Renzi non si candida: spettro scissione sul Pd

10 Dicembre 2018 20.28
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Al bivio tra il sostegno a Maurizio Martina e una candidatura autonoma, con lo spettro di un "liberi tutti" che potrebbe portare anche a una scissione. È una vigilia di grandi scelte, per i renziani. Anche perché Matteo Renzi si tira fuori dalla partita: «Non intendo ricandidarmi», annuncia. Mercoledì 12 scade il termine per le candidature al congresso del Pd: l'area che fa capo a Renzi, dopo il ritiro di Minniti, non ha ancora deciso la propria linea. Luca Lotti e Lorenzo Guerini hanno convocato per martedì alle 13 una riunione alla Camera dei parlamentari dem che avrebbero sostenuto la mozione Minniti. E l'ex segretario, che ha in cantiere un nuovo libro oltre al documentario, gela le speranze di chi sperava in un ripensamento dell'ultima ora.

DUE STRADE ALL'ORIZZONTE PER I RENZIANI

Su Facebook conferma che «in tanti» gli hanno chiesto di candidarsi al congresso ma non intende farlo: «Ho vinto due volte con il 70% e dal giorno dopo mi hanno fatto la guerra. Mi sentirei come Charlie Brown con Lucy che gli rimette il pallone davanti per toglierlo all'ultimo istante. Non mi ricandido per la terza volta per rifare lo stesso. Chiunque vincerà, avrà il mio rispetto e non il logorio interno che ho ricevuto io». Dunque, le due opzioni. La migliore, perché permetterebbe di tenere unita l'area renziana, è presentare un proprio candidato. E in questa chiave si fanno i nomi di Ettore Rosato e Lorenzo Guerini, che però non sarebbero disposti a correre. In alternativa tornano nomi "di bandiera" come quelli delle parlamentari Teresa Bellanova o Anna Ascani.

PRENDE QUOTA LA MOZIONE MARTINA

Ma a poche ore dal vertice decisivo, un nome forte non sembra spuntare, perciò cresce l'ipotesi di un sostegno alla mozione Martina. Fonti renziane spiegano che la convergenza su Maurizio Martina sarebbe condizionata a una proposta «forte» non un sostegno camuffato ma una presenza renziana visibile (circola l'ipotesi, smentita da più parti, di Maria Elena Boschi candidata alla presidenza del Pd). Ma dall'area Martina fanno sapere di non essere interessati a «nessun risiko sui nomi» o a un «congresso a tavolino». Perciò «la proposta Martina-Richetti va avanti nel territorio a raccogliere adesioni».

LO SPETTRO DI UN'USCITA DAL PD

Tra i renziani più pessimisti (esclusa anche una convergenza d'area su Zingaretti) si fa così largo il terzo scenario: il "liberi tutti", senza il sostegno a un candidato al congresso. In questo caso, però, crescerebbe il rischio di un'uscita dal Pd. Renzi nega di essere al lavoro su una prospettiva del genere già in vista delle Europee: «Con che lista ci presenteremo alle Europee e alle politiche? Qualcuno vorrebbe liste superando il simbolo del Pd, altri chiedono un fronte repubblicano, altri di aprire a LeU, qualcuno a + Europa, alla società civile, al movimento dei sindaci, ai Gilet gialli (che in Italia peraltro sono al governo). A me sinceramente sembra giusto che questa decisione sia presa da chi rappresenterà la nuova leadership del Pd», afferma. Ma i suoi continuano a chiedergli di non estraniarsi dalla partita. Anche alla luce del rimpianto che l'ex segretario confessa in serata via Enews ai suoi sostenitori: «Non aver ribaltato il partito, non aver usato il lanciafiamme».

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