crisi di governo in atto e chiarire la propria posizione sulla possibilità di dare vita a un nuovo esecutivo.

Senza Matteo Salvini, naturalmente, che secondo Renzi «oggi deve dimettersi». Perché il tabellone di Palazzo Madama – chiamato a votare in serata sul calendario della crisi – «mostrerà che un accordo è possibile. Contro la deriva del Papeete, c’è la democrazia parlamentare».

L’appello di Renzi, nella sua veste di «ex presidente del Consiglio», si rivolge «a tutte le forze politiche». L’idea è di formare «un governo istituzionale che impedisca l’aumento dell’Iva», che scelga il commissario europeo spettante all’Italia e che porti a termine la riduzione del numero dei parlamentari: «Io sono per votare anche questa riforma costituzionale, chiedendo ai cittadini cosa ne pensano. Per me se ne può parlare». Altri punti programmatici? «Un piano per le periferie, per contrastare il dissesto idrogeologico, per difendere l’ambiente e investire sulla scuola».

Nessuna frizione, almeno ufficialmente, con il segretario dem Nicola Zingaretti: «Zingaretti ha avanzato due richieste, mi sembrano comprensibili e da accogliere. Giusto che vi sia la massima unità, giusto che sia la segretaria a gestire i prossimi passaggi. Chi vuole dire di no all’accordo che oggi emergerà in Senato lo faccia. Ma senza alibi, io non ne dò. La possibilità di aprire una pagina nuova c’è, qui e adesso».

Ma se il Pd non dovesse seguire la linea indicata da Renzi, schierandosi per il voto il prima possibile nelle prossime consultazioni con il presidente della Repubblica, cosa succederà? Ci sarà uno strappo, una scissione nel Pd? Renzi ha risposto svicolando: «Io ho lanciato una riflessione, che deve essere presa come tale. Non so cosa faranno i gruppi parlamentari del Pd. Rispetto chi la pensa come me e chi non la pensa come me. Se il Pd dicesse di no all’accordo, vedremo cosa succederà nei prossimi mesi».

Renzi, che può contare su molti deputati e senatori a lui fedeli, eletti nel 2018 nelle liste fatte quando era lui il segretario del Pd, nel corso di un’intervista concessa al Tg2 aveva già dichiarato: «Se i partiti vogliono litigare litighino pure, ma prima mettiamo i conti in salvo». Con un governo di legislatura? «Non mi impicco a una formula o l’altra, per me la priorità è portare a casa l’abbassamento delle tasse ed evitare che l’Italia vada in recessione. Le formule dipenderanno dal dibattito tra i partiti».

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