Per Renzi soldi e politica erano incompatibili: quando e come hanno smesso di esserlo?

Paolo Madron
29/12/2023

I 400 COLPI. L'ex premier si è detto orgoglioso di contribuire lautamente alla vita della comunità dimenticando che pagare le tasse è un obbligo e non un vanto. E dire che nel 2018 sosteneva che «se hai conti pingui c’è qualcosa che non torna». Cosa non torna allora nel suo conto corrente passato da 15 mila euro a oltre 3 milioni?

Per Renzi soldi e politica erano incompatibili: quando e come hanno smesso di esserlo?

Matteo Renzi si è molto offeso perché, alla notizia che la sua denuncia dei redditi lo incorona parlamentare italiano più ricco, più di qualcuno ha avuto da ridire. Così, dopo immaginiamo rapida consultazione con i suoi consulenti, ha rilasciato una dichiarazione in cui si dice orgoglioso di contribuire con oltre un milione di euro alla vita della comunità. E di non provare vergogna a pagare in un giorno il triplo di quello che Giuseppe Conte ha pagato in un anno, riferimento al fatto che, nella classifica dei parlamentari che guadagnano di più, il leader dei 5 stelle sia risultato il più povero.

Per Renzi soldi e politica erano incompatibili: quando e come hanno smesso di esserlo?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Renzi dimentica che pagare le tasse non è un vanto di cui andare orgogliosi ma un obbligo di legge

L’ex premier, lungi dall’ammettere che la sua performance reddituale ha del sorprendente, rilancia. Peccato però che la sua risposta c’entri nulla con il merito della questione. Primo perché nessuno si era sognato di accusarlo di essere un evasore. Secondo perché pagare le tasse su quel che si guadagna non è un vanto ma un obbligo di legge, ancora di più per un politico chiamato a dare l’esempio. C’è dunque poco di che essere fieri e orgogliosi per aver fatto il proprio dovere di contribuente.

Per Renzi soldi e politica erano incompatibili: quando e come hanno smesso di esserlo?
Matteo Renzi ospite ad Atreju 2023 (Imagoeconomica).

Quando l’ex premier teorizzava l’incompatibilità tra ricchezza e politica

Da Renzi ci aspettavamo invece qualche accenno su come in pochissimo tempo abbia scalato la vetta di una classifica da cui fino a pochi anni fa era lontanissimo. Ma il primo ad aspettarselo era proprio lui, visto che in una partecipazione a una trasmissione televisiva del 2018 (clip abbondantemente rilanciata in questi giorni) lui teorizzava con indignata sicumera l’incompatibilità tra ricchezza e politica. «Se volete fare i soldi non fate politica. Se vuoi fare i soldi vai nelle banche d’affari e prendi i contratti milionari che ti offrono. Chi fa politica ha questi conti correnti». Il suo dell’epoca, svelato con tanto di rendicontazione e saldo finale di 15 mila euro, in effetti lo collocava ai limiti della soglia di povertà. Un pauperismo in nome di una nobile causa, la politica, insieme alla convinzione «che se hai conti più pingui c’è qualcosa che non torna». Come sarebbe bello, magari grazie all’intelligenza artificiale, organizzare un bel dibattito tra il Renzi di allora e quello di oggi. Qualcuno ci pensi.

Qualche domanda al senatore di Rignano 

Nell’attesa, possiamo abbozzare noi qualche domanda al senatore di Rignano usando le sue dichiarazioni di allora. Per esempio, se chi fa politica non può avere conti correnti diversi dai suoi di cinque anni fa, vuol dire che lui ha smesso di farla? Ancora: se soldi e politica erano incompatibili, com’è che a un certo punto lo sono diventati e la politica è assurta a suo canale di arricchimento? Inoltre: se si diventa ricchi solo accettando i contratti milionari delle banche d’affari vuol dire che anche il politico, a suo modo, è diventato un piccolo banchiere? Infine la domanda che predispone alla risposta più attesa: spieghi Renzi due a Renzi uno cos’è che non torna nel suo conto corrente passato da un saldo di 15 mila a uno di oltre 3 milioni.