Zingaretti diglielo tu: Renzi stai sereno

L'ex rottamatore evoca una scissione nel Pd per formare una forza moderata. Ma, se mai nascesse questo partito, il leader sarebbe Giuseppe Conte, non il fiorentino.

11 Settembre 2019 09.42
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Da quando è nato il Pd si parla di scissioni. Dapprima sembrava inevitabile che le due componenti, Ds e Margherita, si separassero per l’ingordigia dell’apparato ex comunista finché non si scoprì che gli ex di Botteghe Oscure erano mammolette spiantate da “democristianoni” come Dario Franceschini e soci.

Poi si è parlato di scissioni a sinistra. Una venne attuata con grande adesione di dirigenti importanti di periferia e il “battezzo” di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani ma l’immediato confronto elettorale e la corsa dei parlamentari uscenti a farsi riconfermare spense questa ipotesi che è deperita come una pianta di basilico rinsecchita.

LA SCISSIONE DI RENZI NON C’È ANCORA MA NESSUNO LA SMENTISCE

Oggi parliamo della scissione di Matteo Renzi dopo quella già avvenuta di Carlo Calenda, che è stato nel Pd cinque-sei minuti, e l’abbandono di un pensoso Matteo Richetti. La scissione di Renzi, che ancora non c’è ma che nessuno smentisce al punto che Teresa Bellanova dice che dirà la sua opinione quando l’evento dovesse compiersi, non sarebbe una tragedia ma una cosa ridicola. Non sto parafrasando la famosa frase di ciò che nasce dramma e col tempo diventa farsa. Sto ragionando sulla decisione autolesionista di chi fa politica di mestiere, e sa fare solo quello, di non farsi capire dal proprio elettorato e dalla pubblica opinione in generale.

Tutti si aspettano che Renzi si trasformi nel giardiniere attento di questo orto ancora pieno di erbe malandrine ma anche di fiorellini incerti. Invece che ti fa Renzi? Dice: «Forse me ne vado»

Se si ragionasse come un buon padre di famiglia verrebbe spontaneo dire che se si è dato l’avvio a un percorso di governo azzardato (e necessario, a mio parere) si deve curare questa creatura con una certa amorevolezza. Tutti si aspettano che Renzi si trasformi nel giardiniere attento di questo orto ancora pieno di erbe malandrine ma anche di fiorellini incerti. Invece che ti fa Renzi? Dice: «Forse me ne vado». La singolarità di questa preannunciata scissione è che sembra una di quelle scene rituali da pianerottolo piccolo-borghese, vengo-vado, prende un caffé-no grazie, passo dopo, ci vediamo domani- forse sì, forse no. Un scena che non fa neppure ridere.

PIACCIA O NO, IL LEADER DEI MODERATI ORA È GIUSEPPE CONTE

Il senso della scissione che i renziani descrivono dettagliatamente, dietro ferreo anonimato, si tradurrebbe in una separazione consensuale. Chi ha praticato nella vita questa strada (chi scrive conosce il problema) sa che la separzione consensuale è una fictio iuris che serve a limitare il danno economico ma lascia intatti i sentimenti di rivalsa, persino di odio. Per dirla tutta, se mi si dice che ti separi da me, sei uno stronzo/a, poi cerchiamo di fare meno casino possibile. Renzi di questa ragionamento cerca di realizzare l’impegno a fare meno casino ma non sfugge all’epiteto.

Matteo Renzi con il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova.

La ragione della scissione starebbe nel fatto che nel Pd c’è troppa sinistra. Siamo alle comiche. Si dice allora che è necessario creare una forza moderata. Calenda è andato avanti a preparare il terreno. Io so che un partito nasce se c’è una necessità storica e se incrocia una domanda popolare. Se ci fosse una cosa che assomigliasse a un movimento che vuole tagliare le ali alla destra ma chiede un governo senza tentazioni di sinistra, la forza moderata sarebbe nelle cose. Non c’è niente di tutto questo.

Il Pd scisso non sarebbe un partito allo sbando ma una cosa buffa

Questa forza moderata avrebbe la spinta dal basso e l’appeal dei partiti che si è immaginato Giovanni Toti ogni volta che si è autonominato successore di Silvio Berlusconi. Vorrei infine dare una notizia a Renzi, Calenda e Richetti. Può darsi che “Giuseppi” Conte non ce la faccia, ma se ce la fa, il capo dei moderati sarà lui, rassegnatevi. Il Pd scisso non sarebbe un partito allo sbando ma una cosa buffa. Per fortuna i difetti di Nicola Zingaretti, «è lento», «è bonaccione», «non ha carisma», si stanno rivelando qualità e chiunque abbia dimestichezza con quello che chiamiamo il popolo del Pd dovrebbe aver avvertito che ormai oggi il capo è lui. Renzi-stai-sereno.

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Commenti: 3

  1. Renzi in quanto leader dei moderati non mi interessa per nulla – mi interessava, e molto, come cavallo vincente del centrosinistra unito – ma mi chiedo dove starebbe il problema se volesse farsi un partitino liberale del 5%.  E se davvero il Bel Ami di Rignano è in fase discendente, perché tanti commentatori continuano a trattarlo da protagonista? Che poi di “ciccia” politica in tutta questa vicenda ce ne sia poca, lo riconosce anche lei, caro Caldarola. Piacere a un settore del capitale piuttosto che a un altro è l’unica differenza tra il partito dei Colaninno e dei Nicola Rossi e quello dei Serra e dei Farinetti. A me sta bene così, ma niente ipocrisie.

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